Carburanti alle stelle dopo la crisi in Iran: speculazione o mercato?

I prezzi della benzina possono salire con il petrolio, ma cartelli e speculazione sui carburanti sono vietati e possono portare a sanzioni e responsabilità penali.

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Giorgia Dumitrascu

Avvocato civilista

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La crisi tra Iran e USA ha riportato tensione sui mercati energetici e il petrolio è tornato a salire rapidamente. Nel giro di pochi giorni il rincaro si è trasferito anche sul costo dei carburanti.
In Italia la benzina ha superato in media 1,80 euro al litro e il gasolio vicino ai 2 euro. In autostrada il diesel ha sfiorato i 2,5 euro.
In Liguria, dove i carburanti sono storicamente tra i più cari del Paese, gli aumenti hanno riacceso le polemiche.
Le associazioni dei consumatori parlano di speculazione sui carburanti e sulle dinamiche dei prezzi lungo la filiera. Il diritto prevede limiti precisi: accordi tra operatori per mantenere prezzi elevati sono vietati dall’antitrust e, nei casi più gravi, le manovre speculative sui beni essenziali possono integrare anche un reato.

Perché i prezzi della benzina salgono dopo una crisi internazionale

Le tensioni con l’Iran hanno riacceso i timori sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo tra Iran e Oman da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Quando la stabilità dell’area viene messa in discussione, gli operatori temono interruzioni nelle forniture e le quotazioni del greggio salgono.
L’aumento del petrolio si trasferisce quasi subito anche sui carburanti. Tuttavia, in queste settimane il diesel è aumentato più rapidamente della benzina, nonostante entrambi derivino dallo stesso petrolio.

Indicatore Prima della crisi Dopo la crisi Iran Variazione
Brent circa 75 $ circa 93 $ +24%
Benzina circa 1,68 € circa 1,84 € +9%
Gasolio circa 1,59 € circa 2,00 € +25,8%

Parte del carburante venduto oggi deriva da scorte di petrolio acquistato quando il Brent era su livelli più bassi, ma i prezzi dei carburanti vengono aggiornati immediatamente seguendo le quotazioni più recenti. Questo meccanismo genera extra-margini temporanei nella filiera, specie nelle fasi di forte volatilità dei mercati energetici.
È il fenomeno noto come “rocket and feather”, i prezzi alla pompa salgono rapidamente, come un razzo, quando il petrolio aumenta, ma scendono più lentamente, come una piuma, quando le quotazioni del greggio tornano a calare. Alcune analisi di settore stimano che questa asimmetria possa generare extra-profitti tra 3 e 7 miliardi di euro l’anno lungo la filiera petrolifera.
Peraltro, l’aumento del gasolio ha effetti che vanno oltre gli automobilisti. In Italia circa l’80% delle merci viaggia su gomma, e l’impennata dei carburanti incide sui costi della logistica e dell’autotrasporto. Il rincaro del diesel può tradursi in oltre 2.400 euro di costi aggiuntivi annui per camion, con effetti che si riflettono lungo tutta la catena dei trasporti e, inevitabilmente, sui prezzi finali dei beni.

Rincari dei carburanti e sospetto di speculazione

La distanza tra costi energetici e prezzi nei distributori è uno degli indicatori più osservati nel mercato dei carburanti. In condizioni normali gli aumenti seguono l’andamento del petrolio con un certo ritardo, legato ai tempi della raffinazione, delle scorte e della distribuzione.
Nelle fasi di forte volatilità, però, gli aumenti alla pompa possono risultare più rapidi o più ampi rispetto alla variazione dei costi della materia prima, ampliando il differenziale tra costi e prezzi finali. Questo scarto non dimostra in automatico l’esistenza di un illecito, ma è uno dei segnali che può far emergere il sospetto di speculazione sui carburanti.

Cartelli sui carburanti: i limiti del diritto antitrust

Nel mercato dei carburanti la formazione dei prezzi dipende anche dal livello di concorrenza tra operatori della distribuzione. In presenza di una competizione effettiva, compagnie petrolifere e gestori tendono a differenziare le proprie offerte per attirare clienti. Quando invece i comportamenti si allineano o diventano coordinati, il mercato rischia di perdere la sua dinamica competitiva.

“Il diritto antitrust interviene se il rialzo deriva da accordi tra operatori destinati a limitare la concorrenza, alterando il funzionamento del mercato”.

L’art. 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), vieta tutte le intese tra imprese idonee a restringere o falsare la concorrenza nel mercato interno. La norma colpisce in particolare gli accordi diretti a:

I medesimi principi sono recepiti nell’ordinamento italiano dalla l. n. 287 del 1990, che disciplina la tutela della concorrenza a livello nazionale.
Nel settore dei carburanti il rischio più rilevante riguarda la possibile formazione di cartelli tra operatori della distribuzione.

“Un’intesa volta a mantenere artificialmente elevati i prezzi della benzina o del gasolio, oppure a coordinare i rincari tra diverse compagnie o gestori, rappresenterebbe una tipica violazione delle norme antitrust”.

Il controllo spetta all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), che può avviare istruttorie, effettuare ispezioni presso le imprese e accertare l’esistenza di accordi restrittivi della concorrenza.

“In caso di cartello accertato, la normativa consente di applicare sanzioni fino al 10% del fatturato realizzato dall’impresa nell’esercizio precedente”.

Speculazione sui carburanti: il rischio penale

Se la manipolazione del mercato non deriva da un accordo tra imprese ma da operazioni dirette a provocare artificialmente la rarefazione del prodotto o l’aumento dei prezzi, l’ordinamento prevede una tutela ancora più incisiva.
L’art. 501-bis c.p., sanziona le manovre speculative su merci.

“La norma è stata introdotta proprio per contrastare operazioni dirette a provocare rincari artificiali su beni di largo consumo o di primaria importanza per la vita economica del Paese”.

Benzina e gasolio non sono soltanto beni strategici per il sistema dei trasporti, nella prassi economica vengono considerati anche beni di prima necessità.
La fattispecie sanziona le condotte dirette a alterare artificialmente il mercato, provocando una rarefazione del prodotto o un aumento ingiustificato dei prezzi. La sanzione è la pena della reclusione fino a 3 anni e la multa per chi realizza queste manovre speculative:

Il sistema di tutela del mercato dei carburanti è su due livelli: da un lato il diritto antitrust, che interviene contro gli accordi tra imprese che limitano la concorrenza; dall’altro il diritto penale, che colpisce le manovre speculative capaci di alterare artificialmente la disponibilità dei beni e il livello dei prezzi.

Prezzi dei carburanti sospetti: chi controlla e cosa si può fare

Il mercato dei carburanti è un settore monitorato dalle autorità pubbliche proprio per l’impatto che il prezzo di benzina e gasolio ha sull’economia e sulla vita quotidiana. Il controllo non riguarda la fissazione diretta dei prezzi, che restano determinati dal mercato, ma la verifica che lungo la filiera non si formino comportamenti distorsivi o pratiche speculative.
L’ AGCM vigila sul rispetto delle norme antitrust e può intervenire se emergono indizi di accordi tra operatori destinati a coordinare gli aumenti o limitare la concorrenza nel settore della distribuzione.
Accanto all’Antitrust opera la Guardia di Finanza, che svolge attività di controllo economico-finanziario sulla filiera dei carburanti. Le verifiche possono riguardare sia eventuali irregolarità nella formazione dei prezzi sia comportamenti riconducibili a pratiche speculative.
Un ruolo di monitoraggio è svolto anche dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e proprio nelle fasi di forte volatilità dei mercati energetici il Ministero può attivare la Commissione di allerta rapida carburanti, un organismo tecnico che ha il compito di monitorare l’andamento dei prezzi e segnalare anomalie.
Nel dibattito politico ed economico di queste settimane è tornato inoltre al centro il tema della accisa mobile, uno strumento fiscale che consente di ridurre temporaneamente il peso delle accise quando il prezzo del petrolio supera determinate soglie.

Segnalazioni ed esposti: come denunciare una speculazione

Accanto ai controlli istituzionali esistono anche strumenti che consentono ai cittadini di segnalare possibili anomalie nei prezzi dei carburanti. È possibile verificare i valori praticati nei distributori attraverso il portale pubblico “Osservaprezzi carburanti MIMIT”, che raccoglie le comunicazioni obbligatorie dei gestori sugli aggiornamenti dei prezzi.

“Il portale consente di confrontare i prezzi praticati nelle singole stazioni di servizio con le medie nazionali e regionali, offrendo un primo indicatore per individuare eventuali scostamenti anomali”.

Quando emergono situazioni sospette è possibile presentare segnalazioni all’Autorità Antitrust, che può avviare istruttorie in presenza di indizi di accordi anticoncorrenziali tra operatori della distribuzione. Nei casi più gravi i cittadini possono inoltre presentare esposti alla Guardia di Finanza, che ha il compito di svolgere le verifiche investigative necessarie.

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