Electrolux, 1.700 esuberi e chiusura a Cerreto d’Esi: i sindacati annunciano lo sciopero

Dopo gli esuberi stabiliti da Electrolux Fim, Fiom e Uilm proclamano 8 ore di sciopero. E la politica promette battaglia

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Electrolux ha deciso: ci saranno 1.700 esuberi su 4.500 addetti in Italia, con la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona, nell’ambito di un piano di “ottimizzazione” dell’assetto produttivo.

I 1.700 esuberi sono pari a quasi il 40% degli attuali occupati. La produzione verrà trasferita in Polonia e gli altri siti italiani verranno ridimensionati. I tagli riguarderanno la produzione e l’area ricerca e sviluppo.

Electrolux verso 1.700 esuberi: il piano mondiale

Il piano di Electrolux è stato presentato a Marghera al coordinamento nazionale di Fim, Fiom e Uilm. Il Gruppo punta a portare la redditività dal 2,8% odierno al 6% ed oltre. Contestualmente è previsto un aumento di capitale da 9 miliardi di corone svedesi (quasi 830 milioni di euro).

E non è tutto: previsto un accordo con l’azienda cinese Midea per il Nord America. Il piano Electrolux ha prima visto la chiusura di stabilimenti a Santiago del Cile e a Jászberény in Ungheria. Ed ora tocca all’Italia.

I licenziamenti di Electrolux avvengono nell’ambito di una diffusa sofferenza dei produttori europei, che non riescono a competere con altre realtà (Cina in testa) per i costi di acciaio, energia e lavoro.

Sciopero di 8 ore contro i licenziamenti

Durissima la reazione dei sindacati, che richiamano Electrolux ad un atto di responsabilità e che hanno indetto uno sciopero nazionale. Il coordinamento nazionale di Fim, Fiom, Uilm ha annunciato lo stato di agitazione permanente e 8 ore di sciopero nazionale, che saranno declinate in ogni stabilimento. La richiesta al Governo è quella di un immediato intervento con una convocazione urgente al Mimit.

E così si è espressa la segretaria generale Cisl, Daniela Fumarola:

La decisione di Electrolux di dimezzare la produzione industriale in Italia è grave e inaccettabile. Un colpo durissimo per i lavoratori, per le famiglie e per i territori coinvolti. Non si possono scaricare sulla pelle di migliaia di lavoratori i costi di strategie ciniche e antisociali. Chi investe nel nostro Paese ha anche una responsabilità sociale verso il lavoro e il tessuto produttivo nazionale. Serve subito un confronto tra azienda, Governo e sindacato per salvaguardare occupazione, produzione e futuro industriale.

Politica in soccorso dei lavoratori Electrolux

La politica non resta a guardare. Questa la reazione a caldo di Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche:

Ci attiveremo su tutti i canali istituzionali, locali e non locali. Faremo tutto il possibile per difendere l’occupazione nello stabilimento di Cerreto d’Esi perché riteniamo che non ci può essere ristrutturazione se non si mette al centro il lavoro e la tutela dello stabilimento, la storia di chi ha dato un grande contributo a questa azienda non può essere cancellata con un colpo di mano.

E parla di un “colpo durissimo per il distretto, già provato dalla crisi Beko” la sindaca di Fabriano, Daniela Ghergo, che aggiunge:

A pagare il prezzo più alto non saranno soltanto i lavoratori ma anche le centinaia di maestranze che vivono dell’indotto: aziende della componentistica, della logistica, dei servizi, fornitori storici che da decenni hanno costruito attorno all’elettrodomestico una filiera produttiva fra le più importanti d’Italia.

La prima cittadina di Fabriano invoca una presa di posizione da parte del Ministro per le Imprese, del Governo regionale e di quello nazionale.

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