La minaccia di Donald Trump di imporre dazi del 200% su vino e champagne francesi riporta al centro del dibattito internazionale il tema delle guerre commerciali e delle loro ricadute sull’economia agroalimentare europea. Le dichiarazioni arrivano in un contesto fortemente politico: l’attacco diretto al presidente francese Emmanuel Macron, accusato di non voler aderire al “Board of Peace” per la ricostruzione di Gaza, e la conseguente ritorsione annunciata sul piano commerciale. Ma al di là della polemica diplomatica, l’ipotesi di dazi così elevati sul vino francese apre scenari complessi per tutto il comparto vitivinicolo europeo, Italia inclusa.
Dazi USA sul vino francese: quali le conseguenze?
Un dazio del 200% rappresenta, di fatto, una barriera quasi insormontabile per l’ingresso di un prodotto sul mercato americano. Significa triplicare il prezzo finale di bottiglie che già oggi appartengono spesso a una fascia premium o luxury, come champagne e grandi vini francesi. Gli Stati Uniti sono uno dei principali mercati di sbocco per la Francia: nel 2024 il vino francese ha rappresentato una quota rilevante dell’import europeo negli USA, soprattutto nei segmenti ad alto valore aggiunto.
Un’imposta di questo tipo non avrebbe quindi solo un effetto simbolico o politico, ma si tradurrebbe in una contrazione immediata delle vendite, con ripercussioni su produttori, distributori e filiere collegate.
Effetti indiretti sul mercato interno italiano
Per comprendere le conseguenze sul mercato italiano, bisogna partire da un dato strutturale: gli Stati Uniti sono il primo mercato extra-UE per il vino italiano. Prosecco, Pinot Grigio, Chianti, Brunello e molte altre denominazioni trovano oltreoceano una domanda stabile e in crescita, soprattutto nella fascia medio-alta. In teoria, l’uscita forzata (o il forte ridimensionamento) del vino francese dagli scaffali americani potrebbe aprire spazi competitivi per i produttori italiani. Ma la realtà è un po’ più complessa.
Per esempio, se il vino francese dovesse incontrare forti difficoltà negli USA, non è da escludere che una parte delle produzioni potrebbe essere reindirizzata verso il mercato europeo, aumentando la pressione competitiva anche in Italia. Champagne e vini francesi, impossibilitati a essere esportati negli Stati Uniti, potrebbero cercare nuovi sbocchi attraverso politiche di prezzo più aggressive in Europa. Questo scenario rischia di comprimere i margini per i produttori italiani, soprattutto nel segmento premium, dove la competizione con la Francia è storicamente più intensa.
C’è poi un aspetto spesso sottovalutato: quando gli Stati Uniti colpiscono un Paese europeo con dazi punitivi, la misura può facilmente estendersi o replicarsi anche su altri Stati membri dell’UE. La storia recente delle dispute commerciali USA-UE (dal caso Airbus-Boeing in poi) insegna che il vino italiano non è mai completamente al riparo.
Anche se le dichiarazioni di Trump sono rivolte esplicitamente alla Francia e a Macron, il rischio per l’Italia è quello di trovarsi in una situazione di instabilità commerciale, con importatori americani più cauti, ordini rallentati e contratti meno prevedibili. Infatti, in vista del World Economic Forum, Trump ha fatto sapere che nuovi dazi USA potrebbero essere approvati a breve anche nei confronti dei Paesi che non sostengono apertamente l’America nel progetto di acquisizione della Groenlandia e nel piano di isolamento commerciale dell’Iran.