Il 24 febbraio sono entrati in vigore i nuovi dazi Usa voluti da Donald Trump, promessi quattro giorni prima nell’ambito dell’annuncio della “imposizione di una tariffa temporanea all’importazione per affrontare problemi fondamentali nei pagamenti internazionali”.
L’aliquota aggiuntiva è del 10% e si applica oltre ai dazi Nmf (Most Favoured Nation) già esistenti, ovvero quelli applicati alla nazione più favorita.
Indice
I nuovi dazi Usa
La Commissione europea ha chiarito che alcune categorie di prodotti dell’Unione restano escluse dalle nuove tariffe Usa decise dall’amministrazione di Donald Trump.
Secondo quanto annunciato dal portavoce per il Commercio Olof Gill, sono esentati aeromobili e parti di aeromobili, prodotti farmaceutici e prodotti energetici, in quanto già coperti dagli impegni assunti nell’accordo di luglio tra Ue e Stati Uniti.
Bruxelles ha inoltre precisato che non vi sarà alcuna “sovrapposizione” con i dazi già in vigore ai sensi della Sezione 232 statunitense per motivi di sicurezza nazionale: acciaio, automobili, camion e legname non subiranno quindi una doppia imposizione. Il nuovo 10% non si somma alle tariffe già applicate su questi comparti, scongiurando un ulteriore aggravio per settori industriali già fortemente colpiti dalla guerra commerciale.
Tetto al 15% per i dazi
La Commissione europea ribadisce che gli Stati Uniti devono rispettare gli impegni contenuti nella Dichiarazione Congiunta Ue-Usa, che fissa un tetto massimo complessivo del 15% per il trattamento tariffario dei prodotti europei. Nella maggior parte dei casi, i dazi Nmf applicati dagli Stati Uniti alle importazioni dall’Ue sono inferiori al 5%: con l’aggiunta del nuovo 10% si resta dunque entro il limite concordato. Tuttavia, per circa il 7% delle esportazioni europee verso il mercato statunitense, l’aliquota di base supera già il 5%, con il rischio concreto di oltrepassare il tetto del 15%.
Secondo Bruxelles, Washington avrebbe fornito “indicazioni chiare” sulla volontà di rispettare l’accordo, ma restano da chiarire le modalità operative e giuridiche con cui tali impegni verranno tradotti in pratica. Un elemento di incertezza è rappresentato anche dalla definizione della fase attuale come “transitoria”, con una durata massima di 150 giorni: per l’Ue, questa finestra può trasformarsi in un limbo normativo che penalizza imprese ed esportatori.
Dazi, le mosse di Bruxelles
La Commissione continua a negoziare ulteriori esenzioni tariffarie e a mantenere aperto il canale del dialogo politico con l’amministrazione Trump. Il commissario al Commercio Maros Sefcovic ha ribadito davanti alla commissione Inta del Parlamento europeo che l’Unione deve rimanere impegnata nell’attuazione della Dichiarazione congiunta, tutelando al contempo la prevedibilità e la certezza giuridica per le imprese europee.
La linea di Bruxelles resta dunque improntata alla de-escalation, ovvero:
- difendere l’accordo di luglio;
- evitare una nuova spirale di ritorsioni;
- garantire che i prodotti europei continuino a beneficiare del trattamento più competitivo possibile sul mercato statunitense.
Ma la partita resta aperta: senza chiarimenti rapidi da Washington, il rischio di nuove tensioni commerciali resta concreto.
Cosa cambia per le imprese
Dunque, tirando le somme, le imprese di aeronautica, farmaceutica ed energia restano fuori dai nuovi dazi Usa. Per questi comparti, già coperti dagli accordi Ue-Usa, non ci sono nuovi costi diretti legati al 10% aggiuntivo.
Non c’è la doppia stangata per acciaio, auto, camion, legname: per i settori già colpiti dai dazi Usa ex Sezione 232, il nuovo 10% non si somma alle tariffe esistenti.
Nella maggioranza dei casi si resta sotto il tetto del 15%: poiché il dazio Nmf Usa è spesso inferiore al 5%, con il +10% molte imprese restano formalmente entro il limite concordato tra Ue e Usa.
Perché i nuovi dazi di Trump
Come è noto, il 20 febbraio la Corte suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegale la prima formulazione dei dazi voluta da Trump. Il presidente Usa l’ha vissuto come un tradimento, dal momento che anche alcuni giudici conservatori gli hanno votato contro. Le vecchie tariffe non sono più in riscossione dalla mezzanotte del 24 febbraio, ora americana.
Trump ha reagito con un’esibizione muscolare: un nuovo dazio globale del 15% in sostituzione di quelli annullati dalla Corte suprema, basati su una differente base giuridica.