Dubai risponde alla crisi turistica con l’approvazione di un nuovo bonus che verrà riconosciuto ai residenti che convinceranno amici e parenti a visitare l’emirato. Si tratta di un pacchetto di incentivi dal valore complessivo di 800 dollari, pensato per rilanciare gli arrivi internazionali dopo mesi particolarmente difficili per il settore. La guerra in Medio Oriente e le conseguenze sui collegamenti aerei, hanno infatti avuto conseguenze sulla percezione della sicurezza e sulla fiducia dei viaggiatori nell’area, riducendo molto le entrate nel territorio.
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Cos’è il programma “A Dubai Invite”
Il programma, chiamato “A Dubai Invite” è stato lanciato dal dipartimento dell’Economia e del Turismo di Dubai e resterà attivo fino al 31 ottobre 2026. Non si tratta di un contributo economico versato in denaro, ma di una serie di benefit pensati per rendere il soggiorno più conveniente e stimolare la spesa turistica.
Nel dettaglio:
- i residenti degli Emirati Arabi Uniti possono invitare amici o familiari a trascorrere una vacanza a Dubai;
- chi arriverà nell’emirato tra il 20 luglio e il 31 ottobre 2026 riceverà un pacchetto di vantaggi del valore superiore a 3.000 dirham, equivalenti a circa 816 dollari.
Tra i vantaggi previsti, ci sono:
- soggiorni in hotel;
- esperienze gastronomiche;
- ingressi alle principali attrazioni;
- offerte dedicate e servizi esclusivi;
- ulteriori promozioni messe a disposizione dai partner del programma.
Come la guerra ha messo in crisi il turismo negli Emirati
L’iniziativa arriva in un momento estremamente delicato per il turismo dell’intera area del Golfo. Nei periodi di forti tensioni nel Medio Oriente, Iata (International air transport association) ha registrato un calo della domanda complessiva di passeggeri registrata dai vettori medio-orientali pari al 46,6%, mentre il traffico di passeggeri internazionali diretti o provenienti dall’area è diminuito invece del 48,1%.
Molti viaggiatori internazionali hanno infatti preferito evitare il Medio Oriente, mentre numerose compagnie aeree hanno ridotto o sospeso i collegamenti verso Dubai a causa dell’instabilità regionale. I dati raccolti da UN Tourism (Organizzazione mondiale del turismo) parlano infatti di una contrazione del 14% degli arrivi turistici internazionali verso il Medio Oriente nel corso del primo trimestre del 2026.
Da record di visitatori alla frenata del 2026
La situazione appare ancora più significativa se confrontata con i risultati ottenuti negli ultimi anni. Nel 2025, infatti, Dubai aveva accolto 19,5 milioni di turisti internazionali, confermando il terzo anno consecutivo di crescita.
Di conseguenza, anche il comparto alberghiero aveva registrato numeri particolarmente positivi:
- l’occupazione media degli hotel aveva raggiunto l’80,7%, dato molto vicino a quello delle grandi metropoli mondiali come New York;
- per la prima volta nella propria storia, Dubai ha superato la soglia dei 2 milioni di visitatori internazionali in un solo mese, precisamente nel dicembre 2025.
Questi risultati avevano consolidato il ruolo dell’emirato come una delle principali destinazioni turistiche globali, capace di attrarre viaggiatori leisure, business traveller e turismo di lusso provenienti da ogni continente. La guerra, come abbiamo visto, ha però interrotto questa traiettoria di crescita.
In difficoltà anche ristorazione e hotel
L’emirato ha costruito negli ultimi vent’anni una parte significativa del proprio sviluppo proprio sulla capacità di attrarre visitatori internazionali. Hotel di lusso, centri commerciali, eventi internazionali, infrastrutture aeroportuali e grandi attrazioni costituiscono un ecosistema economico strettamente dipendente dai flussi turistici. Se questi quindi rallentano, gli effetti si propagano rapidamente lungo tutta la filiera.
Secondo un’inchiesta del Financial Times – che ha raccolto le dichiarazioni dirette di manager, imprenditori e associazioni di categoria del settore F&B (Food & Beverage) e dell’ospitalità a Dubai – alcuni gruppi della ristorazione hanno visto diminuire il fatturato di oltre il 50%, mentre gli esercizi maggiormente dipendenti dalla clientela straniera hanno registrato perdite comprese tra il 70% e l’80%.
In alcuni casi l’afflusso di clienti è sceso fino al 15-20% dei livelli abituali, costringendo numerose aziende a ridurre il personale o a ricorrere a periodi di sospensione dell’attività.