Spread mai così basso dal 2008, scende a 63 punti base: cosa cambia ora

Il differenziale scende sotto i 65 punti e abbassa i costi dei Btp, ma gli economisti avvertono che non è una svolta strutturale

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Lo spread tra Btp e Bund apre a 61,3 punti base in avvio di seduta, poi risale. Si tratta di un rialzo di due punti base rispetto all’apertura, che fissa lo spread a 63,05. Il calo tocca un nuovo minimo, mai più raggiunto in quasi 18 anni. Il rendimento del decennale italiano è quindi pari al 3,48%, mentre quello tedesco è al 2,84%.

Secondo l’economista Andrea Ropa è un andamento temporaneo e non va inteso come una soluzione strutturale dei problemi economici dell’Italia, che presenta un debito pubblico enorme. Ha però effetti positivi sulla vita quotidiana, si può dire, perché i soldi che vengono risparmiati sotto forma di minore debito pubblico, di minori interessi sul debito pubblico pagati dal Tesoro, vengono reinvestiti in sanità, trasporti e welfare.

Spread in rialzo ma stabile

Dopo che lo spread Btp-Bund ha raggiunto i 64 punti base nella giornata di lunedì 12 gennaio 2026, continuando a segnare un record per il differenziale, si è registrato un ulteriore calo. Dopo l’assestamento, si è fermato a meno di un punto base, che sostanzialmente mantiene lo spread stabile.

L’apertura dello spread di martedì 13 gennaio 2026 ha infatti segnato 61,3 punti base. Una cifra che ha stabilito un nuovo record: non era così basso dal 2008.

Dopo aver toccato il minimo storico, il differenziale è tornato a crescere del +1,09%, arrivando a toccare 63,05 punti base. Si tratta di un lieve aumento, ma che continua a mostrare la stabilità del Paese.

Il risparmio sugli interessi

Il calo dello spread Btp-Bund non incide sulla dimensione del debito pubblico, ma riduce il costo con cui lo Stato si finanzia sui mercati. Con un differenziale sceso sotto i 65 punti base, il Tesoro riesce quindi a collocare titoli decennali a rendimenti attorno al 3,47%, contro il 2,84% del Bund tedesco. Un livello che non si vedeva da quasi diciotto anni.

Detto in altri termini: ogni riduzione di 10 punti base sul costo medio delle nuove emissioni può tradursi, a regime, in circa 3 miliardi di euro di minori interessi cumulati nel medio periodo. Rispetto al 2022, il differenziale sui titoli decennali si è ridotto di oltre 120 punti base, alleggerendo la spesa per interessi.

Secondo il ministero dell’Economia, i mercati stanno premiando una traiettoria di maggiore stabilità e prevedibilità, come dimostrato anche dai giudizi delle agenzie di rating.

Il debito pubblico è ancora enorme

Il restringimento dello spread però non equivale a una soluzione dei problemi strutturali dell’economia italiana. Il debito pubblico resta superiore ai 3.000 miliardi di euro, pari a circa il 135% del Pil, e continua a rappresentare il principale elemento di vulnerabilità del Paese.

Come spiega l’economista Andrea Ropa, la riduzione del differenziale riflette sia una perdita di centralità della Germania come locomotiva europea, sia un recupero di credibilità dell’Italia favorito dalla stabilità politica e monetaria. “Questo significa un grande risparmio nel pagamento del debito pubblico e collocamenti più facili sui mercati internazionali, ma si tratta di un andamento temporaneo, non di una risoluzione strutturale”.

Il beneficio per la vita quotidiana dei cittadini esiste, ma è indiretto. Minori interessi sul debito significano risorse potenzialmente liberate per altre voci di spesa, dalla sanità ai trasporti fino al welfare.  In questo senso, lo spread basso è un indicatore favorevole, ma non è una soluzione strutturale.

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