Agroalimentare, ok a regolamento UE contro pratiche sleali: cosa prevede

Nuove norme UE contro le pratiche sleali: più tutele per i produttori agricoli e stop agli abusi della GDO per garantire equità e trasparenza in tutta la filiera

Pubblicato:

Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

Il nuovo regolamento contro le pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare, con 555 voti a favore, nessun contrario e 26 astensioni, ha ottenuto il via libera dal Parlamento europeo. L’Aula di Strasburgo ha approvato, a larghissima maggioranza, il testo che rafforza la tutela dei produttori agricoli nei rapporti transfrontalieri, introducendo strumenti più incisivi per contrastare abusi di potere contrattuale e distorsioni della concorrenza.

Cosa prevede il regolamento UE contro pratiche sleali

Come prima cosa, quello che fa il regolamento è ampliare l’elenco delle pratiche vietate, intervenendo su abusi comuni che danneggiano i produttori, tra cui:

Inoltre, il testo prevede l’estensione dell’applicazione delle norme a livello UE nei rapporti transfrontalieri. Il regolamento garantisce cioè che un produttore di uno Stato membro sia protetto anche quando vende a un acquirente stabilito in un altro Paese dell’Unione. Ciò evita che le aziende sfruttino le differenze legislative tra nazioni per imporre condizioni vessatorie.

A tal proposito, viene riconosciuta alle autorità nazionali competenti la possibilità di agire d’ufficio contro pratiche sleali. Questo significa che un’autorità nazionale potrà avviare un’indagine e adottare misure sanzionatorie anche senza una denuncia formale da parte del produttore danneggiato. Ciò nel caso in cui emergano elementi che facciano presumere un comportamento scorretto. In questo modo, in presenza di operatori stabiliti in altri Stati membri o in Paesi terzi, le autorità potranno intervenire con maggiore tempestività ed efficacia, evitando che la dimensione internazionale diventi uno scudo per comportamenti opportunistici.

Più trasparenza e possibilità di denuncia

Al fine di tutelare gli operatori del comparto, l’UE ha previsto di introdurre anche strumenti per monitorare meglio i costi di produzione e i margini lungo tutta la filiera. L’obiettivo è garantire che il prezzo pagato al produttore non scenda mai al di sotto dei costi di produzione sostenuti, assicurando una distribuzione più equa del valore aggiunto. Inoltre, per superare il timore di ritorsioni commerciali, le nuove norme permettono ai fornitori di presentare denunce mantenendo l’anonimato. Saranno poi le autorità di contrasto nazionali che dovranno agire e che avranno poteri più incisivi per avviare indagini d’ufficio e imporre sanzioni dissuasive.

Il regolamento mira a eliminare le distorsioni della concorrenza derivanti da posizioni dominanti, impedendo che i grandi acquirenti impongano costi impropri ai fornitori (come il pagamento per l’esposizione dei prodotti sugli scaffali o i costi per il marketing non concordati).

Impatti sulla competitività del Made in Italy

Per l’Italia, che fa dell’agroalimentare uno dei pilastri del proprio sistema produttivo, il regolamento ha un valore che va oltre la dimensione tecnica. Il comparto vale oltre 60 miliardi di euro di export e rappresenta uno degli asset più riconoscibili del Paese sui mercati internazionali. Tuttavia, proprio le filiere di qualità, spesso composte da piccole e medie imprese agricole, risultano particolarmente vulnerabili alle pressioni contrattuali.

La possibilità di intervenire in modo coordinato contro pratiche sleali nei rapporti transfrontalieri rafforza la posizione dei produttori italiani, soprattutto nei confronti di grandi gruppi distributivi operanti su scala europea o globale. Si tratta di un fattore che può incidere non solo sul reddito agricolo, ma anche sulla sostenibilità economica di produzioni tipiche, Dop e Igp, che richiedono investimenti elevati e standard qualitativi stringenti.

I prossimi passaggi e i tempi di attuazione

Il regolamento sarà ora sottoposto all’approvazione formale del Consiglio dell’UE. Una volta pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, entrerà in vigore dopo 18 mesi. Questo periodo di transizione servirà agli Stati membri per adeguare le normative nazionali e organizzare le strutture amministrative necessarie.

Per l’Italia, che già dispone di una disciplina avanzata in materia di pratiche sleali, si tratterà soprattutto di armonizzare e rafforzare i meccanismi di cooperazione transfrontaliera. L’obiettivo dichiarato dal Governo è promuovere una rapida attuazione delle nuove norme, confermando l’impegno per una filiera equa e trasparente.

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