Reddito fisso, quali opportunità nell’attuale contesto geopolitico ed economico?

La view di J. Safra Sarasin nell'analisi a cura di Alex Rohner, fixed income strategist

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Redazione

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Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e le incertezze macroeconomiche globali stanno tornando al centro dell’attenzione degli investitori, ma per ora non stanno determinando cambiamenti immediati nell’asset allocation. Lo spiega Alex Rohner, fixed income strategist di J. Safra Sarasin sottolineando che l’approccio adottato resta basato su scenari probabilistici: allo scenario peggiore viene attribuita una probabilità del 35% e prevede una prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz, con il petrolio stabilmente sopra i 100 dollari al barile e conseguenze significative sull’economia globale e sui mercati del rischio. Negli scenari alternativi, invece, la risoluzione del conflitto sarebbe relativamente rapida, con effetti limitati sui prezzi energetici e sul commercio internazionale. In questo contesto, la strategia resta invariata ma con un monitoraggio costante di eventuali variazioni nelle probabilità dei diversi scenari.

Reddito fisso, quali opportunità

Nel reddito fisso, le opportunità più interessanti in termini di rapporto rischio-rendimento sembrano emergere lungo la parte intermedia della curva. I tassi impliciti di politica monetaria scontati dal mercato — in particolare per la BCE — appaiono infatti eccessivi rispetto allo scenario macroeconomico atteso. L’allocazione rimane quindi equilibrata tra titoli governativi di alta qualità e credito, mantenendo una posizione neutrale complessiva. Dal punto di vista tattico, la duration viene concentrata nei titoli di qualità più elevata, mentre nel segmento creditizio permane una preferenza per scadenze più brevi.

La view di J. Safra Sarasin

Sul fronte settoriale, l’attuale fase di nervosismo dei mercati non si è ancora tradotta in valutazioni sufficientemente interessanti per aumentare l’esposizione. Gli spread creditizi, sia nell’investment grade sia nell’high yield, restano infatti prossimi ai minimi storici a livello di indice. Pur osservando una certa dispersione tra settori, la remunerazione del rischio appare ancora insufficiente, soprattutto alla luce dell’elevata incertezza sugli sviluppi economici e tecnologici.

In un contesto geopolitico più fragile, appare tuttavia sensato orientarsi verso emittenti finanziari di elevata qualità e verso il settore energetico al di fuori del Golfo Persico. Parallelamente, si osserva una rotazione lontano dai titoli legati ai consumi discrezionali, che risultano più esposti alla persistenza delle pressioni inflazionistiche e alla possibile debolezza della domanda.

Per quanto riguarda i titoli indicizzati all’inflazione, il pricing di mercato sulle scadenze più brevi appare già molto tirato, lasciando spazio limitato a ulteriori rivalutazioni. L’approccio consigliato resta quindi prudente su questo segmento. Al contrario, le aspettative di inflazione di lungo periodo — espresse dai breakeven più lunghi — appaiono sostanzialmente corrette e non evidenziano particolari disallineamenti, giustificando una posizione neutrale sull’asset class.

Incognita Iran

Guardando ai prossimi mesi, uno dei principali rischi geopolitici per i mercati obbligazionari resta legato alla possibilità che l’Iran riesca a sostenere un’interruzione prolungata dei flussi petroliferi attraverso lo Stretto di Hormuz. Uno shock energetico persistente potrebbe spingere il prezzo del petrolio significativamente più in alto, con effetti negativi sulla crescita globale e sugli asset rischiosi. In tale scenario, la ricerca di beni rifugio potrebbe favorire un calo dei rendimenti dei titoli governativi di alta qualità.

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