Il prezzo del gasolio ha sfondato il massimo storico in Italia, raggiungendo i 2,154 euro al litro. Per la prima volta da marzo 2022, tre aree (Calabria, Lombardia e la Provincia di Bolzano) hanno superato quella soglia critica che fino a pochi mesi fa sembrava lontana. E non si tratta di un episodio isolato: secondo gli esperti, anche le altre regioni italiane potrebbero allinearsi nel giro di pochi giorni.
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Il precedente record
Per trovare un caso simile bisogna tornare al 14 marzo 2022, nel pieno dell’invasione russa dell’Ucraina. In quella settimana, il prezzo medio del diesel in Italia raggiunse i 2,154 euro al litro. Fu l’unico momento nella storia recente in cui si superarono i 2,1 euro, fino all’intervento del governo Draghi, che introdusse un taglio delle accise pari a 30,5 centesimi al litro, riportando i prezzi sotto la soglia dei due euro.
Quattro anni dopo, la situazione torna a livelli analoghi. Secondo le rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy del 4 aprile, alcune aree hanno già superato quel record:
- Calabria con 2,169 euro al litro;
- Lombardia con 2,157 euro al litro;
- Bolzano sempre a 2,157 euro al litro.
Sulla rete autostradale, invece, si registra un’inversione di tendenza: per la prima volta i prezzi praticati fuori dalle autostrade risultano più elevati, come sottolineato da Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
I prezzi di oggi
Stando ai dati aggiornati al 6 aprile 2026, questa è la classifica delle regioni per prezzo medio del gasolio:
- Bolzano — 2,134 €/litro;
- Calabria — 2,116 €/litro;
- Friuli Venezia Giulia — 2,113 €/litro;
- Trento — 2,112 €/litro;
- Lombardia — 2,108 €/litro;
- Liguria — 2,108 €/litro;
- Puglia — 2,104 €/litro;
Valle d’Aosta — 2,104 €/litro; - Basilicata — 2,102 €/litro;
- Piemonte — 2,100 €/litro;
- Emilia Romagna — 2,099 €/litro;
- Sardegna — 2,099 €/litro;
- Molise — 2,094 €/litro;
- Toscana — 2,094 €/litro;
- Sicilia — 2,092 €/litro;
- Veneto — 2,091 €/litro;
- Umbria — 2,087 €/litro;
- Abruzzo — 2,086 €/litro;
- Marche — 2,086 €/litro;
- Campania — 2,084 €/litro
- Lazio — 2,082 €/litro;
Petrolio oltre 110 dollari
La causa principale dei rincari è il blocco dello Stretto di Hormuz, un passaggio marittimo strategico attraverso cui transita una quota significativa del petrolio mondiale. Con il protrarsi della crisi in Iran, le quotazioni del Brent si sono stabilizzate sopra i 100 dollari al barile, arrivando oggi a toccare i 113 dollari.
Si tratta di un fattore che si riflette direttamente sui prezzi alla pompa: il gasolio deriva dalla raffinazione del greggio, quindi ogni aumento del Brent incide quasi automaticamente sui costi per i consumatori.
La premier Giorgia Meloni ha sottolineato la necessità di riaprire lo Stretto durante recenti colloqui nei Paesi del Golfo. Anche l’amministrazione Trump ha intensificato la pressione sull’Iran, chiedendo con fermezza la riapertura del passaggio.
Il taglio delle accise
Il governo Meloni ha prorogato fino al 1° maggio il taglio delle accise sui carburanti, pari a 24,4 centesimi al litro. Una misura che avrebbe altrimenti esaurito i suoi effetti nei prossimi giorni. Il provvedimento contribuisce a contenere i rincari, ma non è sufficiente a compensare l’aumento del prezzo del petrolio.
Nei giorni scorsi, Massimiliano Dona ha commentato:
Il gasolio ha superato i 2,1 euro al litro in tutta Italia. Eravamo stati, purtroppo, gli unici a chiedere un taglio delle accise diversificato tra benzina e gasolio. Siamo rimasti inascoltati.