Bezos, 25 milioni per salvare il Pacifico: ma è bufera greenwashing

Il Bezos Earth Fund stanzia oltre 25 milioni di dollari per l'Oceano Pacifico, ma al fondatore di Amazon piovono nuove accuse di greenwashing

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

Jeff Bezos dirotta parte dei propri ricchissimi proventi verso gli oceani, ma non senza polemiche. A sei anni dalla maxi-promessa da 10 miliardi di dollari annunciata nel 2020, il Bezos Earth Fund ha reso noti nuovi finanziamenti per oltre 25 milioni di dollari destinati alla conservazione dell’Oceano Pacifico.

Un intervento che mira alla tutela di acque ed ecosistemi, ma che va a inserirsi in un contesto complesso, in cui il fondatore di Amazon è bersaglio di pesanti accuse di “greenwashing”.

Da 10 miliardi a 25 milioni

Il nuovo stanziamento annunciato da Bezos è parte di un impegno molto più ampio. Nel 2020 aveva promesso 10 miliardi di dollari da distribuire entro il 2030 attraverso il proprio Fondo. Il tutto al fine di combattere la crisi climatica.

Ad oggi ne sono stati erogati circa 2,4 miliardi, mentre restano da assegnare quasi 7,6 miliardi. In questo quadro si inseriscono i nuovi oltre 25 milioni dedicato al Pacifico. Quest’ultimo diventa così uno dei fronti centrali della rinnovata filantropia del multimiliardario.

Il piano per l’Oceano Pacifico

Lo stanziamento milionario rientra in un programma complessivo da 100 milioni di dollari, battezzato “Unlocking Blue Pacific Prosperity”, di cui finora sono stati assegnati 63,3 milioni. Gli interventi si concentrano su cinque nazioni dell’area:

Il traguardo è di quelli a dir poco ambiziosi, ovvero proteggere almeno il 30% delle acque del Pacifico entro il 2030, sostenendo le aree marine protette e una gestione sostenibile delle acque, contro il riscaldamento e l’acidificazione degli oceani. Già oggi 17 delle 22 nazioni del Pacifico stanno lavorando alla protezione dei propri mari.

Gli altri fondi: non solo oceani

L’iniziativa sul Pacifico, guidata da Lauren Sánchez Bezos, è solo uno dei capitoli dell’attività del fondo. Nel 2026 il Bezos Earth Fund ha annunciato:

Il progetto più discusso è però decisamente il “Phoenix Species Project”. È una ricchissima collaborazione da 200 milioni di dollari con Re:wild. Questa è l’organizzazione di Leonardo DiCaprio, che mira a riportare “dall’orlo dell’estinzione” 100 specie a rischio in 30 Paesi.

Le accuse di greenwashing

Non è però tutto rose e fiori quando si parla di Jeff Bezos, anzi. Diversi osservatori e numerosissimi utenti hanno infatti accusato sia lui che DiCaprio di “greenwashing”. Avrebbero creato un’immagine ecologica, utile a nascondere un impatto ambientale delle proprie scelte ben più ampio.

Wren Montgomery, docente di sostenibilità alla Queen’s University e ricercatrice del Greenwash Action Lab, ha definito il contributo di Bezos “una piccolissima goccia nell’oceano” rispetto all’impronta di Amazon. Il gigantesco colosso mondiale è infatti finito nel mirino per differenti aspetti, tra i quali inquinamento da plastica, deforestazione, enorme consumo di acqua ed energia dei suoi data center e non solo.

È opinione comune, dunque, che la filantropia dei miliardari serva generalmente a distrarre dalla responsabilità di governi e grandi aziende. Il fondo però si difende. Il direttore Cristián Samper spiega che le specie sono state scelte dove i partner locali sono pronti e “manca solo il finanziamento sostenuto”, promettendo una dashboard pubblica con i risultati.

Anche alcuni conservazionisti coinvolti difendono il progetto: “L’impatto reale non si potrà mettere in discussione”, afferma il partner Dax Dasilva. Resta però il nodo di fondo, al centro del dibattito ambientale. Possiamo davvero sperare che la generosità di pochi super-ricchi, decisamente non priva di interessi personali, sostituisca regole, tasse e responsabilità d’impresa?

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