Prezzo dell’oro oltre quota 5mila dollari in attesa dei nuovi tassi Bce e Fed

Il costo dell'oro tiene: tra guerra in Iran e politica monetaria, l’oro continua a essere il principale bene rifugio per gli investitori

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Il prezzo dell’oro resta sopra la soglia dei 5.000 dollari l’oncia. Nelle prime ore della giornata del 18 marzo l’oro viene scambiato a circa 5.009 dollari, con una variazione marginale dello 0,08%, segnale di una stabilizzazione su livelli storicamente elevati.

Al di là del del movimento giornaliero del metallo prezioso, il mantenimento sopra questa soglia del prezzo dell’oro rappresenta un indicatore chiave del clima finanziario: l’oro, tradizionalmente bene rifugio, continua a beneficiare di un contesto dominato da incertezza e volatilità. E paura.

Oro e banche centrali

Dopo l’apertura all”insegna dello sprint, l’oro è calato fino a raggiungere i 4.992 dollari l’oncia attorno alle 10:00 del mattino. Un calo fisiologico, in parte spiegato dalla presa di profitto. Resta comunque il segno di un’apertura solida che vede nell’oro il re dei beni rifugio.

L’attenzione degli investitori è ora rivolta soprattutto alle decisioni di Federal Reserve e Banca Centrale Europea. Il mercato si aspetta una pausa sui tassi, ma ciò che conta davvero saranno le indicazioni future.

Tassi elevati tendono normalmente a penalizzare l’oro, che vede assottigliarsi il rendimento. Ma in questa fase il metallo giallo continua a reggere grazie al peso delle variabili geopolitiche: la guerra in Iran e l’incertezza sullo Stretto di Hormuz, che si vanno a sommare alle minacce di Trump all’America latina (Cuba) e alla guerra in Ucraina oramai di lunga data.

La guerra in Iran resta uno dei principali elementi di pressione, con le tensioni nell’area e gli scossoni sui mercati che stanno alimentando la domanda di asset difensivi, spingendo gli investitori a ridurre l’esposizione al rischio.

I movimenti osservati sulle Borse confermano il trend: da un lato titoli energetici e utility mostrano debolezza mentre dall’altro lato l’oro consolida il suo ruolo di copertura contro shock esterni.

Oggi l’oro non è più soltanto una protezione contro l’inflazione, come in tempo di pace, ma è una componente strutturale dei portafogli.

In parallelo, i mercati azionari europei mostrano un atteggiamento attendista, con rotazioni settoriali e focus sui prossimi segnali macroeconomici. In questo contesto, il prezzo dell’oro diventa una sorta di “termometro della paura”.

Fino a dove può salire l’oro, le ipotesi

Alcuni analisti ipotizzano ulteriori margini di crescita, con target anche oltre i 6.000 dollari nel caso di un prolungamento delle tensioni globali e di politiche monetarie meno restrittive.

Molto dipenderà da tre fattori chiave:

Prezzo dell’oro quadruplicato in dieci anni

Confartigianato Firenze evidenzia che nel 2016 l’oro valeva circa 36 euro al grammo, mentre oggi sfiora i 150 euro: il costo dell’oro è in pratica più che quadruplicato. Ed anche l’argento è passato da circa 0,44 euro al grammo a oltre 2,5 euro.

Il quotidiano La Nazione ha raccolto il commento di Jacopo Ferretti, segretario generale di Confartigianato Imprese Firenze:

Il prezzo di oro e argento è aumentato rapidamente e gli artigiani devono riorganizzare il lavoro per gestire costi molto più alti.

Così commenta Bianca Guscelli della storica argenteria Brandimarte:

Sempre più persone entrano per vendere oggetti, convinte che il valore sia solo nel peso. Ma dietro c’è manifattura, design, qualità, ed è questo che rende unico il nostro lavoro. Un oggetto artigianale non è solo materia prima ma il risultato di competenze, esperienza e tradizione. Ed è questo che continua a rendere il lavoro delle nostre botteghe unico e riconoscibile nel tempo.

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