I bar italiani valgono 23,8 miliardi all’anno, scontrino medio da 4,2 euro

Secondo i dati Fipe, il settore dei bar in Italia vale 23,8 miliardi di euro e conta quasi 6 miliardi di visite l’anno

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

Nel 2025 il giro d’affari complessivo dei bar italiani ha raggiunto i 23,8 miliardi di euro. A generarlo sono stati circa 152mila esercizi che, nell’arco dell’anno, hanno registrato quasi 6 miliardi di visite da parte di clienti e consumatori. Locali che restano aperti mediamente 14 ore al giorno e, nella maggior parte dei casi, sette giorni su sette.

Questi dati sono stati presentati da Fipe-Confcommercio al Sigep 2026, nel corso della tavola rotonda “Il futuro del bar italiano (e prospettive per il 2026)”.

Il bar come luogo centrale

Secondo l’analisi di Fipe, il bar continua a essere prima di tutto uno spazio di incontro quotidiano. In una giornata tipo, il 44% degli ingressi è legato alla colazione, confermando il ruolo centrale di espresso e cappuccino nelle abitudini mattutine degli italiani e dei turisti.

Seguono le pause, che concentrano il 29% degli accessi, l’aperitivo con il 14%, il pranzo con il 6%, la cena con il 3% e il dopocena con il 4%. L’analisi rivela anche che lo scontrino medio si attesta a 4,2 euro.

Le prospettive per il 2026 secondo Fipe

Il presidente di Fipe-Confcommercio Lino Enrico Stoppani ha sottolineato la necessità di un cambio di passo. “Il 2026 dovrà essere l’anno in cui il sistema del fuoricasa saprà trovare un nuovo punto di equilibrio tra sostenibilità economica, qualità dell’offerta e capacità di intercettare abitudini di consumo in rapido cambiamento”.

Stoppani ha inoltre ribadito il valore non solo economico del settore: Bar, gelaterie e pasticcerie sono presìdi di socialità, identità e attrattività turistica: valorizzarli significa investire su un patrimonio che rende unico il nostro Paese e che “può continuare a generare valore per imprese, lavoratori e territori”.

I dati sull’occupazione

Il comparto dei bar rappresenta anche una fonte rilevante di occupazione. Gli addetti sono quasi 368mila, di cui oltre 284mila dipendenti. Si tratta di un settore caratterizzato da una forte presenza femminile, pari al 58,9%, da una quota elevata di under 30, che raggiunge il 41,3%, e da una componente di lavoratori stranieri pari al 20,8%. Il 57,5% del personale è assunto con contratto a tempo indeterminato.

Dal punto di vista organizzativo, la stragrande maggioranza delle attività è indipendente. Le catene rappresentano una parte marginale del mercato, con circa 3.820 esercizi. La gestione resta prevalentemente familiare, fortemente legata al territorio e al quartiere, soprattutto nei piccoli centri, dove il bar continua a svolgere una funzione di presidio contro la desertificazione commerciale e sociale.

Settore con segnali di fragilità

Nei primi nove mesi del 2025 il saldo tra aperture e chiusure è, però, risultato negativo, con la cessazione di quasi 2.900 esercizi. Il tasso di sopravvivenza a cinque anni dall’apertura si ferma al 53%, indicando che solo un’attività su due riesce a consolidarsi nel medio periodo.

Questi numeri evidenziano come, nonostante i numeri, il settore è esposto a margini ridotti e a un contesto competitivo in rapida evoluzione.

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