L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui viviamo, con delle conseguenze dirette anche sul mondo del lavoro. Infatti, mentre alcune professioni sono state profondamente trasformate dall’utilizzo di modelli di Ai generativa, altre si avviano verso la sparizione, perché possono essere automatizzate.
Ci sono però alcune attività che non sono esposte allo stesso rischio, nelle quali la componente umana è ancora necessaria e/o più difficile da sostituire. Proprio per questo motivo, si tratta di mestieri che diventeranno sempre più richiesti in futuro e, quindi, anche più pagati.
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Lavori che non rischiano di sparire con l’intelligenza artificiale
Il Bureau of labor statistics (Bls), l’ufficio statistico del dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti, ha classificato 831 professioni sulla base della loro esposizione all’intelligenza artificiale e, di queste, 213 sono state considerate a “bassa esposizione”.
Secondo l’ente, una professione presenta una bassa esposizione relativa all’Ai quando:
- le sue caratteristiche e le sue attività non si allineano con le capacità attuali dei modelli di intelligenza artificiale;
- i sistemi Ai basati sui large language models non dimostrano di poter gestire una quota rilevante delle mansioni richieste.
Il BLS non sostiene che esistano professioni immuni dall’intelligenza artificiale o destinate a rimanere invariate nei prossimi anni. Tuttavia, ad oggi i lavori che richiedono una presenza fisica, un’interazione diretta con pazienti o clienti, abilità manuali e decisioni tempestive in tempo reale comportano responsabilità che non possono essere delegate a un algoritmo.
La top 10 dei lavori destinati a crescere
L’ufficio statistico americano ha individuato 20 professioni a bassa esposizione all’Ai con una Ral media di almeno 75.000 dollari, ma non per tutte il futuro è roseo. Alcune sono infatti destinate a perdere occupati nei prossimi anni. Solo 10 dei lavoratori più pagati oggi risultano, dalle previsioni, in crescita nel prossimo decennio.
Nel dettaglio, si tratta per lo più di professioni sanitarie, quali:
- medici e assistenti medici;
- chirurghi;
- fisioterapisti;
- terapisti nella cura e nella riabilitazione;
- infermieri;
- tecnici di radioterapia;
- odontoiatri e professionisti dell’odontoiatria;
- veterinari;
- professionisti sanitari specializzati.
A differenza di molti lavori destinati a crescere in futuro, ma che al momento sono in fase di evoluzione (in molti casi non esistono ancora corsi di studio specifici e le aziende fanno fatica a trovare personale qualificato), quelle appena elencate sono tutte professioni nelle quali ci si può già formare, investendo risorse che molto probabilmente non andranno perse in futuro.
Quelli più a rischio
La classifica Bls permette anche di sfatare un’idea piuttosto diffusa, quella secondo cui oggi un lavoro più è qualificato e ben pagato, più sarebbe protetto dall’intelligenza artificiale. Tra quelle valutate, oltre cento professioni attualmente ben remunerate sono ad alta esposizione all’Ai. Tra questi compaiono:
- sviluppatori software;
- specialisti finanziari;
- Hr.
Il paradosso è che i posti di lavoro in questi casi sono destinati a crescere tra il 2025 e il 2035, ma a cambiare sarà proprio la domanda. L’intelligenza artificiale non sostituirà questi professionisti, ma cambierà il lavoro che svolgono. Di conseguenza, se una parte consistente delle attività può essere svolta o assistita da un modello di intelligenza artificiale, allora è necessario sviluppare conoscenze nuove per saperla utilizzare.
È quindi possibile che un settore assuma ancora, ma cerchi professionisti con competenze differenti rispetto al passato.