Quando si parla di Made in Italy, il pensiero corre immediatamente ad alcuni dei simboli più noti dell’eccellenza italiana nel mondo: la moda, il design, l’enogastronomia, l’artigianato. Oggi, però, questo patrimonio non rappresenta soltanto un motore dell’export, perché è diventato uno dei principali driver del turismo internazionale verso l’Italia, capace di generare valore economico, attrarre viaggiatori ad alta capacità di spesa e ridefinire il concetto stesso di esperienza turistica.
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Come il Made in Italy spinge il turismo
Secondo l’analisi dell’Ufficio Statistica del Ministero del Turismo (MiTur), pubblicata a maggio 2026, il Made in Italy produce un impatto diretto sulla spesa turistica pari a 13,9 miliardi di euro.
E non si tratta di una nicchia marginale. Oltre il 42% dei turisti stranieri arriva in Italia non solo per vedere monumenti o paesaggi, ma per vivere quell’esperienza di autenticità che soltanto il “saper fare italiano” riesce a offrire. Il turista non compra più soltanto un prodotto: compra una storia, un’identità, una relazione emotiva con il territorio. Ed è proprio questa trasformazione che sta aumentando il valore medio del viaggio in Italia.
Il lusso traina la crescita
Il dato più interessante riguarda il segmento premium. Dei 13,9 miliardi complessivi generati dal Made in Italy nel turismo, ben 3,3 miliardi arrivano dal turismo del lusso, una fascia che continua a crescere nonostante l’incertezza economica globale.
L’interesse dei turisti ad alta capacità di spesa non si limita a comprare una borsa in Milano o degustare un vino in Toscana, ma vuole combinare più esperienze. Non sono solo le grandi città infatti a beneficiarne. Anzi, spesso il valore maggiore si crea nelle aree meno mainstream, quelle che hanno saputo costruire un’offerta turistica attorno a una precisa vocazione produttiva.
I turisti premium riducono meno i consumi e privilegiano esperienze ad alto valore. Non a caso, il segmento luxury continua a registrare buoni risultati anche nei periodi di rallentamento economico o durante i periodi di bassa stagione, quando la domanda turistica è solitamente minore. Al di là del periodo, infatti, i viaggiatori – soprattutto quelli internazionali – cercano oggi esperienze meno standardizzate e più autentiche.
L’artigianato come ponte tra turismo ed economia locale
Come emerge dai dati, inoltre, oggi in Italia ci sono oltre 185 mila imprese artigiane che collegano direttamente il Made in Italy alla domanda turistica. Si tratta di circa il 15% dell’intero comparto artigiano nazionale. Una parte importante dell’economia locale quindi beneficia direttamente della spesa dei visitatori.
Non parliamo soltanto di souvenir o piccole vendite occasionali. Molte botteghe hanno ormai sviluppato veri e propri modelli di business turistici proponendo:
- visite guidate nei laboratori;
- corsi brevi per turisti;
- vendita diretta ad alto margine;
- collaborazioni con hotel e tour operator.
In questo modo il turismo diventa una leva di valorizzazione economica per mestieri tradizionali che altrimenti rischierebbero di scomparire e il Made in Italy diventa un moltiplicatore economico perché:
- attira turisti;
- prolunga la permanenza media;
- aumenta la spesa sul territorio;
- rafforza l’immagine internazionale del Paese.
Per questo motivo si configura come una strategia che consente di coniugare crescita economica e sostenibilità, evitando la dipendenza esclusiva dal turismo di massa.