Nelle aree metropolitane, dove il consumo di suolo cresce invece che diminuire, l’isola di calore urbana è ormai uno degli effetti di cui si fanno maggiormente le spese. Le agenzie climatiche stimano un aumento delle temperature dai 2° ai 10° nelle ore notturne rispetto alle aree rurali.
In questo contesto, le vernici e i rivestimenti termoriflettenti rappresentano sicuramente un palliativo tecnologico, ma rischiano di essere un cerotto su un’arteria recisa.
Indice
Quali sono le tecnologie di verniciatura a disposizione
La continua cementificazione e asfaltatura del suolo svolgono un ruolo attivo nella formazione di isole di calore, peggiorate dal prolungarsi degli effetti di El Niño. Le pavimentazioni bituminose tradizionali assorbono dal 90% al 95% della radiazione solare, che porta a raggiungere una temperatura superficiale compresa tra i 55 °C e i 70 °C. Il calore accumulato viene rilasciato troppo lentamente durante la notte, impedendo il raffreddamento naturale delle città e aumentando la domanda energetica per il raffrescamento degli edifici del 10%.
Ecco perché trattare l’asfalto tradizionale con materiale superficiale riflettente riduce significativamente la capacità di assorbire e rilasciare gli infrarossi.
Le principali tecnologie si articolano in quattro categorie.
| Tecnologia | Albedo tipico | Riduzione temperatura di superficie | Durabilità media | Resistenza al traffico |
| Resine acriliche | 0,35 – 0,45 | dai 10 °C ai 15 °C | tra i 3 e i 5 anni | Bassa |
| Polimeri cementizi | 0,40 – 0,50 | dai 12 °C ai 20 °C | tra gli 8 e i 10 anni | Alta |
| Trattamenti al TiO₂ | 0,30 – 0,40 | dagli 8 °C ai 12 °C | tra i 2 e i 4 anni | Media |
| Asfalto chiaro a legante sintetico | 0,30 – 0,40 | dai 5 °C ai 10 °C | tra i 10 e i 15 anni | Molto alta |
Le tecnologie prese in considerazione aumentano la capacità di riflettere la luce e il calore dell’asfalto. Le resine acriliche sono la soluzione più economica ma hanno un tasso di deperimento maggiore. Inoltre, non sono in grado di sostenere il traffico pesante.
I rivestimenti di polimeri cementizi sono sicuramente l’opzione più performante a disposizione, offrendo una riduzione della temperatura di superficie fino a 20° C.
I trattamenti al biossido di titanio combinano un buon effetto riflettente, con una riduzione delle temperature delle asfalto tra gli 8 e i 12 °C, ma risentono troppo dell’usura stradale.
Infine, l’asfalto chiaro a legante sintetico sostituisce il bitume nero alla radice. La temperatura superficiale si ridurrebbe solo di 10° C, ma offre una durabilità invidiabile anche sotto la minaccia dei trasporti pesanti.
Quali sono i criteri ambientali minimi che devono rispettare le vernici termoriflettenti
In Italia l’utilizzo di vernici termoriflettenti è normato dal Decreto Edilizia n. 256 del 2022. Il parametro di riferimento è l’Indice di riflettenza solare e deve essere così tarato a seconda della superficie di riferimento:
- le pavimentazioni di piazze, percorsi pedonali, marciapiedi e piste ciclabili devono avere un valore maggiore o uguale a 29, scoraggiando di fatto l’uso di bitume nero tradizionale;
- per quanto riguarda le strade della viabilità veicolare ordinaria, deve avere un tasso di riflettenza superiore a 20, necessario per evitare l’abbagliamento visivo degli automobilisti;
- le coperture dei tetti piani devono rispettare un indice maggiore o uguale a 76, mentre quelli a falda la soglia è più bassa, maggiore o uguale a 29.
Quali sono le criticità tecniche
Nonostante l’efficacia termica di queste tecniche di copertura e verniciatura, la letteratura scientifica evidenzia alcuni limiti operativi:
- superfici con albedo superiore allo 0,45 sono dannose per la vista di pedoni e conducenti;
- polveri, residui di pneumatici, oli ed emissioni di scarico riducono l’albedo iniziale dal 30% al 50% già entro il primo anno e mezzo dall’applicazione;
- le vernici superficiali a film sottile mostrano fenomeni di delaminazione e distacco in tempi brevi se sottoposte a traffico pesante, generando peraltro residui di microplastiche.
La tecnologia non ci salverà
Gli studi effettivamente segnalano un effetto palliativo delle vernici termoriflettenti. Ma non costituiscono di certo una soluzione al problema delle isole di calore.
Secondo il più recente rapporto Ispra, il consumo di suolo in Italia viaggia alla velocità drammatica di 2,7 metri quadrati al secondo. Ogni metro quadrato di terreno trasformato in asfalto o cemento comporta la perdita dei servizi ecosistemici di traspirazione, regolazione idrologica e stoccaggio del carbonio.
Non si può confidare solo nelle nuove tecnologie. Senza un arresto del consumo di suolo, accompagnato da politiche di depavimentazione e riforestazione urbana, la situazione delle aree metropolitane ad alta densità urbana continuerà a essere critica.