Crisi del gas, perché l’Italia paga troppo e Sánchez ha ragione

Sánchez sfida il Consiglio Europeo sui costi energetici e mentre l'Italia affoga nel gas, Madrid porta i numeri dell'energia green

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Pedro Sánchez si porta a casa un risultato d’immagine non da poco quando, al Consiglio Europeo del 19 marzo, ha potuto dimostrare numeri alla mano che le politiche energetiche rinnovabili funzionano. Con la crisi scatenata come conseguenza dell’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, il costo dell’energia è aumentato perché legato al prezzo del petrolio e del gas. Il primo è aumentato oltre i 100 dollari al barile, mentre il gas naturale è praticamente raddoppiato rispetto a febbraio. E il conto lo pagano i cittadini europei, tranne gli spagnoli. Sánchez ha ricordato a tutti come la Spagna può dimostrare che le rinnovabili permettono di avere un minore impatto dalla guerra.

Intervistato, ha risposto che la Spagna “può dare una lezione”, può essere un esempio per il resto d’Europa, perché ha scommesso sulle energie rinnovabili ormai otto anni fa e ora i risultati si vedono. Il prezzo dell’elettricità la scorsa settimana era di 14 euro al megawattora, mentre in Italia, in Francia e in Germania aveva superato i 100 euro al megawattora. Sánchez ha ragione, lo conferma la direttrice esecutiva del think tank sul cambiamento climatico E3G, che ricorda come i Paesi fortemente dipendenti dal gas, come l’Italia, siano i più esposti all’aumento dei costi dei combustibili fossili e delle sue ripercussioni macroeconomiche. E l’Italia è tra i Paesi che consumano più gas.

Cosa ha detto Sánchez

Il premier spagnolo, Pedro Sánchez, ha rivendicato il ruolo di modello della Spagna per l’Unione Europea nella gestione della crisi energetica. Lo ha fatto mettendo a confronto i costi dell’energia di Spagna e delle potenze economiche europee come Francia, Germania e Italia.

Il discorso di Sánchez è un discorso contro i movimenti politici in seno all’Europa che vogliono rallentare o bloccare la transizione ecologica e gli obiettivi del Green Deal.

Intervistato, ha dichiarato:

Credo che la Spagna possa fornire ottimi esempi di come questa trasformazione energetica, di come questa scommessa sulle energie rinnovabili stia facendo sì che i nostri concittadini, le nostre industrie, le nostre imprese, i nostri lavoratori e le nostre famiglie subiscano un impatto minore sul prezzo del gas.

Questo avviene perché in Spagna il 60% dell’elettricità proviene da fonti rinnovabili. Così, sabato scorso, la Spagna ha registrato un prezzo dell’elettricità pari a 14 euro per megawattora. In Italia, in Germania e in Francia era superiore a 100 euro per megawattora.

Sánchez ha spiegato che non è un caso, ma è dovuto al fatto che negli ultimi otto anni il governo spagnolo ha puntato con coerenza sul settore delle rinnovabili. “Il che ci ha portato oggi, a differenza di otto anni fa, all’avanguardia nella diffusione delle energie rinnovabili, guadagnando così autonomia strategica e proteggendo le nostre economie, le nostre famiglie, la nostra industria, i nostri lavoratori e le nostre imprese”, ha concluso.

Perché l’Italia paga così tanto?

L’Italia si è presentata allo stesso Consiglio Europeo con toni diversi rispetto alla Spagna, ovvero con la richiesta di sospendere il sistema di scambio di emissioni Ets. Lo ha fatto perché l’Italia sta pagando un prezzo molto più alto rispetto ad altri Paesi europei per l’energia.

L’Italia infatti è tra i Paesi più esposti, e lo è perché è fortemente dipendente dal gas. Secondo i dati di E3G è in testa alla classifica dei paesi che consumano più gas.

La federazione nazionale imprese elettrotecniche ed elettroniche ha pubblicato un report nel quale evidenzia come in Italia, nel 2025, siano stati installati appena 6,2 GW di rinnovabili, per la prima volta in flessione dell’8,2%. In generale, i progetti per le energie rinnovabili sono in attesa di risposta e in molti casi in ritardo. Legambiente, il 6 marzo scorso, ha pubblicato un altro importante report che ci racconta che il 69,3% dei progetti da fonti rinnovabili è ancora in attesa di conclusione dell’istruttoria tecnica: sono 1.234 su 1.781.

I prezzi nel resto d’Europa

La Spagna continuerà a puntare sull’energia rinnovabile. Questa è la dichiarazione del premier Pedro Sánchez, che rivendica l’aver trasformato i punti di debolezza in punti di forza, a partire dai costi dell’energia. Ora la Spagna è più competitiva, può sostenere prezzi più bassi e lo fa proprio grazie alle rinnovabili. Così si porta a casa un risultato importante: un’energia del 20% più economica della media europea.

Si tratta di un risultato che mette insieme le energie rinnovabili e lo sfruttamento dell’energia nucleare, ma su questo punto Sánchez è chiaro: il governo continuerà a porterare avanti il programma di chiusura delle centrali. Il motivo è che l’energia verde è più economica, soprattutto nel lungo periodo. Sánchez la mette anche su un piano etico, perché gli obiettivi della transizione ecologica sono “quello di cui abbiamo bisogno per lasciare ai nostri figli e figlie un mondo abitabile”.

L’impennata dei prezzi provocata dalla guerra in Iran ha invece conseguenze sul resto d’Europa, un impatto non uniforme che colpisce alcuni Paesi più di altri. Tra questi sicuramente l’Italia, ma anche Germania e Francia. Nel dettaglio, i prezzi dell’energia per questi paesi sono di:

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