Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha accettato una tregua con l’Iran, dell durata di due settimane. La tregua è arrivata a meno di due ore da una scadenza che lui stesso aveva trasformato in un ultimatum: riaprire lo Stretto di Hormuz oppure affrontare conseguenze devastanti.
Solo fino a poche ore prima il tono era quello di uno scontro inevitabile, con dichiarazioni durissime e timori di un attacco su larga scala. “Un’intera civiltà morirà stanotte”, aveva prospettato Trump tramite un post social. Poi è arrivata la proposta iraniana. Da entrambe le parti si rivendica il merito della tregua.
Indice
Tregua Usa-Iran
La tregua Usa-Iran è stata raggiunta grazie alla mediazione del Pakistan e in particolare grazie al primo ministro Shehbaz Sharif e al capo dell’esercito Asim Munir.
Entrambe le parti hanno proclamato il successo. Trump ha parlato di una “vittoria totale al 100%”, sostenendo che gli obiettivi militari siano stati superati. L’Iran, d’altra parte, ha descritto l’accordo come una vittoria sulla pressione statunitense.
Trump ha accennato a una proposta iraniana in 10-15 punti che fungerà da base per un accordo di pace a lungo termine da finalizzare durante queste due settimane.
Il conflitto, giunto alla sesta settimana, ha già causato oltre 5.000 morti di cui 1.600 sono civili iraniani.
Israele contro Libano
Dopo l’annuncio sono comunque scattati allarmi in diversi Paesi del Golfo: si sono sentite esplosioni e sono stati segnalati lanci di missili e attacchi con droni. Kuwait, Bahrein, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno attivato le difese aeree in risposta ai segnali d’allarme.
Israele ha rilevato missili iraniani e intercettato minacce sopra Tel Aviv. E Israele continua a muoversi: il Governo guidato da Benjamin Netanyahu ha accettato la tregua con l’Iran ma con una precisazione: il Libano resta fuori dall’accordo.
Il nodo dello Stretto di Hormuz
Il vero centro della crisi è lo Stretto di Hormuz, dal quale passa circa un quinto del petrolio mondiale oltre a gas, fertilizzanti e molte altre merci. Bloccarlo significa colpire direttamente l’economia globale.
Non a caso appena è stata annunciata la tregua i mercati hanno reagito immediatamente: petrolio in calo sotto i 100 dollari al barile, Borse in rialzo. La speranza è quella di vedere effetti immediati sul costo della benzina. Ma l’equilibrio rimane fragile.
La tregua oltre Hormuz
Dietro la tregua non c’è solo Hormuz: negli Stati Uniti la guerra è sempre meno popolare. I costi aumentano, la tensione cresce e l’opinione pubblica inizia a mostrare segni di stanchezza. Inoltre Trump nei sondaggi mostra un indice di gradimento al 17%, mai così basso. Accettare una pausa permette a Trump di abbassare la pressione, evitare un’escalation difficile da controllare e, allo stesso tempo, presentare la scelta come un successo.
Le minacce di Trump di distruggere la civiltà iraniana avevano ricevuto dure critiche dall’Onu e dal Papa. Fra i commentatori qualcuno ha anche agitato lo spettro dei crimini di guerra.
I prossimi passi si giocheranno a Islamabad, in Pakistan, dove sono previsti colloqui diretti tra Stati Uniti e Iran. L’obiettivo è trasformare questa pausa in qualcosa di più stabile. Ma i nodi da sciogliere sono tanti: dalle sanzioni al programma nucleare, fino al controllo dello Stretto di Hormuz.