La filiale italiana dell’azienda di consegne a domicilio di cibo Deliveroo è stata posta sotto controllo giudiziario dalla procura di Milano. Sia l’azienda, sia il suo amministratore unico, sono indagati. L’azione dei magistrati milanesi è partita da un’indagine sulle paghe dei rider e sul loro inquadramento come lavoratori autonomi.
Secondo l’inchiesta, le paghe dei rider erano inferiori fino al 90% rispetto a quelle stabilite dai contratti nazionali. Si tratta di cifre sistematicamente inferiori alla soglia di povertà. La scorsa settimana un provvedimento simile era toccato a Glovo.
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Deliveroo indagata e sotto controllo giudiziario
La procura di Milano ha messo sotto indagine la filiale italiana dell’azienda Deliveroo e il suo amministratore unico, Andrea Giuseppe Zocchi. Le accuse sono di:
- intermediazione illecita;
- sfruttamento del lavoro.
Si tratta in entrambi i casi di reati che puniscono i datori di lavoro che organizzano i propri lavoratori in modo che possano essere sfruttati. Di solito sulla stampa vengono indicati con il termine “caporalato“. La procura sostiene che Deliveroo:
- inquadri i propri lavoratori come autonomi, quando sarebbero in realtà di fatto dipendenti;
- li compenserebbe con retribuzioni inferiori anche del 90% rispetto alla soglia di povertà.
Il sito di informazione Open ha riportato alcune dichiarazioni dei rider stessi contenute nelle carte delle indagini. Le paghe si aggirerebbero anche intorno a una media di 4 euro l’ora. La Procura sostiene che si tratti di compensi non solo illegali, ma anche incostituzionali, perché non garantirebbero un’esistenza “libera e dignitosa” come prescritto dalla Carta.
I casi di Deliveroo e di Glovo
La procura di Milano ha colpito Deliveroo con un’indagine e con il controllo giudiziario sei giorni dopo aver fatto lo stesso con Foodinho, l’azienda che controlla il marchio Glovo, altra società molto attiva nel settore delle consegne di cibo a domicilio. Anche in questo caso, la contestazione era simile:
- paghe troppo basse;
- inquadramento di fatto da dipendente di lavoratori autonomi;
- media di 9 o 10 ore di lavoro giornaliere, fino a 60 settimanali.
La differenza principale tra i due casi era l’insistenza che, nel caso di Glovo, la procura aveva mantenuto nell’accusare l'”algoritmo“, il sistema automatico di assegnazione delle consegne dell’applicazione.
La procura di Milano contro lo sfruttamento dei lavoratori
Oltre alle indagini, sia nel caso di Glovo sia in quello di Deliveroo, la procura ha attivato il controllo giudiziario su entrambe le aziende. Questo significa che alla dirigenza sarà affiancato un commissario che avrà il dovere di reindirizzare le politiche interne in modo da far rientrare le irregolarità riscontrate.
Non è la prima volta che la procura di Milano, in particolare il procuratore Paolo Storari, utilizza metodi simili. Fino a ora, però, gli obiettivi erano stati soprattutto legati al mondo della moda. I magistrati milanesi avevano preso di mira grandi marchi che operano in Italia, obbligandoli a controllare più attentamente la propria filiera per assicurarsi che non ci fossero casi di sfruttamento.
Con la moda, però, lo strumento utilizzato non era il controllo giudiziario, ma l’amministrazione giudiziaria. Si tratta di un provvedimento più marcato, che sostituisce del tutto la dirigenza con un commissario.