Dopo alcuni giorni di incertezza in cui i titoli di Stato italiani hanno faticato a ritrovare la traiettoria che li ha portati ad abbassare i propri rendimenti per tutta la seconda metà del 2025, lo spread Btp-Bund è tornato a calare sotto la soglia dei 60 punti base. In apertura il 28 gennaio il differenziale è sceso fino a 58 punti.
L’Italia si riavvicina quindi parzialmente agli altri Paesi europei nel secondo giorno consecutivo di aste dei titoli di Stato. Dopo i Btp short e i Btp€i, nella giornata di oggi arriva il momento dei Bot.
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Spread Btp-Bund sotto i 60 punti
Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi sembra finalmente aver ripreso la traiettoria che lo aveva portato a quote record per gli ultimi decenni e che aveva segnato tutta la seconda parte del 2025. Il differenziale ha aperto a 58 punti per poi stabilizzarsi proprio attorno a questa cifra, scendendo occasionalmente anche a 57,8. È il risultato di un netto calo dei rendimenti del Btp benchmark a 10 anni, che sono arrivati al 3,44%.
In un anno lo spread tra Btp e Bund si è quasi dimezzato, calando del 47,92%. Un risultato costruito quasi interamente negli ultimi sei mesi, durante i quali la differenza di rendimento tra i due titoli di Stato è scesa del 32,17%, merito soprattutto delle politiche di bilancio accorte del Governo Meloni. Dall’inizio dell’anno questo calo è proseguito e si è ora rimesso in traiettoria, scendendo esattamente del 10%.
Sono scesi anche i rendimenti dei Bund, che in apertura sono arrivati a 2,86%. Numeri comunque alti, sia per i titoli tedeschi sia per quelli italiani, a causa dei tassi di interesse determinati dalla Bce, che sono al 2% da mesi e che non sembrano indirizzati verso un ulteriore calo, vista la relativa salute di cui gode l’Eurozona e un’inflazione sempre sotto pressione, anche se a livelli accettabili.
Francia e Spagna ancora lontane
Anche se i rendimenti dei titoli italiani hanno ricominciato a calare, rimangono lontani i risultati di quelli spagnoli. I Bonos hanno fatto segnare in apertura uno spread di 34 punti e sono vicini a scendere sotto a un rendimento del 3,20%. Per mesi Roma e Madrid avevano viaggiato sullo stesso binario, a 20 punti di spread di distanza. Ora la Spagna sembra aver preso un’altra traiettoria.
| Titoli di Stato | Rendimenti | Spread |
| Bund tedeschi | 2,86% | – |
| Btp italiani | 3,44% | 58 |
| Oat francesi | 3,41% | 55 |
| Bonos spagnoli | 3,20% | 34 |
Per alcuni minuti sembrava che anche gli Oat francesi fossero pronti a una netta diminuzione dei rendimenti. Il valore di 50 punti di spread è però subito stato corretto verso un più realistico 55, comunque inferiore a quello italiano e soprattutto molto più basso dei 70 punti attorno a cui i titoli di Parigi gravitavano a inizio anno.
L’asta dei Bot del 28 gennaio
Nella giornata di oggi 28 gennaio lo Stato italiano metterà all’asta il primo Bot a sei mesi del 2026 (ISIN: IT0005692485). L’asta arriva a due mesi dall’ultima, dopo la cancellazione di quella di novembre, come spesso accade visto che le disponibilità del Tesoro a fine anno sono sufficienti a coprire le necessità.
L’operazione sarà da 7,5 miliardi di euro, con un incremento massimo del 10%. Il rendimento atteso sarà attorno al 2%, molto basso sia perché i mercati premiano la stabilità politica ed economica dell’Italia, sia perché le emissioni così a breve termine sono influenzate dalla politica monetaria, che nel breve non dovrebbe subire grandi scossoni. Le prossime aste a gennaio e a inizio febbraio saranno:
- l’asta medio-lungo il 29 gennaio;
- l’asta dei Bot l’11 febbraio;
- l’asta medio-lungo termine il 12 febbraio.