Il turismo rurale italiano continua a correre e, negli ultimi anni, si è trasformato da nicchia a pilastro dell’economia turistica nazionale. A certificarlo è il nuovo rapporto Ismea “Agriturismo e multifunzionalità” pubblicato a maggio 2026, che fotografa un comparto in piena salute: nel 2024 il valore economico dell’agriturismo in Italia ha raggiunto 1,9 miliardi di euro, in aumento del 3,3% rispetto all’anno precedente e addirittura oltre il 140% rispetto al 2020.
Questo modello turistico è particolarmente apprezzato dai viaggiatori, con alcuni servizi che sono sempre più richiesti dagli stranieri.
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Crescono in Italia ospiti e pernottamenti in agriturismo
Dopo la pandemia, il turismo all’aria aperta e nei contesti naturali ha guadagnato appeal e ha mantenuto slancio anche con il ritorno del turismo urbano e internazionale. Secondo il rapporto, infatti:
- gli ospiti hanno superato quota 4,7 milioni;
- i pernottamenti hanno raggiunto circa 17,2 milioni;
- l’offerta ha toccato 26.360 aziende agrituristiche, il 7,3% in più in 5 anni (dal 2019 al 2024).
Il viaggiatore contemporaneo cerca sempre più esperienze personalizzate, come:
- dormire in una masseria;
- partecipare a una vendemmia;
- imparare a fare pasta fresca;
- degustare prodotti locali;
- vivere una fattoria didattica.
E l’agriturismo intercetta perfettamente questa domanda.
Il turismo straniero sostiene il settore
Uno degli aspetti più interessanti emersi dal rapporto riguarda il peso crescente dei visitatori internazionali. Nel 2024:
- il 53% degli ospiti negli agriturismi è straniero;
- il 62% dei pernottamenti arriva dall’estero.
Questo significa che il turista internazionale non solo sceglie l’agriturismo italiano, ma tende anche a fermarsi più a lungo rispetto ai visitatori domestici. Il turismo rurale è infatti diventato una componente essenziale dell’export italiano. Non si esportano soltanto prodotti agroalimentari, ma si esporta esperienza.
I mercati principali sono:
- Germania;
- Paesi Bassi;
- Francia;
- Svizzera.
Questi quattro Paesi rappresentano da soli oltre metà del mercato estero.
Quanto gli agriturismi contribuiscono all’economia
Secondo il rapporto di Ismea, l’agriturismo rappresenta oggi il segmento più strutturato e rilevante della diversificazione agricola italiana. Vale il 38% delle attività secondarie agricole e oltre il 14% del totale delle attività connesse. Quindi, quasi un euro su sette generato dalle attività complementari dell’agricoltura italiana arriva proprio dall’ospitalità rurale.
L’Italia si conferma infatti leader europea nelle attività secondarie agricole, con una quota pari al 24,9% del totale dell’UE.
Non solo ospitalità: cresce anche la vendita diretta e il BIO
Il successo dell’agriturismo è legato a un cambiamento profondo nella domanda turistica. Il turista infatti vuole oggi mangiare prodotti a chilometro zero e conoscere chi produce vino, olio o formaggi. Non a caso, come sottolinea il rapporto Ismea, negli agriturismi sono aumentate anche le vendite dirette dei prodotti.
Molte aziende agricole utilizzano l’attività ricettiva come leva commerciale: il turista arriva per dormire o mangiare, ma finisce per acquistare vino, olio, conserve, formaggi o cosmetici naturali. Si crea così un circolo virtuoso fatto di ospitalità, esperienza, fidelizzazione e acquisto.
A fare la differenza nelle vendite è anche la diffusione del metodo biologico e la valorizzazione delle produzioni a indicazione geografica. Molti agriturismi italiani sono infatti legati a produzioni DOP e IGP, un elemento che aumenta la percezione di qualità agli occhi del turista internazionale. Nei fatti, la sostenibilità oggi è anche leva di marketing, differenziazione e posizionamento.