Bollette in Europa più care, la guerra in Iran ci costa 3 miliardi per l’energia

La guerra in Iran fa salire i prezzi energetici: gas +50% e petrolio +27%. L’Ue accelera su rinnovabili e nucleare per ridurre la dipendenza

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

Il conflitto in Medio Oriente sta già lasciando il segno sulle bollette energetiche europee. Lo ha detto senza mezzi termini la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, intervenendo alla sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. Il riferimento è al dibattito congiunto sul prossimo vertice Ue e sull’intervento militare di Stati Uniti e Israele in Iran.

I numeri del conflitto

I dati citati da von der Leyen sono inequivocabili: dall’inizio del conflitto i prezzi del gas sono aumentati del 50% e quelli del petrolio del 27%. Tradotto in cifre concrete, significa che solo dieci giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei 3 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili. “Questo è il prezzo della nostra dipendenza”, ha sottolineato la presidente.

Nonostante gli sforzi di diversificazione compiuti dal 2022, l’Europa resta strutturalmente vulnerabile agli shock dei mercati globali. Per questa ragione Bruxelles intende mantenere ferma la rotta sulla strategia energetica a lungo termine, definendo un errore strategico le spinte di chi vorrebbe tornare ai combustibili russi. L’obiettivo è ora analizzare le componenti della bolletta: il costo dell’energia pesa per il 56%, seguito dagli oneri di rete (18%), dalle tasse (15%) e dai costi del carbonio (11%).

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Nucleare e rinnovabili

La strategia europea punta su quelle che von der Leyen definisce “fonti energetiche nazionali a basse emissioni”. Se negli ultimi dieci anni il solare e l’eolico hanno superato le fonti fossili nel mix energetico dell’Ue, la storia dell’atomo è stata più complessa, con una quota scesa dal 33% nel 1990 al 15% attuale.

Ha ammesso la presidente:

credo sia stato un errore strategico voltare le spalle a una fonte affidabile e conveniente come il nucleare. Questa energia non è in competizione con quella rinnovabile, ma sono più potenti se gestiti insieme.

Le energie rinnovabili e il nucleare, ha ricordato von der Leyen, hanno mantenuto prezzi stabili durante tutta la crisi. Questo dimostra, secondo la presidente, che la diversificazione è la strada giusta. “Possiamo certamente essere più pragmatici e più intelligenti nella sua attuazione, ma la direzione di marcia è quella giusta”.

Come l’Ue vuole rilanciare il nucleare

Ursula von der Leyen ha presentato la strategia europea per rilanciare il settore atomico civile. Il piano si articola su tre pilastri:

Secondo le stime della Commissione europea, il settore avrà bisogno di 240 miliardi di euro di investimenti entro il 2050. Il fondo annunciato da von der Leyen rappresenta un primo strumento per ridurre il rischio finanziario e colmare il divario accumulato rispetto a Cina e Stati Uniti.

Si tratta di un cambio di rotta storico. Da cinquant’anni le istituzioni europee non sostenevano attivamente la filiera nucleare. Solo dal 2023 l’energia atomica è stata riconosciuta come “sostenibile” nella tassonomia europea. Oggi, su 411 reattori attivi nel mondo, 122 si trovano in Europa, circa la metà dei quali in Francia.

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