Concordato preventivo biennale 2026-27, la guida: novità, benefici e rischi per le partite IVA

L'Agenzia delle Entrate pubblica la guida al concordato preventivo biennale 2026-27: chi aderisce, i vantaggi e le novità per le partite IVA

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

É stata pubblicata la guida ufficiale al concordato preventive biennale 2026/27. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito quelle che sono le regole, i benefici e le novità del patto con le quali le partite IVA possono fissare in anticipo il proprio reddito con il Fisco per due anni.

Tutto ciò riguarda unicamente i contribuenti soggetti agli Indici Sintetici di Affidabilità (Isa) per il 2025 e la scadenza per l’adesione è fissata al 2 novembre 2026.

Cos’è il concordato preventivo biennale

Partiamo dalle basi, quindi da una spiegazione semplice di questa opzione garantita dal Fisco. In parole povere è un accordo con l’Agenzia delle Entrate. Chi aderisce accetta una proposta di reddito.

Il contribuente paga le tasse per il biennio 2026-27 su quella base, a patto che rientri in una di queste categorie:

Come detto, occorre però prima di tutto rientrare soggetti agli Isa per il 2025.

Come funziona e i vantaggi

Il principio è tremendamente semplice. Una volta concordato il reddito, si evita il pagamento di tasse sull’eventuale guadagno in eccesso. In cambio dell’adesione, il contribuente ottiene una serie di benefici, tra i quali:

La proposta di reddito, inoltre, non può crescere a dismisura. Per chi ha un punteggio Isa tra 6 e 8, l’aumento massimo è del 30% rispetto all’anno precedente. Chi è sotto il 6, invece, ha un tetto fissato al 35%.

Le novità 2026: più flessibilità dal Fisco

Il decreto legislativo 148/2026 ha introdotto alcune novità. L’unica degna di nota riguarda la maggiore tolleranza verso gli errori. Di fatto non è più prevista la decadenza automatica dal concordato in caso di sbagli in fase d’accesso o di requisiti mancanti.

Si potrà quindi correggere eventuali irregolarità con delle dichiarazioni integrative, senza perdere l’accordo. La decadenza però non sparisce, ma resta limitata ai casi più gravi, ovvero quando emergono scostamenti superiori al 30%. Tutto ciò al fine di rendere lo strumento meno rigido e più appetibile per le imprese.

Incentivi e rischi

Chi rinnova il patto dopo il biennio 2024-25 riceve incentivi aggiuntivi:

C’è però anche un rischio notevole. Un rovescio della medaglia molto discusso: chi non aderisce subirà dei controlli più serrati e soglie dimezzate per l’applicazione delle sanzioni.

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