Uber taglia 3.300 posti di lavoro: i motivi dei licenziamenti e la nuova strategia aziendale

Riduzione dell'organico negli uffici della multinazionale del ride-hailing. Le risorse risparmiate saranno riallocate per finanziare i robotaxi.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

L’annuncio del taglio di 3.300 posti di lavoro in casa Uber rappresenta la più imponente sforbiciata all’organico del colosso di San Francisco dall’inizio della pandemia di Covid-19. La strategia del Ceo Dara Khosrowshahi è chiara: passare da una struttura con “meno coordinamento” a una con “più realizzazione”. E per farlo taglia il 10% della forza lavoro aziendale.

I licenziamenti non colpiscono la flotta degli autisti sul territorio, che lavorano da liberi professionisti, ma concentrano il loro raggio d’azione sulle strutture d’ufficio. Saranno eliminati alcuni livelli gerarchici per semplificare la gestione globale. L’obiettivo dichiarato è duplice: rendere l’organizzazione più snella e veloce, generando risparmi diretti da reinvestire in automazione.

Quanto vale la ripresa di Uber

Per comprendere il paradosso di un taglio del personale in un momento di salute finanziaria, occorre analizzare la traiettoria di Uber dal periodo pandemico a oggi. Durante i mesi più bui delle restrizioni sanitarie, il business del trasporto passeggeri aveva subito una paralisi quasi totale, portando il bilancio del 2020 a chiudersi con una perdita netta vicina ai 6,7 miliardi di dollari.

Da quel punto di minima, la ripartenza è stata impetuosa e poggia su un modello di business fortemente asimmetrico tra dipendenti e lavoratori autonomi:

Dove vanno gli investimenti: la sfida dei robotaxi

Se la forza lavoro aziendale viene ridotta, verso dove vengono dirottati i capitali risparmiati? La risposta risiede nell’ascesa dei robotaxi e della guida autonoma.

L’ingresso nel mercato di player della guida autonoma come Waymo e la pressione dei grandi marchi tech rischiano di trasformare la figura dell’autista umano da risorsa a costo. Per non rimanere schiacciata o ridotta a semplice intermediario di terzi, Uber sta riconvertendo la propria spesa operativa:

In una lettera inviata ai dipendenti per illustrare la riorganizzazione, lo stesso Khosrowshahi ha rimarcato la finalità economica dell’operazione:

Stiamo eliminando livelli gerarchici, semplificando le strutture dei team e concentrando le nostre risorse umane e i nostri investimenti sulle opportunità più importanti che ci attendono. I cambiamenti che stiamo apportando oggi sono pensati per raggiungere due obiettivi: rendere Uber più semplice e veloce e creare maggiore capacità di investimento nel nostro futuro.

La sforbiciata del 10% non è il sintomo di una crisi di fatturato, ma l’impiego strategico dei profitti per trasformare Uber da gigante della logistica umana a piattaforma tecnologica ad alta automazione.

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