Le stablecoin vengono spesso presentate come la parte meno rischiosa del mercato delle criptovalute. Il loro valore cerca, infatti, di rimanere ancorato a una moneta tradizionale, generalmente il dollaro o l’euro. La stabilità del prezzo, però, non rende automaticamente sicuro il rendimento promesso dalle piattaforme.
Il 24 settembre l’Autorità bancaria europea ha chiesto di valutare nuove regole per prestiti e finanziamenti in cripto-attività. L’intervento riguarda anche gli intermediari che consentono ai clienti di accedere ai protocolli della finanza decentralizzata, la cosiddetta DeFi.
L’EBA non ha introdotto un nuovo divieto e le modifiche non sono ancora state approvate. Ha, però, individuato un vuoto importante: il regolamento europeo MiCA disciplina emittenti, piattaforme e numerosi servizi in cripto-attività, ma non copre direttamente il crypto-lending. Proprio in quest’area vengono spesso offerti interessi elevati a chi mette a disposizione i propri token.
Da dove arrivano gli interessi sulle stablecoin
Una stablecoin è una criptovaluta progettata per mantenere un valore stabile, per esempio un dollaro. Questa caratteristica riguarda il prezzo del token, non la sicurezza dell’intermediario né la restituzione del capitale.
La semplice detenzione di una stablecoin non produce necessariamente interessi. Il rendimento nasce quando il titolare consegna i token a una piattaforma, che può prestarli ad altri operatori, impiegarli in strategie finanziarie oppure trasferirli a un protocollo decentralizzato.
Il cliente non sta, quindi, effettuando un deposito bancario tradizionale. Sta assumendo rischi legati al debitore, alle garanzie, alla piattaforma e alla tecnologia utilizzata.
| Soluzione | Da dove nasce il rendimento | Rischio principale | Tutela applicabile |
|---|---|---|---|
| Deposito bancario | Interessi riconosciuti dalla banca | Insolvenza dell’istituto | Garanzia dei depositi entro i limiti previsti |
| Stablecoin detenuta | Nessun rendimento automatico | Perdita dell’ancoraggio e rischio dell’emittente | Regole MiCA se token ed emittente sono conformi |
| Crypto-lending | Token prestati a terzi | Insolvenza, garanzie insufficienti e blocco dei prelievi | Lending non disciplinato direttamente da MiCA |
| Lending DeFi | Interessi generati da uno smart contract | Errori del protocollo, attacchi e liquidazioni | Nessuna protezione equivalente a quella bancaria |
La parola “stable” può generare un equivoco. Il token può rimanere vicino al valore di un dollaro, mentre il prodotto che promette il rendimento può subire perdite, sospendere i rimborsi o fallire.
Il buco nelle protezioni di MiCA
L’ESMA ha chiarito che i fornitori autorizzati come CASP (Crypto-Asset Service Provider), cioè gli operatori abilitati a offrire servizi sulle cripto-attività, possono proporre anche il lending, che consente ai clienti di prestare i propri token in cambio di un rendimento. Questa attività rimane, però, fuori dal perimetro specifico di MiCA. Gli operatori devono, comunque, agire in modo corretto, fornire informazioni chiare e non ingannevoli e ottenere il consenso esplicito del cliente prima di utilizzare le sue cripto-attività.
Il passaggio decisivo riguarda la custodia. Secondo la risposta ufficiale dell’ESMA sui servizi di crypto-lending, le salvaguardie previste da MiCA per le cripto-attività custodite non si applicano ai token impiegati nei programmi di prestito.
Questo significa che scegliere una piattaforma autorizzata non trasforma automaticamente il lending in un prodotto garantito. L’autorizzazione MiCA può riguardare custodia, scambio o trasferimento, mentre il programma che corrisponde gli interessi può rimanere un servizio non regolamentato.
Anche gli eventuali ricavi prodotti dal prestito, precisa l’ESMA, dovrebbero spettare al cliente che sopporta il rischio, al netto di una commissione proporzionata ai costi sostenuti dall’intermediario.
Le nuove tutele proposte dall’EBA
La Commissione europea sta verificando se il regolamento MiCA debba essere modificato o completato. Nel contributo inviato a Bruxelles, l’EBA propone un’analisi dei costi e dei benefici dell’inclusione del crypto-lending tra i servizi regolamentati.
| Proposta | Problema affrontato | Possibile conseguenza |
|---|---|---|
| Test di adeguatezza | Prodotti troppo rischiosi per alcuni clienti | Accesso subordinato a conoscenze ed esperienza |
| Limiti alla leva | Perdite amplificate dal denaro preso a prestito | Riduzione dell’esposizione massima |
| Informazioni dettagliate | Tassi, commissioni e garanzie poco comprensibili | Condizioni più trasparenti prima dell’adesione |
| Avvertenze sulla DeFi | Protocolli decentralizzati privi di tutele | Indicazione esplicita dell’assenza di garanzie |
| Controlli sui protocolli | Attacchi informatici ed errori negli smart contract | Possibile certificazione della robustezza |
| Restrizioni sui token | Utilizzo di stablecoin senza autorizzazione | Divieto di intermediare alcuni prestiti |
Tra i rischi segnalati figurano informazioni insufficienti su rendimenti e commissioni, variazioni improvvise delle garanzie richieste, commistione tra attività dei clienti e della piattaforma, truffe, attacchi informatici e assenza di verifiche sulla capacità di rimborso.
L’Autorità richiama anche le “catene di garanzie”: uno stesso capitale può alimentare più operazioni collegate. Se il valore della garanzia scende, le liquidazioni automatiche possono propagare rapidamente le perdite.
Quanto vale davvero un rendimento elevato
Un interesse dell’8% su 10mila euro equivale teoricamente a 800 euro lordi in un anno. Il calcolo, però, ha significato soltanto se il tasso rimane invariato, la stablecoin conserva l’ancoraggio, la piattaforma restituisce il capitale e non intervengono perdite, commissioni o blocchi.
Un rendimento più alto non è un regalo commerciale: rappresenta normalmente il compenso richiesto per assumere rischi maggiori. Se il cliente non riesce a capire da quale attività provenga l’interesse, non dispone degli elementi necessari per giudicarlo.
Prima di aderire dovrebbe controllare:
- quale società riceve materialmente i token
- se il rendimento è fisso, variabile o soltanto promozionale
- chi utilizza il capitale e con quali garanzie
- se i token possono essere nuovamente prestati
- quando è possibile chiedere il rimborso
- cosa accade in caso di insolvenza o attacco informatico
- quali servizi della piattaforma sono realmente autorizzati.
L’autorizzazione MiCAR di un operatore resta un’informazione importante, ma occorre verificare quali attività copra. Il nome dell’exchange o la presenza di una licenza non bastano a garantire ogni prodotto distribuito.
Cosa può cambiare per chi investe
Le proposte dell’EBA aprono il percorso verso regole più simili a quelle applicate ai servizi finanziari tradizionali, ma non producono effetti immediati. La Commissione dovrà decidere se presentare una modifica legislativa; seguiranno poi negoziato, approvazione e applicazione.
Per ora la regola prudenziale è distinguere il token dal prodotto. Una stablecoin conforme può avere riserve e diritti di rimborso disciplinati, ma quando viene prestata entra in una struttura con rischi differenti.