Bonus 500 euro del decreto Coesione, come si possono spendere davvero le somme

Il Ministero del Lavoro elenca le spese ammissibili per beneficiari con partita Iva: vietati consumi privati e obbligo pagamenti tracciabili

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

Sono arrivati i primi contributi, il che porta con sé anche i primi dubbi. Chi ha ottenuto i 500 euro al mese (per 36 mesi) del decreto Coesione si chiede ora come possa effettivamente spendere quelle somme.

Sappiamo che per avere l’accredito occorre aver avviato un’attività nei settori strategici, ma online circolano delle interpretazioni non proprio esatte sulle modalità di spesa. Chiariamo un punto: quei 500 euro non possono essere spesi per le prossime vacanze estive.

È una somma con un obiettivo preciso, fissato nella norma. Devono aiutare il soggetto a sostenere l’avvio dell’attività imprenditoriale. È importante rispettare queste regole e poter dimostrare tutto in caso di controlli, così da non incorrere in problemi. A fare chiarezza è proprio il Ministero del Lavoro, che ha fornito un elenco indicativo delle spese ammissibili per i titolari di partita Iva beneficiari.

Cos’è l’incentivo del decreto Coesione

La misura si concretizza in un contributo di 500 euro mensili per un totale di 36 mesi. Il tutto gestito dall’Inps e rivolto ai giovani under 35 disoccupati che avviano un’attività imprenditoriale o libero-professionale (in settori considerati strategici).

Non importi simbolici, bensì un sostegno reale che, nell’arco di tre anni, può fare la differenza nella fase più delicata, quella dell’avvio. Proprio per questo la destinazione delle somme è vincolata alle esigenze del business, e non lasciata alla libera scelta del beneficiario.

Come si possono spendere i 500 euro

Il principio base è uno. La spesa dev’essere inerente e, dunque, utile all’attività in questione. All’interno di questo perimetro, il Ministero indica diverse categorie ammissibili:

Il punto più frainteso è proprio questo. I 500 euro non sono un’entrata da utilizzare liberamente per consumi privati. Usarli per una cena, un viaggio o spese personali non è consentito, perché tradirebbe l’obiettivo finale della misura, che è il sostegno all’avvio dell’impresa.

Un errore su questo fronte può tradursi in contestazioni e nella richiesta di restituzione delle somme. È dunque fondamentale documentare con attenzione ogni spesa, dimostrandone il legame con l’attività.

Obbligo pagamenti tracciabili

La modalità di pagamento è fondamentale. Così come in molti ambiti fiscali, è fondamentale sfruttare strumenti tracciabili. Niente contanti, dunque:

In attesa di eventuali ulteriori chiarimenti da parte dell’Inps, il consiglio per i beneficiari è semplice: spendere il contributo solo per ciò che serve davvero all’attività e conservare tutta la documentazione. Solo così i 500 euro al mese diventano un supporto reale e non un problema enorme in fase di controllo.

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