La Lombardia è la prima regione che tenta di regolamentare l’apertura di nuovi data center sul proprio territorio. Il Consiglio regionale ha approvato il progetto di legge di regolamentazione, che permette l’insediamento di nuove strutture solo in aree dismesse. In questo modo si tenta anche di contenere il consumo di suolo e favorire la localizzazione presso i cosiddetti brownfield.
La legge arriva in una delle regioni che è già uno dei principali poli europei per l’insediamento di data center e apre quindi la strada a una regolamentazione regionale e a una maggiore sicurezza nazionale.
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Data center: progetto di legge per la regolamentazione
Con l’approvazione del progetto di legge che regolamenta l’apertura dei nuovi data center, la Lombardia diventa la prima regione in Italia non solo come polo europeo per l’insediamento di data center, ma anche per il tentativo di stabilire dei paletti netti.
Massimo Sertori, assessore agli Enti locali, Montagna e Risorse energetiche, ha sottolineato l’importanza della Lombardia come polo per il settore, grazie alla capacità attrattiva del territorio, ma spiega anche che tutto questo è stato possibile, fino a questo momento, senza una visione completa.
Spiega così che con questa legge:
Intendiamo colmare il vuoto, offrendo regole certe, procedure omogenee e un quadro di riferimento stabile per gli investimenti, soprattutto in termini di tempistiche e step procedurali certi e affidabili.
Dentro al progetto di legge ci sono criteri di sostenibilità e responsabilità territoriale; viene anche normato il recupero del calore residuo prodotto dai data center e le compensazioni ambientali e territoriali in favore dei comuni coinvolti da questi progetti.
Cosa cambia: zone e oneri
La Lombardia si porta a casa una legge per regolamentare l’installazione di data center sul territorio e lo fa anche mettendo regole stringenti. La norma approvata il 26 maggio 2026, infatti, ha visto l’ok anche a un incremento degli oneri per le aree rurali e per i parchi. Nella bozza si parlava di un aumento del +50% e +75%, mentre nel testo finale l’aumento è pari al 100% sulle aree rurali e al 200% nelle zone verdi.
L’obiettivo non vuole essere quello di disincentivare completamente, ma comunque di mettere un freno all’acquisto di aree con il solo scopo di realizzare data center.
Limiti ai data center: i dati lombardi
Misure stringenti perché la Lombardia è già una delle regioni con il maggior numero di progetti realizzati o da realizzare nel settore. Solo nell’area metropolitana, come riporta Il Sole 24 Ore, si contano:
- 33 data center attivi;
- 10 in fase di realizzazione;
- 23 in fase di valutazione.
Bersagliata l’area di Milano, ma non solo. Anche le province registrano un interesse in aumento. Nel resto della Lombardia, infatti, sono già attivi tre data center, uno è in costruzione e cinque sono in fase di valutazione.
Le stime arrivano dall’assessorato agli Enti locali e Risorse energetiche, che ha calcolato 22 miliardi di investimenti per i data center in Italia, la metà dei quali si concentra sul suolo lombardo.
Ci sono attori come Amazon, Aruba, Eni, Stack Emea e diversi altri; l’assessore Sertori sottolinea che non si può bloccare lo sviluppo delle aziende, ma si può provare a tenere sotto controllo il fenomeno evitando gli eccessi e lo sfruttamento esasperato del territorio.
Nuovo data center a Roma
Negli stessi giorni viene commissionato un grande data center in una struttura prefabbricata, che ne ha permesso un’installazione in appena cinque settimane.
Si tratta di un progetto da 28 milioni di euro che si sviluppa su una superficie complessiva di circa 1.200 m² con una capacità di oltre 200 rack e una potenza IT installata pari a 1,5 MW, progettata con un’architettura ridondante per garantire la massima continuità operativa.
Si tratta del più grande data center prefabbricato presente in Italia e ha lo scopo di fornire applicazioni critiche per la pubblica amministrazione, come l’app IO.