Al 31 dicembre 2025, le giacenze complessive di olio di oliva detenute in Italia ammontano a 276.059 tonnellate, in aumento sia rispetto al mese precedente (+36%) sia rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (+38,4%). A confermarlo è il report n. 1/2026 “Frantoio Italia” del ministero dell’Agricoltura e Sovranità alimentare, pubblicato a gennaio 2026. Ma il dato forse più interessante riguarda la distribuzione territoriale delle giacenze. Il 57,5% dell’olio di oliva presente in Italia si trova del Sud, con alcune regioni che in termini di produzione e stock si distinguono più di altre.
Dove si concentra l’olio in Italia
A dominare la scena a livello nazionale c’è la Puglia, dove sono presenti il 38,3% delle giacenze di olio. Subito dopo arriva la Calabria, con il 12,0%, che consolida il proprio ruolo di secondo polo oleario del Mezzogiorno.
Se si allarga lo sguardo alle regioni, le prime tre (Puglia, Calabria e poi Toscana), concentrano complessivamente il 65,6% dell’intera giacenza nazionale.
A livello provinciale, la concentrazione è ancora più evidente. La sola provincia di Bari detiene il 17,5% delle giacenze nazionali, seguita dalla provincia di Barletta-Andria-Trani con l’11,5%. In pratica, quasi un terzo dell’olio italiano è fisicamente stoccato in un’area ristretta della Puglia centrale e settentrionale, a conferma di un modello produttivo fortemente polarizzato.
La qualità dell’olio italiano
Un altro dato strutturale interessante riguarda la qualità. Quasi l’80% dello stock nazionale, per la precisione il 78,6%, è rappresentato da olio extravergine di oliva. All’interno di questa categoria, che resta il vero motore economico del comparto, il 71,5% è di origine italiana, pari a 155.254 tonnellate. Il prodotto di origine comunitaria pesa invece per il 22,5%, mentre sono residuali le altre tipologie. Solo l’1% delle giacenze è costituito da olio vergine di oliva.
Questa composizione conferma due tendenze di fondo. Da un lato la progressiva marginalizzazione delle categorie meno pregiato, dall’altro la centralità dell’extravergine, non solo in termini produttivi ma anche di valore. Non è un caso che l’aumento delle giacenze rispetto al 2024 sia dovuto soprattutto all’evo, che segna un +48,2% su base annua, con un incremento quasi speculare sia per il prodotto di origine italiana (+48,0%) sia per quello di origine UE (+49,8%).
DOP e IGP producono valore, ma volumi ancora limitati
Un capitolo a parte riguarda gli oli a indicazione geografica (DOP e IGP). Nonostante l’Italia possa vantare ben 50 denominazioni registrate, il peso quantitativo resta contenuto. Al 31 dicembre 2025, le giacenze di olio IG ammontano a 28,6 milioni di litri, in aumento del 15,4% rispetto ai 24,2 milioni di litri di fine 2024.
Tuttavia, le prime quattro indicazioni geografiche rappresentano da sole il 75,3% del totale, mentre le prime 20 arrivano al 97,2%, ma la distribuzione non equilibrata. Nel complesso, infatti, l’olio DOP/IGP rappresenta solo il 9,5% del totale delle giacenze nazionali e il 12,2% dell’olio extravergine stoccato. Questo significa che il valore aggiunto delle denominazioni resta elevato, ma la loro incidenza sui grandi numeri della produzione italiana è ancora limitata. Anche qui, il Sud gioca un ruolo chiave, con alcune DOP pugliesi e calabresi che rientrano stabilmente tra le più rappresentative.
Perché le giacenze crescono
L’aumento delle giacenze non riguarda solo l’extravergine. Crescono anche l’olio di sansa di oliva (+11,9% su base annua), l’olio di oliva e raffinato (+15,8%) e l’olio lampante (+10,1%). Rispetto al solo mese di novembre, l’incremento del 36% è trainato soprattutto dagli oli EVO (+41,9%) e in particolare da quelli di origine italiana, con un aumento di oltre 53.900 tonnellate in un solo mese.
Dietro questi numeri ci sono una produzione abbondante, una domanda interna che fatica a crescere allo stesso ritmo e un export condizionato da prezzi elevati e dalla concorrenza di altri Paesi mediterranei.