Olimpiadi Milano Cortina 2026: chi fine farà il cibo non consumato?

Milano Cortina 2026: accordo con Banco Alimentare per il recupero del 100% delle eccedenze. Un modello di economia circolare e solidarietà per i grandi eventi sportivi.

Pubblicato:

Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

Quando si parla di grandi eventi sportivi internazionali, l’attenzione si concentra spesso su infrastrutture, costi, impatto turistico e ritorno economico. Più raramente, però, il dibattito pubblico si sofferma sulla gestione del cibo. I Giochi olimpici e paralimpici invernali fanno eccezione, scegliendo di affrontare apertamente uno dei nodi più delicati dell’organizzazione di un mega-evento: lo spreco alimentare.

Secondo quanto annunciato, la Fondazione Milano Cortina 2026 ha siglato un accordo che punta a un obiettivo ambizioso e simbolicamente potente: riutilizzare il 100% del cibo non consumato all’interno delle venue olimpiche e paralimpiche.

Un accordo contro lo spreco per Milano Cortina 2026

L’intesa è stata sottoscritta tra la Fondazione Banco Alimentare Ets e le regioni Lombardia e Veneto, con TrentinoSolidale Odv per la Val di Fiemme. L’obiettivo è promuovere il recupero del cibo non consumato nelle attività di ristorazione dei Giochi, riducendo lo spreco alimentare e rendendo le eccedenze disponibili alle persone in situazione di fragilità. Il recupero del cibo era già previsto nella fase di candidatura di Milano Cortina ed è stato integrato nella strategia di sostenibilità, impatto e legacy della Fondazione.

I Giochi invernali coinvolgono migliaia di atleti, operatori, volontari, addetti ai lavori e ospiti, con una macchina del food & beverage che lavora su numeri enormi e su standard elevatissimi di sicurezza e qualità. In questo contesto, il rischio di sprechi è alto, soprattutto per via dei menu pianificati su stime prudenziali, picchi di consumo difficili da prevedere, vincoli stringenti su tempi e modalità di somministrazione.

Dal catering alle mense solidali: come funziona il recupero

Dal punto di vista operativo, il recupero del cibo non riguarda – per ovvi motivi – avanzi di piatti già serviti, ma eccedenze integre e sicure, preparate ma non distribuite, oppure di alimenti prossimi alla scadenza che rispettano pienamente gli standard igienico-sanitari.

Banco Alimentare e TrentinoSolidale hanno il ruolo di raccogliere, controllare, stoccare e redistribuire il cibo recuperato attraverso le loro reti territoriali, che comprendono mense sociali, comunità di accoglienza e associazioni di volontariato. In questo modo, ciò che nei Giochi sarebbe un surplus diventa una risorsa per chi vive una condizione di fragilità economica o sociale. È un esempio concreto di economia circolare applicata al cibo, dove il valore non si perde ma si trasferisce.

Il ruolo dei territori e delle comunità locali

Come sottolineato da Gloria Zavatta, sustainability & impact director di Fondazione Milano Cortina 2026, l’accordo è il frutto anche di un confronto con le comunità locali coinvolte dai Giochi. Nei territori olimpici, infatti, da anni operano enti del Terzo Settore e partner pubblici che hanno sviluppato soluzioni specifiche per il recupero e la redistribuzione alimentare.

Non è stato ad oggi ufficializzato un elenco completo di tutte le singole organizzazioni riceventi o beneficiarie finali. Tuttavia, Fondazione Banco Alimentare ETS è un ente del terzo settore attivo da anni nella lotta allo spreco alimentare e nella redistribuzione di alimenti a reti di enti caritativi. Lo stesso vale per TrentinoSolidale Odv, organizzazione che lavora sul territorio per sostenere persone e famiglie in condizioni di fragilità. Questi due soggetti, quindi, già dispongono di reti consolidate di enti beneficiari (ad esempio mense sociali, associazioni di assistenza, servizi per persone in difficoltà) ai quali saranno consegnate le eccedenze.

Inoltre, la finalità dell’accordo è che le eccedenze vengano rese disponibili alle persone in situazione di fragilità nelle comunità locali dei territori ospitanti i Giochi. Questo significa che il cibo verrà redistribuito a organizzazioni e servizi di assistenza sociale attivi sul territorio.

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