Da OnlyFans all’aula: cosa ci dice su scuola, piattaforme digitali e tassa etica la storia di Elena Maraga

L’annuncio del rientro a scuola dell'ex maestra d'asilo riapre l’analisi sui codici di comportamento e sulla pressione fiscale per i creator per adulti

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Redazione

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Dopo il licenziamento da una scuola dell’infanzia per via del suo profilo OnlyFans, Elena Maraga annuncia di voler tornare a insegnare. Una vicenda che inevitabilmente porta a dibattere sui confini tra vita privata e lavoro, ma anche sui rischi fiscali per i creator: tra incertezze contrattuali e tassa etica, monetizzare contenuti per adulti in Italia resta un percorso complesso.

Licenziata dall’asilo per il profilo OnlyFans: il caso di Elena Maraga

La vicenda di Elena Maraga ha riempito le pagine di cronaca tra il 2025 e il 2026. L’insegnante lavorava presso una scuola dell’infanzia paritaria e cattolica in provincia di Treviso quando è emersa la presenza di un suo profilo sulla piattaforma OnlyFans, dove pubblicava contenuti a pagamento per adulti.

La scoperta ha spinto la direzione dell’istituto ad avviare un procedimento disciplinare concluso con il licenziamento per giusta causa, motivato dalla rottura del rapporto di fiducia e dall’incompatibilità con i valori educativi della scuola.

Nel caso specifico, la scuola ha ritenuto che la presenza online della docente fosse incompatibile con il ruolo educativo e con l’ispirazione religiosa dell’istituto. La vicenda si è poi chiusa con un accordo stragiudiziale tra le parti.

L’annuncio del ritorno a scuola

A distanza di un anno, l’ex educatrice ha parlato sui social della volontà di riprendere la propria carriera: “Ho sentito che la mia vocazione non poteva essere lasciata da parte, tornerò a scuola”.

Maraga ha aggiunto di voler rientrare in classe con maggiore determinazione, senza curarsi dei giudizi o delle polemiche dei genitori.

Pur senza chiarire se ci sia già un contratto concreto, la trentenne continua a rivendicare la separazione tra la vita privata e il lavoro da maestra, chiedendo di essere valutata unicamente per la sua professionalità in aula.

Le difficoltà per i creator digitali in Italia

L’attenzione mediatica sul caso ha inevitabilmente portato a parlare delle tutele e dei limiti di chi crea contenuti online.

Per chi lavora in settori delicati come la pubblica istruzione o le strutture paritarie, la presenza su OnlyFans pone interrogativi sul rispetto dei codici di comportamento e dei doveri di decoro.

Uno stigma sociale che si inserisce in un mercato imponente, che in Italia conta circa 85mila creator attivi sulla piattaforma, di cui ben 45mila operano con partita IVA in regime forfettario.

A questo si aggiungono le fragilità legate alla privacy: il paywall delle piattaforme non impedisce la diffusione illecita di foto o video tramite screenshot. Nonostante i recenti interventi normativi europei come il Digital Services Act, eliminare del tutto un contenuto una volta finito in rete resta quasi impossibile.

Il macigno fiscale che pesa sui ricavi da OnlyFans: la tassa etica

Oltre alle implicazioni reputazionali, chi monetizza contenuti per adulti in Italia deve affrontare una pressione fiscale rilevante. L’Agenzia delle Entrate ha infatti confermato che anche i creator in regime forfettario sono tenuti a versare la cosiddetta tassa etica.

Introdotta con la legge 266/2005 come forma di disincentivo e punizione fiscale verso attività ritenute lesive del pubblico pudore o prive di valore sociale (come la pornografia o la cartomanzia), consiste in un’addizionale straordinaria del 25% sul reddito imponibile.

Questa imposta si somma alle aliquote ordinarie e ai contributi previdenziali INPS: considerando anche il 20% trattenuto dalla piattaforma, il prelievo globale erode in modo drastico i guadagni netti, alimentando discussioni e scontri tra giuristi e associazioni di categoria per la sua natura basata su dei criteri morali.

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