Prezzi degli alimentari in aumento a causa del caro carburante, melanzane +21,5% e uova +8,5%

L’aumento del costo dei carburanti si trasferisce sui prodotti freschi con rincari a doppia cifra per molte categorie di largo consumo

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

L’aumento del costo del carburante, correlato alla guerra in Iran e alla crisi dello Stretto di Hormuz, si riflette sul carrello della spesa e soprattutto sui prezzi degli alimenti freschi.

Secondo un’analisi di Assoutenti basata sui dati Istat, il rincaro del gasolio che sta facendo lievitare i costi del trasporto su gomma si riflette sui prezzi al dettaglio di frutta, verdura e altri prodotti alimentari.

I prodotti più colpiti dagli aumenti

A guidare la classifica dei rincari sono le melanzane, che registrano un aumento medio del +21,5% su base annua. Seguono i piselli (+19,6%) e i frutti di bosco (come mirtilli, lamponi e ribes) che segnano un +16,3%.

Non va meglio per altri prodotti molto diffusi sulle tavole italiane:

Incrementi rilevanti interessano anche carciofi (+8,8%), uova (+8,5%), carne bovina (+8,4%) e ovina (+7,2%), oltre a cavolfiori e broccoli (+7,2%). Più contenuti ma comunque significativi gli aumenti per agrumi (+6,6%) e peperoni (+6,4%).

Trasporti e carburante, perché i prezzi salgono

Il legame tra carburanti e alimentari è diretto: gran parte dei prodotti freschi viene trasportata su gomma lungo la Penisola. Quando il prezzo del gasolio cresce, aumenta il costo della logistica e questo si riflette rapidamente sui listini al consumo.

Assoutenti sottolinea come proprio questa dinamica stia incidendo in modo evidente soprattutto sui prodotti non lavorati, che già segnano un aumento medio del +4,7% annuo, superiore alla media generale degli alimentari (+2,8%).

Non solo cibo, rincari diffusi

L’effetto dei rincari sui carburanti non si limita al settore alimentare: tra i beni non alimentari si registrano aumenti marcati relativamente a

Anche il comparto turistico mostra segnali di crescita dei prezzi, con le tariffe degli alloggi in aumento del 4%.

Ma il rincaro del gasolio rischia di mandare fuori mercato un’azienda di trasporto su gomma su cinque entro la fine del 2026: oggi un pieno di diesel per un tir costa oltre 1.067 euro, ovvero +250 euro rispetto a fine 2025. Il costo del carburante può arrivare a circa 76.860 euro per camion, con un aumento di quasi 17.500 euro rispetto al 2025. Le imprese di trasporto e i padroncini non sono vessati solo dalla scarsità di carburante, ma anche dalla crisi di liquidità in considerazione del fatto che, fra le altre cose, nel settore i pagamenti possono arrivare dopo mesi.

Per quanto riguarda i voli estivi, il timore è che la crisi di Hormuz faccia mancare il cherosene sufficiente per far volare gli aerei nel periodo estivo. Nel frattempo inizia a contrarsi la disponibilità di fertilizzanti e farmaci.

La richiesta di Assoutenti al Governo

Il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso chiede la proroga del taglio delle accise su benzina e gasolio fino alla fine dell’emergenza, insieme a controlli più attenti su possibili anomalie nei prezzi:

Sui prezzi del comparto alimentare sta incidendo l’escalation dei carburanti che ha aggravato i costi di trasporto specie per i prodotti freschi: per questo il governo deve prorogare fino a fine emergenza il taglio delle accise e vigilare con la massima attenzione su speculazioni o andamenti anomali dei listini.

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