L’Italia ha segnalato centinaia di casi di irregolarità e frodi legate ai fondi europei nel corso del 2024. I dati emergono dalla Relazione annuale del Colaf, il Comitato per la lotta contro le frodi nei confronti dell’Unione europea, presentata il 5 marzo alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Secondo il documento, nel corso dell’anno sono state trasmesse all’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf) 554 segnalazioni provenienti dall’Italia, per un valore complessivo di 67,5 milioni di euro. Le comunicazioni riguardano sia irregolarità amministrative sia casi di frode accertata relativi all’utilizzo di fondi dell’Unione europea.
Indice
Irregolarità e frodi: i numeri segnalati dall’Italia
Nel dettaglio, la maggior parte delle segnalazioni riguarda irregolarità nell’utilizzo dei finanziamenti europei. Su 554 casi complessivi, 485 sono classificati come irregolarità amministrative, pari all’87,55% del totale. I casi di frode accertata sono invece 69 e rappresentano il 12,45% delle segnalazioni complessive.
Le comunicazioni vengono inviate all’Olaf, l’organismo europeo incaricato di indagare sulle frodi che danneggiano gli interessi finanziari dell’Unione europea. Il sistema di segnalazione fa parte del meccanismo di controllo che consente alle autorità nazionali e comunitarie di monitorare l’utilizzo delle risorse provenienti dai programmi europei. La relazione evidenzia il ruolo del Colaf come struttura di coordinamento tra le diverse autorità italiane coinvolte nelle attività di prevenzione e contrasto alle frodi.
Il quadro europeo delle frodi sui fondi Ue
Secondo la Commissione europea, nel 2024 sono state registrate complessivamente 13.589 irregolarità e frodi legate all’utilizzo dei fondi comunitari. Il numero complessivo risulta in calo del 2,6% rispetto all’anno precedente. Il valore economico delle irregolarità e delle frodi rilevate a livello europeo è pari a circa 1,84 miliardi di euro.
Nel sistema europeo di contrasto alle frodi svolgono un ruolo centrale due organismi: l’Olaf e l’Eppo, l’Ufficio del Procuratore europeo. Entrambe le istituzioni sono indicate nella relazione come strumenti fondamentali per l’azione antifrode dell’Unione europea, che combina attività di prevenzione, indagine e repressione.
Il rafforzamento del sistema di controllo
La Relazione 2024 rappresenta anche la prima redatta dal Colaf nella nuova configurazione prevista dal decreto‑legge 19 del 2024. La norma ha introdotto una composizione allargata del Comitato, ampliando il numero delle autorità coinvolte e rafforzando il coordinamento tra gli organismi che partecipano alle attività di vigilanza. L’obiettivo della riforma è migliorare il sistema di controllo sull’utilizzo dei fondi europei, soprattutto in una fase caratterizzata da ingenti flussi finanziari legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza e ai programmi di coesione.
La strategia antifrode
Tra gli strumenti considerati centrali nella strategia antifrode italiana c’è la digitalizzazione dei controlli e dei sistemi di monitoraggio finanziario. Il generale Bruno Bartoloni, comandante del Nucleo della Guardia di finanza per la repressione delle frodi nei confronti dell’Unione europea e segretario tecnico del Colaf, ha evidenziato il ruolo della tecnologia nelle attività di prevenzione.
“L’Italia conferma di avere un sistema antifrode solido e all’avanguardia a livello europeo”
Secondo Bartoloni, la strategia nazionale si basa in larga parte sulla tracciabilità dei flussi finanziari e sull’utilizzo di strumenti digitali che permettono di individuare anomalie nelle transazioni legate ai fondi europei.
L’esperienza maturata negli ultimi anni, in particolare nella gestione dei fondi del Pnrr, viene considerata un elemento utile anche per i prossimi cicli di programmazione europea. Secondo Bartoloni, il sistema italiano sta già lavorando per rafforzare i controlli in vista del prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea, che coprirà il periodo 2028‑2034.