L’oro corre spedito verso i 5.000 dollari, scatta la corsa ai beni rifugio

Il metallo prezioso questa mattina ha sfiorato i 4.900 dollari l'oncia in risposta all'aggravarsi delle tensioni geopolitiche

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Redazione

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Continuano a salire vertiginosamente le quotazioni dell’oro, che ormai approcciano ai 5.000 dollari stimati dagli analisti come prezzo target del metallo prezioso. A sostenere il trend dell’oro e degli altri metalli nobili, in primis l’argento, concorrono innanzitutto le tensioni geopolitiche e la maggiore avversione al rischio degli operatori, ma anche le politiche accomodanti delle banche centrali e la debolezza del dollaro.

Oro ad un soffio dai 4.900 dollari

Il prezzo dell’oro questa mattina ha raggiunto nuovi massimi storici, avvicinandosi ai 4.900 dollari l’oncia. Il prezzo spot è balzato del 2,3% a 4.872,13 dollari l’oncia, dopo aver toccato un nuovo massimo storico di 4.878,30 dollari. Anche i future sull’oro per consegna febbraio hanno raggiunto nuovi picchi di 4.890,35 dollari l’oncia, per poi attestarsi a 4.841,86 Usd/oncia, in vantaggio dell’1,6%. La performance da inizio settimana fa già segnare un rialzo di oltre il 6%, poiché l’ottava è iniziata con un crescendo di tensioni a livello geopolitico.

Tra gli altri metalli preziosi, il future di marzo sull’argento scambia a 94,45 dollari l’oncia, con una lievissima correzione  (-0,19%) rispetto alla vigilia, ma vicinissimo al picco di tutti i0 tempi di 95,77 dollari raggiunto nelle scorse ore.  Il platino in consegna aprile ha raggiunto il massimo storico di 2.519,51 dollari l’oncia, per poi posizionarsi a 2.445,80 dollari, mentre il future sul palladio in consegna a marzo ha raggiunto un picco di  1.943,25 per poi portarsi a 1.891 Usd.

Le tensioni rimbalzate da Davos

Se la settimana era iniziata con le minacce di Trump circa la volontà di prendersi la Groenlandia e con una risposta sulla difensiva della UE, i toni si sono alzato notevolmente all’avvio del World Economic Forum di Davos (Svizzera). Il Presidente Trump ha minacciato di applicare all’Europa nuovi dazi e questa ha risposto promettendo contro-dazi per 93 miliardi. Poi è andata in scena una querelle a distanza fra il Presidente francese Emmanuel Macron (“Basta bulli”) ed il leader statunitense, che ha dichiarato guerra allo champagne, promettendo dazi fino al 200%. Il tycoon sbarcherà oggi a Davos e il suo arrivo non preannuncia nulla di positivo.

Scatta la corsa ai beni rifugio

L’avversione al rischio degli investitori, riversatasi sulle borse mondiali (l’Europa, Wall Street e l’Asia hanno chiuso in rosso la seduta), ha favorito i cosiddetti beni rifugio (“safe-heaven”), come l’oro e gli altri metalli preziosi. I capitali disimpegnati dall’azionario si sono riversati su assets più sicuri, complice anche la debolezza del biglietto verde.

Cosa supporta l’oro

Naturalmente, le tensioni geopolitiche hanno amplificato un movimento di fondo giustificato anche da altri fattori, come la forte domanda (acquisti delle banche centrali e flussi di ETF) e la prospettiva di politiche accomodanti da parte delle banche centrali, in primis la Fed che si avvia verso un cambio del timone a metà anno.

Le attese sul 2026 e oltre

Le attese degli analisti sull’oro restano molto positive, poiché si ritiene che il rally non sia esaurito, nonostante il metallo lo scorso anno abbia aggiornato 55 volte i suoi massimi storici e portato a casa un rialzo di circa il 60%.  Per gli esperti del World Gold Council, le prospettive dell’oro per il 2026 sono definite dall’incerto contesto economico che gli investitori stanno attualmente affrontando e, proprio come il 2025, l’anno a venire potrebbe portare una significativa volatilità sui mercati finanziari, che supporta una ulteriore crescita dell’oro.

Per gli analisti di JP Morgan, l’oro potrebbe raggiungere una media di 5.055 dollari l’oncia entro l’ultimo trimestre del 2026, per poi salire verso i 5.400 dollari l’oncia entro la fine del 2027. “Sebbene questo rally dell’oro non sia stato, e non sarà, lineare, riteniamo che le tendenze che hanno guidato questo rialzo dei prezzi dell’oro non siano ancora esaurite”, ha affermato Natasha Kaneva, responsabile della strategia globale sulle materie prime di J.P. Morgan, agglungendo “la tendenza a lungo termine delle riserve ufficiali e della diversificazione degli investitori nell’oro deve ancora proseguire. Prevediamo che la domanda di oro spingerà i prezzi verso i 5.000 dollari l’oncia entro la fine del 2026”.

Ormai bruciate le previsioni di crescita formulate dagli esperti di Goldman Sachs, che vedevano l’oro a 4.900 dollari entro fine 2026, ma questo target è stato già raggiunto con mesi di anticipo. Stesso discorso per gli analisti di Morgan Stanley, che indicavano l’oro a 4.400 dollari l’oncia nel 2026, ma questa soglia è stata ormai ampiamente superata sul mercato.

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