Frenata per oro, argento e platino dopo il rally: su cosa investire nel 2026

Nonostante la frenata di oro, argento e platino, investire nei metalli preziosi conviene ancora. I fattori da considerare e i prezzi

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

L’oro arriva al 2026 con il vento in poppa: a fine dicembre 2025 ha toccato un massimo storico di 4.548 dollari l’oncia e l’avvio del nuovo anno potrebbe spingere ulteriormente i prezzi, sostenuti dai flussi verso i beni rifugio, dall’incertezza politica e da un dollaro statunitense più debole.

Ma in questa prima seduta dell’anno sui mercati asiatici, il lingotto spot è quotato a 4.596 dollari l’oncia (-0,42%), mentre il contratto future con scadenza a febbraio sul Comex si ferma a 4.600 dollari (-0,51%). Il calo non risparmia nemmeno gli altri metalli: platino e argento scendono rispettivamente a 2.359 dollari (-2,22%) e a 90,56 dollari (-1,94%).

Oro, la corsa verso i 5.000 dollari

Il panorama per l’oro nel 2026 è dominato da una domanda cruciale: il metallo giallo riuscirà a sfondare la quotazione dei 5.000 dollari l’oncia? Secondo HSBC, la risposta è sì. L’analista James Steel ritiene possibile che l’oro “raggiunga o si avvicini” a questa soglia epocale già nel primo semestre dell’anno. La strada, però, non sarà lineare: si prevedono fasi di elevata volatilità e brusche correzioni anche nel mezzo della tendenza generale al rialzo.

I motivi di questa potenziale ascesa sono tre:

Tuttavia, la seconda parte del 2026 potrebbe presentare ostacoli. Un eventuale raffreddamento delle tensioni geopolitiche potrebbe togliere slancio al rally. Inoltre, prezzi più alti stimolano un aumento dell’offerta mentre scoraggiano la domanda fisica per gioielleria. Se i flussi d’investimento finanziario dovessero calare, questi fattori potrebbero agire da potente freno.

Argento, tra deficit e domanda industriale

Il futuro dell’argento nel 2026 è difficile da decifrare, tra un fabbisogno industriale importante e un’offerta che fatica a tenere il passo.

Oltre la metà del consumo globale di argento è industriale. Il settore fotovoltaico guida la crescita, ma anche l’elettronica di potenza, i veicoli elettrici e i semiconduttori di nuova generazione contribuiscono a mantenere una domanda elevata.

Ma la produzione mineraria vede una crescita prevista marginale (0,5%-1,5%). Anche il riciclo, sebbene in aumento, non basta a colmare il gap. Il risultato è un deficit strutturale del mercato per il quarto anno consecutivo. L’argento quindi è sia un bene rifugio in tempi di incertezza (seguendo spesso l’oro), sia un asset ciclico legato alla salute industriale globale. Questa dualità ne accentua la volatilità.

Per gli investitori, l’argento rappresenta un’opportunità tattica e strutturale, offrendo esposizione ai megatrend della transizione verde e della tecnologia. Tuttavia, è fondamentale un approccio attento alla volatilità e una scelta oculata dei veicoli d’investimento.

Platino, l’inizio di un nuovo ciclo rialzista?

Oltre all’oro, il platino è stato il protagonista indiscusso del 2025, con un rally superiore al 90% che ha interrotto un trend ribassista che durava da anni. Ma quali sono stati i fattori che hanno portato a questa inversione? Sono diversi:

Il 2026 si prospetta un anno interessante per i mercati, con la combinazione di geopolitica, politiche monetarie e megatrend industriali che continueranno a dettare il ritmo.

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