Aggiornata dall’Unione europea la black list delle giurisdizioni non cooperative ai fini fiscali: vi sono entrati il Vietnam e l’arcipelago caraibico di Turks e Caicos. I Paesi che finiscono nella lista nera, sono dei territori o degli Stati che non rispettano gli standard internazionali di trasparenza e cooperazione fiscale: sono dei paradisi fiscali che utilizzano dei regimi agevolati per attirare capitali esteri, dove si ritiene venga agevolata l’evasione fiscale o il riciclaggio di denaro.
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Vietnam in black list: cosa cambia per le imprese italiane
Il Vietnam è entrato nella blacklist principalmente per non aver rispettato gli impegni presi in precedenza sulla trasparenza fiscale e sulla lotta all’elusione. Questa decisione ha un impatto diretto sulle aziende italiane che hanno delle partecipazioni o degli scambi diretti con il Paese asiatico, perché dovranno gestire un sistema fiscale leggermente più gravoso:
- gli utili provenienti da società vietnamite sono ora integralmente imponibili in Italia (100% del loro valore), perdendo l’esenzione parziale del 95% solitamente prevista per le partecipate estere;
- i costi pagati a fornitori residenti in Vietnam non sono più deducibili automaticamente. Le imprese italiane che hanno dei rapporti commerciali con questo Paese devono fornire una prova rigorosa (tramite il quadro RW della dichiarazione dei redditi) che l’operazione sia reale e risponda a un effettivo interesse economico.
- viene applicata la normativa CFC (Controlled Foreign Companies), la quale prevede che i redditi prodotti dalle filiali in Vietnam vengano tassati direttamente in capo alla casa madre italiana nello stesso anno in cui sono prodotti, a prescindere dall’effettiva distribuzione dei dividendi.
Indipendentemente dalla black list dell’Unione europea, il Vietnam ha introdotto una serie di riforme a cui gli investitori devono prestare attenzione prima di investire in questo Paese. Con l’intento di ridurre la burocrazia per le piccole e medie imprese straniere sono stati aboliti 38 settori condizionati, nei quali non sarà più necessario ottenere licenze speciali o pareri preventivi dai ministeri competenti prima di registrare l’attività. L’obiettivo è quello di favorire settori tecnologici, manifattura avanzata e servizi logistici, che il Vietnam intende potenziare per competere con i vicini regionali.
Chi esce dalla black list
Con l’aggiornamento del 16 febbraio 2026, il Consiglio dell’Unione europea ha rimosso tre giurisdizioni dalla black list:
- Figi;
- Samoa;
- Trinidad e Tobago.
Questi paesi sono stati cancellati dall’elenco dei territori non cooperativi dopo aver compiuto progressi significativi nel conformarsi agli standard internazionali di trasparenza fiscale e cooperazione richiesti da Bruxelles.
Perché alcuni paesi vengono considerati come paradisi fiscali
I Paesi che entrano in black list sono Stati o territori che favoriscono l’evasione fiscale attraverso tre caratteristiche principali:
- non sono trasparenti, perché non scambiano informazioni finanziarie con gli altri paesi, rendendo difficile tracciare i capitali;
- hanno dei regimi fiscali considerati dannosi perché permettono di accedere a una tassazione molto bassa o nulla (spesso vicino allo 0%) per attirare profitti che dovrebbero essere tassati altrove;
- permettono la creazione di società scatole vuote, che non svolgono attività reali sul territorio, ma servono solo a spostare denaro.
L’Unione Europea applica una serie di restrizioni alle aziende che utilizzano dei finanziamenti comunitari e che hanno rapporti con società presenti nei paradisi fiscali:
- non possono essere utilizzati dei fondi provenienti dal bilancio dell’Unione nelle succursali delle aziende europee situate in giurisdizioni black list.
- la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) applica controlli estremamente rigidi, che spesso precludono il finanziamento di progetti infrastrutturali o industriali in paesi non cooperativi.