Rottamazione quinquies dei Comuni, cosa cambia per Imu e Tari: l’appello di Giorgetti

Il ministro dell’Economia invita gli enti locali a usare la rottamazione quinquies: perché per i Comuni è più comodo non esigere i crediti

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Giancarlo Giorgetti chiama, ai Comuni la facoltà di rispondere: la rottamazione quinquies delle cartelle esattoriali potrebbe aprirsi presto anche agli enti locali.

Il ministro dell’Economia spinge affinché anche i sindaci utilizzino la definizione agevolata per smaltire l’accumulo di crediti che, soprattutto a livello comunale, si trascina da decenni.

Chi può aderire alla rottamazione quinquies

La rottamazione quinquies, introdotta con l’ultima legge di Bilancio, consente ai contribuenti di regolarizzare cartelle arretrate dal 2000 al 2023 pagando il solo debito originario, con interessi ridotti al 3% annuo e senza sanzioni.

Per i carichi statali l’adesione alla rottamazione quinquies è fissata entro il 30 aprile, con un piano fino a 54 rate bimestrali in nove anni. La relazione tecnica stima carichi potenzialmente interessati per circa 13 miliardi di euro e un gettito vicino ai 9 miliardi.

Rottamazione quinquies per i Comuni

La vera novità riguarda però gli enti territoriali. La norma attribuisce a Regioni e Comuni la facoltà, ma non l’obbligo, di introdurre proprie forme di definizione agevolata per tributi ed entrate di competenza, comprese quelle già oggetto di accertamento o contenzioso. Imu, Tari, multe della polizia municipale e, più in generale, le entrate patrimoniali possono rientrare nel perimetro della rottamazione quinquies, a condizione che ciascun ente approvi un regolamento ad hoc e rispetti l’equilibrio di bilancio.

È qui che si inserisce il discorso di Giorgetti, che va inteso come una moral suasion. Pur ribadendo l’autonomia dei Comuni, il titolare del Mef sottolinea come “lo spirito della rottamazione” possa valere anche a livello locale, soprattutto per liberare i bilanci da un magazzino di crediti accertati ma difficilmente esigibili. L’idea è che una soluzione transattiva con i contribuenti consenta di trasformare crediti fermi in incassi effettivi, aprendo “una stagione nuova” nei rapporti fiscali.

Ogni ente potrà decidere:

Dal punto di vista tecnico, la legge di Bilancio fissa alcuni paletti. Il regolamento locale dovrà prevedere un termine di adesione non inferiore a 60 giorni dalla pubblicazione e potrà escludere o ridurre interessi e sanzioni. Le misure dovranno essere coerenti con i principi costituzionali in materia tributaria e con la sostenibilità dei bilanci, con particolare attenzione ai crediti di difficile riscossione. Resta però un’incognita rilevante: l’eterogeneità. A differenza della rottamazione statale, uniforme su tutto il territorio, le definizioni agevolate comunali potranno variare sensibilmente da ente a ente.

Questa la posizione espressa da Giorgetti:

I Comuni hanno l’autonomia per decidere se fare o non fare, applicare o non applicare. Io penso che lo spirito della rottamazione valga anche per tutta la realtà comunale. L’auspicio è anche per andare rapidamente allo smaltimento di quell’immenso magazzino di crediti accertati che sono lì da decenni e continua a implementare. La soluzione in via transattiva con i contribuenti potrebbe aprire una stagione nuova. È lo spirito con cui la Lega ha introdotto questa misura.

La rottamazione quater dei Comuni

Non è un passaggio scontato. La precedente rottamazione quater aveva registrato una partecipazione limitata da parte dei Comuni

I Comuni inseriscono le entrate derivanti da recupero crediti nei loro bilanci. Tali voci, che nella maggior parte dei casi esistono solo sulla carta, figurano come entrate in attivo. Andare a gestirle in concreto, con il rischio di non riuscire a esigerne una parte considerevole, costringerebbe i Comuni a rivedere i bilanci al ribasso.

Si consideri poi che il personale amministrativo dei Comuni è risicato all’osso: addestrarlo per una rottamazione potrebbe essere un onere non indifferente.

Si aggiunga un ultimo elemento: la stragrande maggioranza dei Comuni in Italia conta meno di 10.000 abitanti. Nelle piccole realtà il sindaco conosce praticamente tutti gli adulti. Imporre un massiccio recupero crediti potrebbe essere un autogol elettorale.

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