Gli effetti farfalla della guerra in Iran colpiscono soprattutto i mercati asiatici e l’Europa. Il blocco dello Stretto di Hormuz e le crescenti incertezze sulla tenuta della globalizzazione, cioè della sicurezza del commercio via mare, possono determinare un prepotente rincaro dei prezzi anche in Italia.
Secondo le stime del Codacons, basterebbe un aumento dell’inflazione di appena un punto percentuale per provocare una nuova stangata da circa mille euro l’anno per famiglia tra bollette, carburanti, beni di consumo e tassi dei mutui.
Blocco di Hormuz, petrolio sopra i 90 dollari a barile e Borse in rosso
Il conflitto in Medio Oriente ha effetti immediati sui mercati energetici globali, in particolare su petrolio e gas. E quando l’energia rincara, l’impatto si diffonde rapidamente su carburanti, trasporti, bollette e prezzi alimentari. Il prezzo del greggio è schizzato a oltre 90 dollari a barile, deprimendo i mercati e facendo registrare una delle peggiori settimane degli ultimi anni alle Borse di mezzo mondo.
Piazza Affari ha perso il 6% complessivo nell’ultima settimana di contrattazioni. Nello stesso intervallo i listini europei, nel loro insieme, hanno bruciato 918 miliardi di euro. Un macigno che aumenta anche i timori di stagflazione e rallentamento dell’economia e, dunque, di un rialzo dei tassi di interesse da parte di Bce e Fed.
A causa degli attacchi iraniani, anche l’Arabia Saudita ha interrotto la produzione nella sua principale raffineria. Ampie fette della produzione di idrocarburi sono state fermate anche in Israele e Iraq, paralizzando di fatto la catena dei maggiori distributori mondiali.
Sauditi ed Emirati Arabi Uniti hanno predisposto oleodotti alternativi attraverso Mar Rosso e Golfo di Oman, ma si tratta di infrastrutture insufficienti a compensare gli effetti del blocco di Hormuz. Come ben sanno gli iraniani, che giocano proprio sul ricatto economico ed energetico.
L’allarme del Qatar sul gas naturale liquefatto
L’allarme più preoccupante arriva dal Qatar, che ha paventato lo stop totale all’esportazione di energia. L’emirato, fornitore chiave per Europa e Asia, aveva già chiuso i siti di gas naturale liquefatto, responsabili di circa un quinto dell’export globale di GNL.
L’infrastruttura gasiera è particolarmente vulnerabile, in quanto basata su una capacità di liquefazione fissa e contratti fortemente vincolati alla destinazione. I volumi di riserva e stoccaggio sono peraltro minimi, scatenando una potenziale corsa di europei e asiatici a fornitori alternativi. Determinando così ulteriori aumenti del prezzo del gas.
Più proseguirà il blocco dello Stretto di Hormuz, più i prezzi di petrolio e gas saliranno man mano che si esauriscono le scorte dei Paesi occidentali. Con ricadute dirette anche sui flussi di import-export con i Paesi del Golfo Persico. E su ambiti collegati come i flussi di fertilizzanti, vitali per molti Paesi asiatici, il cui prezzo medio globale è già salito del 46%.
Danni anche all’export italiano di frutta e verdura
L’effetto Iran ha contagiato anche uno dei settori più importanti dell’export italiano: l’ortofrutta. Secondo Confagricoltura, l’aumento delle tensioni logistiche e il blocco di delle consegne verso i mercati del Golfo hanno fatto marcire tonnellate e tonnellate di prodotti freschi stoccati in depositi e container.
Come riferito dal presidente della Federazione nazionale di prodotto Frutticoltura di Confagricoltura, Michele Ponso, ci sono già navi cariche di mele ferme e sono arrivate numerose disdette di ordini per le prossime settimane. Il caso delle mele è esemplare per comprendere i potenziali effetti nefasti della guerra scatenata da Usa e Israele contro la Repubblica Islamica.
L’Italia ha chiuso il 2025 con una produzione di mele di circa 2,32 milioni di tonnellate e l’Arabia Saudita rappresenta il terzo mercato di sbocco per i frutti provenienti dal nostro Paese. Un mercato da circa 70 milioni di euro, la metà del valore dell’export allargato all’intero Medio Oriente (oltre 150 milioni di euro).
A impattare in maniera esiziale sul commercio di frutta e verdura italiane è l’incertezza della logistica internazionale. MSC, ad esempio, ha annunciato che depositerà i carichi destinati al Golfo nel porto sicuro più vicino, applicando anche un sovrapprezzo di 800 dollari per container per coprire i costi aggiuntivi delle deviazioni.
Energia, carburanti e mutui più cari: quasi mille euro in più a famiglia
Le tensioni geopolitiche hanno già provocato il rialzo dei listini dei carburanti. Benzina e gasolio stanno salendo e in autostrada alcuni prezzi alla pompa hanno superato i 2 euro al litro per la modalità “servito”.
Un danno non solo per gli spostamenti privati e pubblici, ma anche per il trasporto delle merci destinate a negozi e supermercati, con possibili ripercussioni sui prezzi finali dei prodotti alimentari. Per non parlare del rincaro dei voli, con le compagnie aeree che scaricano sugli utenti i maggiori costi di carburante, ritardi e cancellazioni.
A preoccupare gli italiani sono anche gli effetti su bollette di luce e gas e sui tassi dei mutui. Il Codacons ha stimato che si registrasse un aumento dell’1% dell’inflazione, la spesa annua di una famiglia con due figli crescerebbe di circa 457 euro a parità di consumi.
Questo peso va inoltre a sommarsi al carico inflazionistico già stimato dall’Istat per il 2026 prima dell’escalation iraniana. Si tratta dell’1,1%, che porta il conto complessivo a circa 959 euro annui per nucleo familiare.