Le rinnovabili superano il carbone in Europa ma l’Italia resta indietro

Nel 2025 eolico e solare producono più elettricità dei combustibili fossili nell’Ue, mentre il carbone scende a un minimo storico

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Nel 2025 l’energia pulita, proveniente da fonti rinnovabili come eolico e solare, ha generato più elettricità dei combustibili fossili. Si tratta di un traguardo importante, raggiunto per la prima volta nell’Unione Europea. Lo racconta il report del think tank energetico Ember, che rivela come nello scorso anno le rinnovabili abbiano prodotto quasi la metà dell’elettricità dell’Unione Europea. Sono state proprio eolico e solare a trainare l’aumento di produzione. Per questo nel rapporto si legge che il carbone è “quasi al capolinea”.

La sua produzione elettrica, infatti, è scesa a un minimo storico del 9,2% e in 19 Paesi dell’Unione Europea il carbone pesa meno del 5% della generazione totale di energia elettrica. Il calo del carbone negli ultimi decenni ha portato a un aumento di altri combustibili ed è nel 2025 che la produzione elettrica da fonti rinnovabili ha superato il carbone, ma non ancora il gas. In generale però, negli ultimi cinque anni, l’energia da fonti fossili è calata complessivamente dal 36,7% al 29%, mentre le rinnovabili continuano a crescere. L’Italia, però, è tra i Paesi che non hanno contribuito al record.

Elettricità in Europa: le fonti rinnovabili battono i fossili

Ottima notizia per la transizione energetica, che si dimostra capace di raggiungere obiettivi anche in una situazione di estrema crisi globale. Per la prima volta nella storia, infatti, l’energia da fonti rinnovabili ha superato quella prodotta da combustibili fossili.

Il think tank energetico Ember fotografa il traguardo: nel 2025 le rinnovabili hanno prodotto quasi la metà dell’elettricità dell’Unione Europea, nonostante il calo dell’idroelettrico e dell’eolico. Anche se quest’ultimo, che ha fatto segnare un -2%, resta la seconda fonte di energia rinnovabile dopo il solare. Ricordiamo comunque che l’Ue dipende da Cina e India per le fonti rinnovabili.

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Solare ed eolico hanno trainato il record superando i combustibili fossili di un punto percentuale. Sempre secondo il rapporto, il carbone è ormai al capolinea. La sua produzione elettrica è scesa al minimo storico del 9,2% e la maggior parte dei Paesi europei non produce energia con questo combustibile se non in percentuali ridotte.

Corsa alle rinnovabili: chi traina la transizione

Nella corsa alle rinnovabili, anche di fronte a risultati importanti come quello riportato dal think tank energetico Ember, non tutti i Paesi fanno la loro parte. Presi singolarmente, eolico e solare hanno prodotto più elettricità dei combustibili fossili solo in 14 dei 27 Stati membri.

A guidare la corsa alle rinnovabili è la Svezia, che produce più energia da solare ed eolico rispetto ai combustibili fossili già dal 2010. Bene anche il Lussemburgo, che supera la soglia dal 2017, mentre Finlandia e Lituania hanno raggiunto l’obiettivo nel 2022. Portogallo, Spagna, Austria, Francia e Belgio a partire dal 2023, mentre Ungheria e Germania hanno superato la soglia nel 2024.

Rientrano tra i virtuosi per la prima volta Paesi Bassi e Croazia. Molto vicini al raggiungimento dell’obiettivo anche Grecia, Bulgaria e Slovenia, che hanno investito nel solare.

Hanno invece prodotto più elettricità da combustibili fossili, rispetto a eolico e solare, Paesi come:

L’Italia resta indietro

L’Europa corre verso le fonti rinnovabili e questo avviene in tutti i Paesi, anche in quelli che non stanno trainando la corsa come la Svezia. In Italia, per esempio, è cresciuta la capacità di produzione attraverso l’energia solare, ma allo stesso tempo la produzione da gas è aumentata dell’8% nel 2025. Sono diverse le dinamiche interne che permettono l’esistenza di dati discordanti, come quando a maggio 2025 è stato segnalato un record di produzione di rinnovabili in Italia.

Italia e Germania, per esempio, sono i due Paesi che pagano di più per l’import di gas ai fini della generazione elettrica. In Italia, però, ci sono segnali di un maggiore utilizzo di energia rinnovabile, soprattutto nelle fasce della giornata più critiche come le ore serali. Questo è dovuto a un incremento delle batterie di accumulo, sulle quali il Paese sta investendo.

Infatti, l’Italia è uno dei leader nell’Unione Europea per diffusione di batterie e detiene il 20% della capacità operativa totale di alcuni impianti di grandi dimensioni. C’è però un problema: il governo sembra al momento più propenso a tenere aperte le centrali a carbone o a parlare di nucleare, piuttosto che seguire esempi virtuosi come quello della California sui consumi serali di elettricità con le batterie. Lo fa notare Michele Governatori, esperto senior energia del think tank Ecco.

Rinnovabili al 39,4% entro il 2030

Dall’altra parte, rispetto all’analisi di Governatori, c’è la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo del 9 gennaio 2026. Da questo si apprende una strategia diversa: entrerà in vigore il 4 febbraio e recepisce la direttiva europea del 2023 nota come Red III. Si tratta di ridisegnare l’intera architettura normativa del settore energetico italiano, con un intervento strutturale che tocca produzione elettrica, trasporti, efficienza degli edifici e gestione delle biomasse.

Il testo impone target ambiziosi per diversi settori. Per esempio, per quanto riguarda il riscaldamento e il raffreddamento, si prevede un incremento annuale dell’utilizzo di energia rinnovabile di almeno 1,1 punti percentuali nei prossimi cinque anni.

Poi c’è la questione edilizia, che prevede almeno il 40,1% dell’energia utilizzata negli immobili o nelle loro vicinanze da fonti pulite entro il 2030. Infine un richiamo al comparto industriale, che dovrà sforzarsi di più per incrementare del 5% entro il 2030 l’utilizzo di energia rinnovabile.

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