I buoni pasto dei dipendenti pubblici delle amministrazioni centrali potrebbero presto valere più di 7 euro.
Nella bozza del contratto collettivo 2025-2027 viene inserita la possibilità di superare la soglia dei 7 euro, ferma dal 2012.
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I buoni pasto e la soglia dei 7 euro
La questione è ora al tavolo tra Aran e sindacati e potrebbe essere inserita nel prossimo confronto sulla legge di Bilancio.
Il punto che riguarda i buoni pasto è l’articolo 33 della bozza del contratto delle Funzioni centrali.
Il testo recita così:
Le amministrazioni determinano il valore del buono pasto, in misura non inferiore a 7 euro giornalieri, nei limiti di legge e delle risorse previste nei rispettivi bilanci per tale finalità.
Ma attenzione: i 7 euro rappresentano il livello minimo attualmente riconosciuto, e non un tetto massimo. Traduzione: attualmente le pubbliche amministrazioni devono garantire buoni pasto da almeno 7 euro, ma possono scegliere di alzare gli importi. Per modificare la soglia minima è necessario un passaggio legislativo.
La bozza prevede che ogni amministrazione possa determinare autonomamente il valore del buono pasto. Per i sindacati, ciò potrebbe tradursi in discriminazioni fra i lavoratori dei diversi settori.
Scrive a questo proposito la Flp:
Abbiamo già scritto in merito e ribadiamo che la previsione inserita nella bozza di Ccnl non è una risposta adeguata all’esigenza che abbiamo di adeguare il valore del buono pasto, che al contrario, così come congegnata potrebbe portare a possibili e ingiustificate differenziazioni a seconda delle amministrazioni in cui si lavora.
La preoccupazione è condivisa dalla Confsal Unsa, che chiede che sia lo Stato a finanziare l’aumento dei buoni pasto con uno “stanziamento ad hoc”. L’aumento non viene richiesto alle singole amministrazioni poiché
se lasciate sole sarebbero costrette a cercare le coperture necessarie nelle pieghe dei rispettivi bilanci o a sottrarre risorse ad altri “serbatoi”, come il fondo per la produttività.
Secondo i calcoli del sindacato, portare i buoni pasto a 10 euro nelle Funzioni centrali costerebbe allo Stato meno di 200 milioni di euro annui.
Buoni pasto, aumento in legge di Bilancio
I sindacati chiedono che le risorse arrivino direttamente dalla legge di Bilancio, come richiede fra gli altri la Fp Cgil.
I sindacati evidenziano anche la corsa dei prezzi alimentari. Così ha commentato il segretario generale Confsal-Unsa Massimo Battaglia:
Tra ottobre 2021 e ottobre 2025, i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del 24,9 per cento, registrando un incremento di quasi otto punti percentuali superiore a quello dell’indice generale dei prezzi al consumo.
Secondo il sindacato, aumentare i buoni pasto non vuol dire solo intervenire su un benefit: è un modo relativamente rapido per proteggere il reddito reale proprio sulla voce di spesa più colpita.
Ipotesi buoni pasto da 10 euro
Tra le ipotesi sul tavolo c’è l’aumento dei buoni pasto fino a 10 euro per i dipendenti pubblici delle Funzioni centrali.
Secondo Marco Carlomagno, segretario generale della Federazione lavoratori pubblici:
I dipendenti pubblici a pranzo hanno tutti diritto allo stesso pasto, così invece corriamo il rischio che quelli di un ministero “ricco” mangino di più dei loro colleghi di un ministero “povero”. Lo Stato deve farsi carico di questo intervento.
Secondo i calcoli della Federazione, basterebbero 180 milioni di euro per portare i buoni pasto dei dipendenti coinvolti a 10 euro.