Mini pacchi, rischio doppia tassa da 1° luglio: pagheremo fino a 7 euro a spedizione

Dal 1 luglio la sovrapposizione tra le tariffe europee e le misure italiane rischia di pesare fino a 7 euro in più su ogni spedizione

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Dal 1 luglio è in arrivo la tassa sui mini pacchi provenienti da Paesi extra europei. È stata pensata per mettere un freno agli acquisti soprattutto del settore fast fashion o di aggregatori di offerte come Shein e Temu. Questi negozi online prevedono acquisti di prodotti spesso di bassa qualità e a costi molto ridotti, anche di pochi centesimi. L’Unione Europea e l’Italia hanno posto due diverse tariffe per le spedizioni di un valore inferiore a 150 euro.

Si tratta proprio di due tasse che, sovrapponendosi, potrebbero arrivare a pesare fino a 7 euro in più su ogni spedizione. La nuova tariffa europea ha il valore di 3 euro e si aggiungerebbe al contributo previsto anche dall’Italia pari a 2 euro per pacco. Poi, è da considerare anche l’IVA su ogni ordine. Il settore della logistica teme la sovrapposizione delle due tasse e gli effetti che potrebbero avere sui flussi commerciali, quindi chiede all’esecutivo di intervenire.

Tassa sui pacchi sotto i 150 euro

Se n’è parlato a lungo tra la fine dello scorso anno e l’inizio del 2026, ma ormai mancano poche settimane all’introduzione della tassa sui pacchi provenienti da paesi fuori dall’Unione Europea dal valore inferiore ai 150 euro.

In realtà, il 1 luglio entrano in vigore due tasse simili:

Non è un errore, sono due tasse praticamente identiche, sovrapponibili e infatti sovrapposte. Il totale è di cinque euro a pacco: tre euro per la tassa europea e due euro per la tassa italiana.

Cosa succede ora?

Il governo italiano deve decidere cosa fare della sovrapposizione delle due tasse, ovvero cosa fare della propria tassa. La somma dei contributi richiesti arriva a 5 euro ed è considerata sproporzionata rispetto agli acquisti. Soprattutto perché le persone che ordinano prodotti da Paesi fuori dall’Unione Europea e sotto la cifra di 150 euro lo fanno acquistando prodotti a bassi prezzi.

L’obiettivo era proprio questo, ovvero di disincentivare l’acquisto di prodotti a basso costo dalla Cina. Vengono chiamate a loro favore istanze ambientaliste e sociali, ovvero contro la concorrenza sleale dei prodotti cinesi a basso costo rispetto alle imprese italiane. Il problema è che alla fine questa tassa colpisce tutti, anche chi non può permettersi l’acquisto di un bene dal valore superiore e per questo sceglie la controparte a basso costo.

E poi c’era anche la questione della ricerca di fondi. Infatti, la tassa è comparsa come alternativa a un’altra tassa cancellata, ovvero quella sui dividendi finanziari delle aziende. Nei prossimi tre anni servirebbe circa mezzo miliardo di euro secondo quanto riporta Il Post. Se si toglie la tassa sui pacchi e non c’è più la tassa sui dividendi finanziari, questi soldi da dove arriveranno?

Caos nel settore logistico

È molto probabile che si vada incontro a un nuovo rinvio dell’introduzione della tassa italiana. Non si è arrivati a una soluzione e non si è, in realtà, neanche discusso il problema.

Le criticità però ci sono e le aziende di spedizioni, non a caso, lamentano il rischio di una perdita di giro d’affari che peserà su tutta una filiera. Senza contare che le aziende si sono già attrezzate per aggirare la tassa: basta mandare i pacchi in altri paesi europei in cui la tassa non si paga e poi portarli in Italia con mezzi su ruote.

Un doppio danno, quindi, sia per l’impatto ambientale che non verrebbe ridotto, sia per le aziende italiane del settore logistico. Per salvaguardare le imprese manifatturiere italiane, in realtà si potrebbe fare un danno più ampio. Infatti c’è il rischio che, diminuendo il giro d’affari, ci sia una perdita per lo Stato italiano in tasse che le imprese del settore logistico avrebbero pagato per i loro servizi, tra IVA e altro.

Lo ha fatto notare Confetra, la Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica, che ha stimato in 25,5 milioni di euro la perdita per lo Stato se la tassa entrasse in vigore. For questo non chiede il rinvio, ma l’abolizione completa.

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