L’Ipo del secolo: SpaceX sbarca oggi al Nasdaq

Tutti i numeri del collocamento che entra nella storia di Wall Street ed il boom di ordini fra gli istituzionali e la clientela retail

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Redazione

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Wall Street si prepara oggi ad  assistere a un evento di portata storica: il debutto ufficiale di Space Exploration Technologies Corp. (SpaceX) sul listino Nasdaq.

Sotto il ticker SPCX, la compagnia aerospaziale guidata da Elon Musk dà il via alle contrattazioni pubbliche concludendo la più grande Offerta Pubblica Iniziale (Ipo) della storia dei mercati globali, superando abbondantemente il precedente primato stabilito dal colosso petrolifero Saudi Aramco nel 2019 (in quell’occasione il collocamento aveva consentito una raccolta di 29 miliardi).

Contemporaneamente, Borsa Italiana ha confermato l’ammissione delle azioni anche sul mercato Euronext GEM (Euronext Global Equity Market) per agevolarne gli scambi europei.

I numeri chiave del collocamento

I dettagli finanziari finali, emersi dopo la chiusura delle borse americane di ieri sera, delineano un’operazione dalle proporzioni senza precedenti:

Boom domanda: ordini 4 volte l’offerta

Secondo quanto trapelato dalle sale operative e dai principali organi di stampa finanziari (tra cui Reuters e Bloomberg), la fase di bookbuilding (raccolta ordini) – che si è conclusa con alcune ore di anticipo rispetto al consueto – ha registrato un vero e proprio assalto da parte degli investitori.

Le indiscrezioni parlano di una domanda complessiva che ha superato i 250 miliardi di dollari L’offerta è risultata dunque sovrascritta tra le 3,5 e le 4 volte rispetto ai 75 miliardi richiesti dalla società.

Questo enorme squilibrio tra domanda e offerta promette di innescare una forte pressione rialzista fin dai primi minuti di contrattazione sul mercato secondario. Ma c’è anche chi ritiene che gli investitori puntino a monetizzare velocemente l’investimento e che questo possa generare una pressione ribassista, nel caso in cui nessuno si presenti sul mercato per acquistare.

Ad alimentare la frenata istituzionale vi è anche la cosiddetta scarsità di flottante: solo il 4,3% circa delle azioni totali è stato effettivamente distribuito sul mercato pubblico, mentre il resto rimane blindato dai vincoli di lock-up degli insider.

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