Infortunio sul lavoro nel distacco, chi paga davvero quando la sicurezza manca

Incidente durante il distacco: responsabilità, concorso di colpa e assicurazione. Cosa ha deciso la Cassazione 1633/2026

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Claudio Garau

Editor esperto in materie giuridiche

Laureato in Giurisprudenza, con esperienza legale, ora redattore web per giornali online. Ha una passione per la scrittura e la tecnologia, con un focus particolare sull'informazione giuridica.

Un grave infortunio sul lavoro, una macchina con i dispositivi di sicurezza manomessi, un lavoratore distaccato e due società coinvolte. Su questo si è espressa recentemente la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione con la sentenza 1633/2026, che offre chiarimenti importanti su alcune questioni pratiche non marginali.

Chi è responsabile quando il lavoratore è distaccato? Quando il comportamento del dipendente può ridurre o escludere il risarcimento? Che cosa accade se la polizza assicurativa non è stata pagata regolarmente?

Vediamo insieme le risposte dei giudici su temi che riguardano il distacco, ossia un istituto diffuso nella prassi aziendale, che — per esigenze organizzative o produttive specifiche — consente a un’impresa di mettere temporaneamente a disposizione di un’altra un proprio dipendente.

Il fatto, lavoratore distaccato e sega automatica senza protezioni

Assunto da pochi mesi, un dipendente veniva distaccato presso un’altra società. Utilizzando una sega automatica nello svolgimento del lavoro, l’uomo subiva un grave infortunio causato dal mancato funzionamento dei dispositivi di sicurezza.

L’infortunio era riconosciuto da Inail e, al di là delle conseguenze penali a carico del legale rappresentante delle due società, quest’ultimo avviava una distinta causa allo scopo di ottenere l’accertamento dell’applicazione delle polizze assicurative, stipulate a copertura degli infortuni dei dipendenti.

A sua volta, il lavoratore citato in giudizio chiedeva il risarcimento del cosiddetto danno differenziale, cioè il danno ulteriore rispetto a quanto già indennizzato da Inail.

Il tribunale condannava in solido il legale rappresentante e la società distaccataria al pagamento di più di 50mila euro di risarcimento, bocciando le pretese nei confronti delle assicurazioni. La corte d’appello confermava integralmente la pronuncia di primo grado.

Distacco tra imprese, come si ripartiscono gli obblighi di sicurezza

Il nodo centrale riguarda il distacco del lavoratore, disciplinato dalla legge e, per gli aspetti prevenzionistici, dall’art. 3 comma sesto del d. lgs. 81/2008. Per capire appieno l’esito di questa vicenda, giunta in Cassazione, ricordiamo in breve chi sono le due principali figure in gioco:

Con la sentenza n. 1633, la Suprema Corte ha ribadito un principio giurisprudenziale ormai consolidato:

La verifica delle condizioni di sicurezza prima del distacco e le violazioni della distaccataria

Non solo. Fugando ogni dubbio sul riparto delle responsabilità in gioco, la Cassazione ha sottolineato che:

permane in capo al distaccante un dovere fondamentale, ossia quello di assicurarsi, prima del distacco, che le condizioni di sicurezza siano garantite (Cass. pen. n. 46567/2024). Questo principio è stato ribadito in coerenza con precedenti sentenze (Cass. pen. n. 4480/2021; Cass. pen. n. 31300/2013), sottolineando che il datore di lavoro distaccante mantiene la c.d. posizione di garanzia, ma solo fino all’avvio effettivo del distacco.

Ebbene, nel caso concreto, i giudici di merito hanno effettivamente accertato che la società distaccante aveva rispettato i suoi obblighi. Con prova documentale, quest’ultima ha, infatti, dimostrato di aver istruito il dipendente sui rischi di quel tipo di mansioni e di averlo addestrato all’utilizzo della sega circolare.

Parallelamente, la responsabilità è stata, quindi, attribuita in via esclusiva alla distaccataria. Come accertato in aula, quest’ultima aveva:

In sintesi, la posizione di garanzia ricade su chi, in un dato momento, ha il concreto potere di organizzare e controllare il lavoro.

Quando il comportamento del lavoratore può ridurre il risarcimento

Uno dei punti centrali della vicenda giudiziaria riguardava il presunto concorso di colpa del lavoratore sotto contratto, che secondo i ricorrenti avrebbe agito con imprudenza.

La Cassazione ha, però, escluso questa tesi, chiarendo che il risarcimento può essere ridotto soltanto se il dipendente tiene un comportamento abnorme, imprevedibile e del tutto estraneo alle mansioni affidate. Nel caso concreto, l’uomo stava svolgendo il lavoro richiesto, su una macchina pericolosa, priva di adeguati dispositivi di sicurezza e senza una vigilanza costante da parte del distaccatario.

In un ambiente di lavoro insicuro, l’eventuale imprudenza o distrazione del lavoratore rientra tra i rischi prevedibili che l’impresa ha il dovere di prevenire e neutralizzare.

Inapplicabilità delle polizze

Sul fronte assicurativo, la Corte ha confermato che nessuna delle polizze poteva operare, nel caso concreto. Per la società distaccante mancava infatti una responsabilità risarcitoria per l’infortunio, che potesse attivare la copertura.

Quanto alla distaccataria, la garanzia risultava sospesa per mancato pagamento del premio al momento dell’infortunio, con la conseguenza che l’assicurazione non era tenuta ad alcun indennizzo. Bocciando il ricorso dell’impresa, la Cassazione ha altresì confermato l’importo del danno differenziale.

Che cosa cambia

La sentenza 1633/2026 della Corte di Cassazione rappresenta un concreto avvertimento per settori come l’edilizia, i trasporti oppure la logistica. Tutte le aziende che ricevono lavoratori in distacco assumono sempre una posizione di garanzia piena, durante l’esecuzione della prestazione. Debbono perciò garantire ambienti e macchinari sicuri, mentre non possono invocare la semplice scarsa attenzione del lavoratore per sottrarsi alla responsabilità e al risarcimento danni.

Inoltre, sono tenute a essere scrupolose negli adempimenti assicurativi, perché il mancato pagamento del premio può lasciare l’azienda scoperta.

Per le aziende distaccanti, la pronuncia evidenzia l’obbligo di informazione e formazione del lavoratore, in seguito inviato alla distaccataria. Parallelamente, queste imprese debbono controllare preventivamente le condizioni di sicurezza del luogo di lavoro. Ma non rispondono delle carenze ambientali, se hanno adempiuto correttamente ai propri doveri.

Per i lavoratori il sistema di tutela non si fonda sull’idea che debbano proteggersi da soli. Infatti, l’obbligo di sicurezza grava primariamente su chi organizza il lavoro. La loro imprudenza rileva soltanto, se si traduce in un comportamento totalmente estraneo e imprevedibile, rispetto alle mansioni.

Concludendo, nel distacco, chi utilizza la prestazione lavorativa non può mai considerarsi un soggetto “ospitante” neutro. Anzi, diventa il principale garante dell’integrità fisica del lavoratore. E se la sicurezza manca, o se l’assicurazione non è in regola, il conto può essere interamente a carico dell’impresa. D’altronde, la sicurezza non è un adempimento formale, ma un obbligo sostanziale e concreto, legato al potere organizzativo effettivo.

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