L’embargo dei rifornimenti di petrolio verso Cuba, disposto dagli Stati Uniti per motivi geopolitici, sta già avendo effetti devastanti per la popolazione dell’isola e dell’area caraibico-latina. Il timore per il mercato del combustibile fossile potrebbe coinvolgere anche l’altra sponda dell’Atlantico.
Le conseguenze per l’Italia potrebbero riguardare, più che i prezzi del carburante, altri settori della cooperazione economica con Cuba. In primi il turismo.
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Perché gli Usa hanno imposto l’embargo a Cuba
Partiamo dall’inizio, come si dice. Come dimostrato dall’operazione Maduro in Venezuela e dalle minacce su una (impraticabile con la forza) presa della Groenlandia, gli Stati Uniti stanno vivendo un momento di rivolgimento strategico nel proprio emisfero geografico di appartenenza.
In questo frangente, cioè, Washington vuole annullare ogni potenziale fonte di pericolo nel proprio “cortile di casa”, che comprendere anche l’America Latina e l’area dei Caraibi. Cuba si è posta storicamente come antagonista degli Usa, per di più a due passi dal territorio americano, consentendo la penetrazioni di potenze antagoniste come Russia e Cina.
In cambio l’isola ha ricevuto dai Paesi alleati, inclusi Venezuela e Messico (parimenti anti-statunitensi), tutto ciò di cui aveva bisogno e di cui non dispone naturalmente: cibo, tecnologia ed energia. Ciclicamente, gli Stati Uniti chiudono uno di questi rubinetti verso L’Avana. Stavolta, come nel periodo di cooperazione cubana con l’Unione Sovietica durante al Guerra Fredda, è venuto il turno del petrolio.
La carenza di carburante sta stritolando la già fragile economia dell’isola sempre più rapidamente. Si sono già registrati numerosi blackout e impatti a cascata su trasporti e servizi. Di fronte all’offensiva statunitense, la rete di “amici” di Cuba non si è dimostrata in grado di arginare l’embargo.
L’obiettivo dell’amministrazione Trump è duplice: riaffermare l’egemonia nelle Americhe e inviare un chiaro messaggio ai Paesi ostili anche lontani geograficamente. Tradotto: bloccare o scoraggiare i Paesi che esportano carburanti a Cuba, anche tramite minacce tariffarie e sanzioni secondarie.
Effetti in Italia e in Europa: impatto diretto sui prezzi quasi nullo
Per Italia e Unione europea l’impatto diretto su petrolio e benzina è, in linea generale, molto limitato. L’Europa comunitaria non dipende da Cuba come fornitore energetico né vede nell’isola un hub di redistribuzione dei rifornimenti.
I dati della Commissione europea sul commercio di beni Ue-Cuba mostrano che la voce “mineral fuels” è decisamente contenuta: nel 2024 le importazioni europee da Cuba sono state di circa 9 milioni di euro, mentre l’export Ue verso l’isola si è attestato su circa 74 milioni di euro complessivi.
In altre parole, l’embargo statunitense non si è tradotto in uno shock di offerta per i mercati europei. Se si registrassero movimenti sui prezzi dei carburanti in Europa, sarebbero più plausibilmente legati a dinamiche globali (OPEC, shipping, domanda energetica, logistica), come già osservato negli ultimi anni a causa delle guerre in corso. In tale scenario allargato, il “fattore Cuba” non è che un tassello per noi periferico.
Le possibili conseguenze su turismo e commercio
Il blocco energetico di Cuba potrebbe tuttavia impattare in maniera indiretta sul turismo italiano e sulla cooperazione generale con L’Avana. L’isola ha già annullato centinaia di voli per la carenza di carburanti anche per il comparto dell’aviazione. Se la situazione resterà critica o peggiorerà, potranno crescere cancellazioni e costi operativi sulle rotte italo-cubane.
Fermo restando che non si tratta di un effetto automatico, ma soltanto possibile, l’embargo cubano potrebbe riverberare i suoi effetti su tour operator europei (anche italiani), costi assicurativi e reputazionali delle rotte. In particolare:
- riduzione dei collegamenti e aumento dei costi di viaggio;
- cancellazioni e rimborsi per pacchetti turistici;
- contrazione della domanda verso la destinazione cubana.
Logistica e pressione diplomatica
Quando Washington irrigidisce l’applicazione delle misure ostili, aumenta per imprese e banche il rischio di “over-compliance” verso i Paesi colpiti: evitare transazioni anche lecite per timore di sanzioni o di problemi di clearing in dollari. In tal senso l’impatto potenziale in Europa e in Italia si concentrerebbe su:
- esportazioni verso Cuba (alimentare, farmaceutica, macchinari), già tarata su volumi contenuti;
- costi di compliance e assicurazione del credito;
- tempi e rotte di spedizione.
L’inasprimento della crisi energetica potrebbe inoltre aumentar la pressione sulle politiche Ue verso Cuba, come la richiesta di canali umanitari e iniziative di aiuto.