Fotovoltaico, cosa cambia dopo lo stop della Corte Costituzionale: gli impianti ammessi

La Corte Costituzionale conferma lo stop al fotovoltaico a terra su suolo agricolo: priorità a tetti, agrivoltaico e comunità energetiche.

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

La Corte Costituzionale ha confermato il divieto di installazione di impianti fotovoltaici a terra su determinate aree agricole. Rifacendosi a quanto previsto dal decreto Agricoltura, infatti, i giudici hanno ribadito che gli obiettivi di transizione energetica in Italia, in linea con quelli Ue, devono essere raggiunti garantendo comunque un equilibrio maggiore tra produzione di energia rinnovabile e tutela del territorio.

Perché la Corte Costituzionale ha confermato lo stop al fotovoltaico a terra

La pronuncia rappresenta un passaggio importante per il futuro delle energie rinnovabili nel nostro Paese, perché mette nero su bianco che la crescita del fotovoltaico non può avvenire a discapito della produzione alimentare e del consumo di suolo agricolo. La Corte, pronunciandosi, ha di fatto confermato la legittimità del decreto Agricoltura, con il quale il legislatore ha introdotto limitazioni all’installazione dei pannelli fotovoltaici a terra su numerose aree agricole, nel tentativo di preservare il patrimonio produttivo nazionale e contenere il consumo di suolo.

Negli ultimi anni il forte incremento degli investimenti nelle energie rinnovabili ha determinato una crescita significativa delle richieste di installazione di grandi impianti fotovoltaici sui terreni agricoli. Molti di questi interventi hanno riguardato superfici estese, con la conseguente occupazione di migliaia di ettari destinati fino a quel momento alle produzioni agricole. Da qui la necessità di tutelare allo stesso modo due interessi pubblici entrambi rilevanti, ovvero:

Gli impianti fotovoltaici che restano ammessi

La sentenza rafforza la possibilità di sviluppare il fotovoltaico ma attraverso modalità considerate compatibili con la tutela del territorio. In questo senso, tra gli impianti che continuano a rappresentare la soluzione privilegiata rientrano innanzitutto quelli installati sulle coperture degli edifici.

Tra le installazioni che consentono di produrre energia senza consumare nuovo suolo ci sono quelle effettuate sui tetti di:

C’è poi il cosiddetto agrivoltaico sostenibile che, a differenza degli impianti tradizionali installati direttamente sul terreno, prevede pannelli elevati da terra mediante strutture che consentono il normale svolgimento delle attività agricole sottostanti. In questo modo diventa possibile coltivare il terreno e, contemporaneamente, produrre energia elettrica.

Infine, un altro sistema destinato a crescere – che rientra tra quelli compatibili con la pronuncia della Corte Costituzionale – è quello delle comunità energetiche rinnovabili. Si tratta di modelli che consentono a cittadini, imprese, enti locali e aziende agricole di produrre, condividere e consumare energia rinnovabile all’interno dello stesso territorio, e rappresentano una delle principali alternative ai grandi impianti centralizzati.

Cosa cambia dopo la sentenza

La decisione della Consulta non rappresenta uno stop alle energie rinnovabili. Al contrario, conferma una diversa strategia di sviluppo del fotovoltaico, orientata verso soluzioni considerate più sostenibili sotto il profilo ambientale, agricolo ed economico.

Per l’Italia, infatti, l’obiettivo rimane quello di continuare a incrementare la produzione di energia pulita senza compromettere la funzione primaria dei terreni agricoli. Di conseguenza, in linea con gli obiettivi Ue del 2030, giurisprudenza e prassi stanno convergendo da un modello basato sull’occupazione del suolo a uno fondato sull’integrazione tra produzione energetica pulitica e attività agricola.

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