Green Track, il sistema italiano per guadagnare riciclando bene plastica, vetro e alluminio

Il professor Rosario Melissa sta lavorando a una tecnologia in grado di premiare chi ricicla bene, per motivare i cittadini

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

Secondo qualcuno, con la sua “svolta green” l’Unione Europea arriverà a multare i privati cittadini non in grado di fare la spesa in modo sostenibile. In realtà il grande rischio adesso è quello di finire a essere pagati per essere stati dei bravi cittadini. Potrebbe essere il cambio di prospettiva che accompagna il Green Track.

L’innovazione tecnologica non è più serva di un sistema punitivo ma è in grado di trasformarsi in un meccanismo che promette premi e vantaggi a chi ricicla correttamente. Una svolta che potrebbe rendere la sostenibilità meno ideologica e più concreta, meno morale e più conveniente.

Cos’è Green Track: l’idea dei bonus a chi ricicla

L’idea dell’italiano Rosario Melissa, docente universitario siciliano, nasce con l’obiettivo di motivare il privato cittadino a differenziare bene. Associare un’identità digitale a plastica, vetro e alluminio per tracciare il loro percorso è l’unico modo possibile per riconoscere il comportamento virtuoso di chi smista bene in casa i propri scarti.

Ogni imballaggio o materiale conferito correttamente entra in un sistema digitale che consente di monitorare il riciclo e, allo stesso tempo, di attribuire benefici a chi partecipa attivamente. Non solo controllo, quindi, ma anche incentivo. Non solo doveri ambientali, ma una forma di ritorno economico o simbolico per il cittadino.

La grande novità del brevetto sta nel fatto che non utilizza chip esterni ma un sistema di tracciabilità certificata dei contenitori lungo il loro intero ciclo di vita. Funziona dando a ogni prodotto una propria identità digitale univoca.

Le leggi italiane permettono l’esistenza di Green Track?

Green Track non agirebbe in un vuoto normativo. L’Italia sta già portando avanti una profonda trasformazione digitale nel settore dei rifiuti tramite il sistema Rentri (Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti) che dal 13 febbraio 2026 ha reso obbligatoria la gestione digitale dei formulari di identificazione dei rifiuti per molte categorie di operatori.

Questo cambiamento, poco visibile al comune cittadino, è fondamentale per aumentare la trasparenza e la tracciabilità delle movimentazioni: i formulari digitali consentono di sapere dove, quando e come il rifiuto è stato trattato, riducendo i rischi di frodi o gestioni non conformi.

Senza strumenti di questo tipo non sarebbe stato possibile scovare le operazioni di greenwashing che stanno dietro il riciclo della plastica.

Quali sono i possibili limiti dell’incentivo di Green Track

La tecnologia può aiutare a rendere il ciclo dei rifiuti più efficiente. È altrettanto vero che rischia di complicare qualcosa che, almeno in apparenza, dovrebbe restare semplice.

La raccolta differenziata funziona quando è intuitiva, quando le regole sono chiare e facili da seguire. Inserire identificativi digitali, app, sistemi di riconoscimento e meccanismi di premio potrebbe rendere il processo più difficile per una parte della popolazione, soprattutto per chi ha meno dimestichezza con gli strumenti digitali.

C’è poi il tema degli incentivi. Essere pagati per riciclare suona molto bene, ma è necessario chiedersi quanto possano valere questi incentivi per essere sostenibili nel breve e nel lungo periodo, anche dal punto di vista dei costi di gestione.

Un altro nodo cruciale riguarda l’integrazione con ciò che già esiste. Il settore dei rifiuti non parte da zero e negli ultimi anni ha già visto l’introduzione di sistemi digitali obbligatori per operatori, aziende e amministrazioni. Se Green Track resta un progetto parallelo potrebbe trasformarsi in un ulteriore livello di complessità anziché in una semplificazione.

Green Track, insomma, rappresenta un tentativo interessante di ripensare il rapporto tra cittadini, tecnologia e sostenibilità. L’idea di premiare i comportamenti virtuosi invece di limitarsi a punire quelli sbagliati è affascinante. Tuttavia, perché questa intuizione funzioni davvero, è necessario che sia chiara, semplice e accessibile agli utenti, integrata con il sistema già esistente e sostenibile sotto il profilo economico e gestionale.

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