Imposta di bollo sul libretto di risparmio postale, quanto si paga e le esenzioni

Come viene calcolata l’imposta di bollo sui libretti postali, quando è dovuta e come la giacenza media influenza l’importo da pagare

Pubblicato:

Alessandra Di Bartolomeo

Giornalista di economia

Giornalista esperta di risparmio, ha maturato una vasta esperienza nella divulgazione di questioni economiche.

L’imposta di bollo sul libretto di risparmio postale è una tassa annuale che interessa milioni di risparmiatori italiani. Non è legata agli interessi maturati ma alla giacenza media presente sul libretto nel corso dell’anno, per cui può essere dovuta anche se quest’ultimo viene utilizzato solo come deposito di liquidità e senza che si effettuino operazioni frequenti.

Capire come viene calcolata, quando scatta l’obbligo e quali regole si applicano ai libretti è importante per evitare costi inattesi e gestire al meglio i propri risparmi.

Che cos’è l’imposta di bollo

Se la giacenza media annua annua complessiva dei libretti postali di una persona fisica supera i 5.000 euro, scatta l’imposta di bollo. Si tratta di un tributo del sistema fiscale italiano dovuto su tutti i prodotti finanziari. Per le persone giuridiche non esiste soglia di esenzione, per cui si paga sempre.

Il tributo è stata esteso in modo strutturale a partire dalle manovre fiscali introdotte dal Decreto Legge numero 201 del 6 dicembre 2011 noto come Salva Italia e successive modifiche. Prima di allora, infatti, i libretti postali godevano di un regime più favorevole: erano equiparati ai depositi a risparmio tradizionali e molti risparmiatori pagavano cifre irrisorie o praticamente nulle rispetto ai conti correnti.

A quanto ammonta oggi l’imposta di bollo

Il calcolo dell’imposta di bollo sul libretti di risparmio postale, come già accennato, si basa sulla giacenza media annua. Significa che non conta quanto denaro c’è sul libretto in quel singolo momento ma qual è la media delle somme presenti giorno per giorno nel corso dell’anno.

Le regole sono le seguenti:

Viene addebitata al momento della rendicontazione annuale, ovvero al 31 dicembre. Se il libretto viene chiuso prima dell’anno viene applicata al momento della chiusura in proporzione al periodo di apertura con un addebito minimo che può essere anche solo 1 euro.

Uno studio della Banca d’Italia del 2023 ha evidenziato che una percentuale molto alta di famiglie italiane deposita denaro proprio nei libretti postali o nei conti correnti mantenendo giacenze medie vicine alla soglia dei 5.000 euro.

Per tale fascia di popolazione, quindi, l’imposta di bollo non è soltanto un costo amministrativo ma un fattore che incide sulla pianificazione finanziaria rendendo più necessaria la diversificazione.

Quali libretti sono soggetti all’imposta di bollo

Tutti i libretti di risparmio, anche quelli cointestati, rientrano nel calcolo della giacenza media. Significa che non viene valutato il saldo di ciascun libretto separatamente ma la media di tutti i saldi giornalieri dei libretti del medesimo intestatario (somma dei saldi diviso giorni del periodo considerato).

In questo modo si evita che venga addebitata a chi supera la soglia dei 5.000 euro solo per brevi periodi a causa, ad esempio, dell’accredito temporaneo di denaro. Se però quest’ultimo è elevato può incidere sulla media complessiva e quindi sull’applicazione, anche se alla fine dell’anno il saldo reale del libretto è inferiore alla soglia.

Come evitare di pagare l’imposta di bollo

Per non pagare l’imposta di bollo una delle vie principali è quella di mantenere la giacenza media sempre sotto i 5.000 euro, ad esempio trasferendo il denaro su conti deposito o altri strumenti dove l’imposta non è fissa ma proporzionale allo 0,20% annuo del capitale investito.

È importante però considerare che ogni strategia ha dei pro e dei contro per cui la scelta va valutata con attenzione rispetto ai rischi e agli obiettivi di risparmio personali.

Qual è l’effetto dell’imposta di bollo sul rendimento reale

Sul rendimento effettivo dei propri risparmi, l’imposta di bollo può avere degli impatti significativi. I libretti di risparmio, infatti, offrono tassi di interesse molto bassi, quelli base sono infatti dello 0,001% se non si attivano delle offerte Supersmart.

In questo scenario, una tassa fissa di 34,20 euro rischia di azzerare o addirittura superare i pochi interessi maturati nell’anno. Se il libretto viene utilizzato solo come parcheggio per la liquidità, quindi, il costo del bollo può risultare spropositato rispetto ai benefici ottenuti.

Il confronto con gli altri prodotti finanziari

I libretti postali non sono l’unico strumento finanziario soggetto a imposta di bollo. Come detto, infatti, ci sono anche i conti deposito che seguono un regime completamente diverso in quanto l’imposta non è fissa ma proporzionale, uguale allo 0,20%.

Ci sono poi i buoni fruttiferi postali che sono un’altra alternativa diffusa tra i risparmiatori per depositare denaro. Per tali prodotti l’imposta non è fissa ma proporzionale e dipende dal valore nominale del titolo posseduto. Dal 2012, essa è uguale allo 0,20% del capitale investito ed è calcolata in base ai giorni di possesso. Significa che chi detiene un bfp per un periodo parziale la paga solo per i giorni effettivi e non sull’intero anno.

Se ad esempio un risparmiatore deposita 10.000 euro in tale prodotto per 6 mesi, il calcolo avviene applicando lo 0,20 su tale cifra e poi rapportando il risultato ai 6 mesi effettivi.

Per quanto riguarda invece i Btp e le altre obbligazioni, si paga una tassa un’imposta di bollo proporzionale sul deposito titoli, uguale allo 0,20% annuo del valore complessivo del portafoglio. Mentre il bollo è costante, però, i titoli di Stato godono di una tassazione agevolata sui rendimenti che è del 12,5% a differenza di quella dei libretti e delle obbligazioni private tassati al 26%.

È possibile avere l’esenzione dall’imposta di bollo

Non esiste un’esenzione automatica dell’imposta di bollo sui libretti postali solo se si ha un reddito o un Isee basso. L’unica soglia è quella di 5.000 euro di giacenza media.

L’esenzione legata al reddito si applica invece ai conti correnti di base che sono pensati per persone con redditi bassi o che si trovano in condizioni di svantaggio. Chi apre questa tipologia di conto non paga l’imposta di bollo se rispetta i requisiti previsti dalla normativa che sono:

Chi è titolare di un trattamento pensionistico fino a 18.000 euro lordi annui, inoltre, può ottenere il conto base gratuito.

I libretti di risparmio sono esclusi dal calcolo Isee?

C’è un’importante novità normativa recente che riguarda i libretti di risparmio postale. Si tratta del modo in cui vengono considerati in base all’Isee anche se non si elimina il bollo in senso fiscale.

Dallo scorso 5 marzo 2025, i libretti di risparmio, i titoli di Stato e i buoni postali sono esclusi dal calcolo del patrimonio mobiliare ai fini del valore Isee fino a un massimo di 50.000 euro per nucleo familiare.

Ciò significa che nel calcolo Idee tali somme non vengono considerate come patrimonio favorendo un Isee più basso e quindi la possibilità di poter accedere a prestazioni sociali agevolate legate alla situazione economica.

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