Bonus prima infanzia 2026, quali aiuti spettano alle famiglie e come richiederli

Il bonus prima infanzia non è una misura unica: ecco quali agevolazioni reali esistono, dai nuovi nati all’asilo nido, e come ottenerle

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

Spesso, nel confuso panorama dei bonus e degli aiuti statali, si sente parlare di un generico “bonus prima infanzia”. Molti genitori si domandano come richiederlo e quali siano i requisiti, ma la verità è che un bonus con questo nome specifico non esiste a livello nazionale. È una definizione impropria che talvolta viene usata per indicare, in modo collettivo, l’insieme delle agevolazioni economiche e dei sostegni dedicati ai nuclei familiari con figli.

Al posto di un unico bonus fantasma, le famiglie possono contare su una serie di misure mirate, ciascuna con precisi destinatari e regole di accesso.

Perché parlare di “bonus prima infanzia” è fuorviante

Utilizzare questo nome crea confusione e alimenta false aspettative. Porta a cercare una misura inesistente, rischiando di trascurare le molteplici opportunità concrete, ognuna con target e tempistiche specifiche.

Va detto che il cosiddetto “bonus prima infanzia” esiste, ma solo localmente; varia tra Comuni e Regioni e non è previsto a livello nazionale. Importi, limiti di età dei bambini (generalmente compresi tra 0 e 3 anni) e soglie Isee variano per ogni territorio. Così come le spese ammissibili, che possono includere rette di asili nido, micronidi, servizi educativi o altro. In alcuni casi vengono pubblicati bandi annuali o sperimentali, rendendo necessario consultare periodicamente i siti istituzionali locali.

L’unico “bonus prima infanzia” attualmente esistente è quello del Comune di Cuneo, che riguarda le famiglie con minori residenti nella città e di età compresa tra i 3 e i 36 mesi. Il contributo è di 100 euro mensili

Quali bonus esistono per le famiglie: l’Assegno Unico

L’Assegno Unico e Universale rappresenta oggi il principale strumento di sostegno economico alle famiglie con figli in Italia, ed è una misura centrale anche per la fascia della prima infanzia. Nel 2026 il funzionamento dell’assegno unico non cambia sostanzialmente rispetto a quello dello scorso anno. È un sostegno economico che viene erogato ai nuclei nelle quali ci sono figli a carico e viene attribuito per ogni singolo figlio:

Anche nel 2026 l’importo viene erogato in base a parametri come:

Bonus mamme lavoratrici

Uno dei pilastri è il bonus mamme lavoratrici, che per il 2026 vede un incremento significativo: da 40 a 60 euro per un massimo di 12 mensilità, per un totale di 720 euro annui. È esentasse e non influisce sull’Isee. I requisiti sono i seguenti:

Bonus nuovi nati

Confermato e sempre molto atteso, il bonus nuovi nati è un contributo una tantum di 1.000 euro per ogni nascita, adozione o affido pre-adottivo. Per accedere al contributo, il richiedente (e il nucleo familiare) deve possedere i seguenti requisiti:

Se i genitori sono separati o non convivono sotto lo stesso tetto, la domanda per ottenere l’agevolazione deve essere inoltrata solo dal genitore convivente con il bambino.

Bonus asilo nido

Il contributo per le rette del nido (pubblico o privato) resta un aiuto fondamentale per le famiglie con bambini sotto i tre anni. L’importo massimo può arrivare fino a 3.000 euro annui, in base all’ISEE e alla data di nascita del bambino.

Secondo le regole del 2026, rientrano tra le spese del Bonus asilo nido:

Congedo parentale facoltativo

Il sostegno ai genitori non passa solo per trasferimenti monetari; anche il tempo da dedicare alla cura dei figli è altrettanto cruciale. Secondo quanto previsto dalle novità introdotte nella Manovra 2025 (e confermate per quella 2026), l’indennità del congedo parentale è stata ripartita sulla base di questo schema:

Oltre i 9 mesi, l’indennità è pari al 30% dello stipendio se in possesso di un reddito individuale inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione Inps. In caso contrario, la domanda non è ammessa.

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