Spariti 500mila euro dall’ufficio postale, il caso delle firme false: come recuperare i soldi sottratti

A Rovetta sono spariti 500.000 euro all'ufficio postale: una guida pratica su come recuperare i soldi sottratti dal conto a propria insaputa

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

Il caso di Rovetta fa decisamente riflettere sulla sicurezza dei propri risparmi. Nel piccolo comune del Bergamasco, infatti, sono emersi degli ammanchi considerevoli presso l’ufficio postale. Sono spariti 500mila euro e sotto indagine è finita un’ex direttrice.

Un caso di cronaca che ha gettato tanti in allarme e che spinge a ragionare su che tipo di protezione si abbia in casi di frodi del genere. E quando poi ti ritrovi invischiato tuo malgrado in tutto ciò, come puoi recuperare i soldi che qualcuno ha prelevato dal conto a tua insaputa?

Il caso delle Poste di Rovetta

Secondo quanto ricostruito, l’ex direttrice dell’ufficio postale è indagata per aver sottratto nel tempo circa 500mila euro. La donna, 40enne, è stata licenziata a settembre e respinge con forza ogni accusa. Le vittime sono svariate e tra loro anche una coppia di 84enni. A loro sarebbero stati sottratti complessivamente 148mila euro. Oltre 150 prelievi da 600 euro dal conto del marito e una ventina di operazioni, da 1.000 a 7.000 euro, da quello della moglie, con firme false sui documenti e timbri contraffatti.

Il raggiro è emerso quando la coppia ha tentato di prelevare 10mila euro per dei lavori in casa, scoprendo gli ammanchi e presentando denuncia. Poste Italiane, che si considera parte lesa, si è impegnata al rimborso integrale.

Come recuperare i soldi sottratti

Se si scoprono delle operazioni non autorizzate, la tempestività d’azione è fondamentale. Il primo passo è sporgere denuncia ai carabinieri o alla Polizia Postale. Al tempo stesso, però, si deve presentare un reclamo scritto all’istituto in questione (conservando ogni documentazione utile).

In linea generale, per le operazioni non autorizzate l’intermediario è tenuto a rimborsare il cliente, a patto che questi possa dimostrare dolo o colpa grave. Nel caso in cui il reclamo non riceva una risposta soddisfacente, però, ci si può rivolgere all’Arbitro Bancario Finanziario. Questo è uno strumento gratuito per la risoluzione delle controversie. Un passo chiave prima di procedere per vie giudiziarie (costose). Nel caso di Rovetta tutto ciò non è stato necessario, perché, come detto, Poste ha già annunciato il rimborso completo.

Cosa dice la legge

Che diritti abbiamo in casi del genere? Qualcuno ha fatto sparire dei soldi sul nostro conto ed è importante conoscere la propria posizione legale. Chi subisce dei prelievi con firme falsificate ha dalla sua un principio importante.

Se si parla di un’operazione contestata, infatti, è l’intermediario ad avere l’onere di provare che sia stata realmente autorizzata dal cliente. La vittima può costituirsi parte civile nel processo, così da ottenere il risarcimento del danno in casi come appropriazione indebita e falso documentale.

Diritti a parte, resta validissimo il consiglio di contestare le operazioni appena ci si accorge dell’anomalia. Nei casi più complessi, inoltre, sarebbe il caso di valutare fin da subito l’intervento di un legale o di un’associazione dei consumatori.

I segnali per accorgersi della truffa

Non c’è un manuale da seguire. Detto ciò, la prima difesa è il controllo costante delle proprie finanze. È sempre utile verificare di frequente l’estratto conto, il libretto e la lista dei movimenti. Non sarebbe una brutta idea inoltre attivare degli alert via SMS o app che segnalino ogni operazione in tempo reale.

I campanelli d’allarme tipici sono proprio quelli emersi nel caso delle Poste di Rovetta:

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