Medioriente: shock petrolifero avrà strascichi anche con de-escalation

Secondo Barclays, la strategia di de-escalation in Medio Oriente potrebbe avere successo, favorita da un posizionamento prudente, tuttavia, i negoziati di pace Usa -Iran non saranno facili

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Redazione

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Secondo Barclays, la strategia di de-escalation in Medio Oriente potrebbe avere successo, favorita da un posizionamento prudente, tuttavia, i negoziati di pace Usa -Iran non saranno facili.  I mercati azionari hanno recuperato più di quanto il petrolio abbia recuperato e il mercato dei tassi di interesse rimane in allerta. Nel frattempo, le elezioni in Ungheria offrono l’opportunità di modificare le dinamiche dell’UE e di riportare l’attenzione sull’Ucraina.

Cessate il fuoco e il rally dei mercati azionari

Il cessate il fuoco di due settimane annunciato martedì sera ha innescato un rally nei mercati azionari e ha “rafforzato la ‘Trump put’ prevalente”, osservano gli analisti. Il forte ‘short squeeze’ ha contribuito a far recuperare ai mercati azionari “oltre due terzi del calo registrato dall’inizio del conflitto a fine febbraio”.

Ad avviso di Barclays, un’ulteriore de-escalation resta “l’esito più razionale, poiché Trump ha bisogno di una via d’uscita visti i crescenti costi politici ed economici della guerra”. Di conseguenza, “con un posizionamento sistematico sul lato prudente”, il broker ritiene che “la strada di minore resistenza per i mercati azionari rimanga al rialzo”.

È ben noto, comunque, che le ostilità non sono cessate e i colloqui in Pakistan – pur non privi di ostacoli – saranno cruciali per ulteriori progressi.

Gli analisti notano inoltre che i “mercati azionari sembrano leggermente più ottimisti riguardo a un lieto fine rispetto al petrolio, con gli indici azionari che ora sovraperformano il calo registrato dai future sul petrolio”.

Afflussi azionari in forte crescita guidati dai titoli ciclici

I mercati azionari globali, evidenzia Barclays, registrano la “seconda settimana consecutiva di afflussi”. Gli afflussi azionari totali sono aumentati bruscamente a 37 miliardi di dollari questa settimana, un’accelerazione notevole rispetto ai 12 miliardi di dollari precedenti, spinti principalmente dai fondi azionari statunitensi e globali. Anche i fondi dei mercati emergenti e dell’Europa (escluso il Regno Unito) hanno attratto consistenti afflussi, mentre Regno Unito e Giappone sono stati notevolmente indietro, registrando deflussi netti.

A livello settoriale, i “flussi sono stati decisamente prociclici”. Tecnologia e industria hanno guidato l’avanzata, supportati da robusti afflussi nel settore finanziario. Di contro, il settore energetico ha perso terreno, con flussi sostanzialmente stabili nel corso della settimana. I settori difensivi hanno continuato a essere in ritardo, con telecomunicazioni, beni di consumo di base e servizi di pubblica utilità in ritardo su base relativa.

In Europa, i flussi settoriali sono stati deboli in generale: energia e finanza hanno registrato i maggiori deflussi, mentre materiali e telecomunicazioni sono stati comparativamente più resilienti.

Cicatrici durature dallo shock petrolifero

Gli analisti, inoltre, ritengono “ragionevole aspettarsi che lo shock petrolifero lascerà cicatrici durature sia sulla crescita che sull’inflazione rispetto alle aspettative prebelliche, in particolare per l’Europa”.

Le aspettative di inflazione “non si sono ancora invertite in modo significativo” e i mercati continuano a prezzare “condizioni finanziarie più restrittive” in futuro, inclusi più di due rialzi dei tassi da parte della BCE entro la fine dell’anno, osserva Barclays.

Domenica le elezioni in Ungheria

Domenica l’Ungheria è chiamata alle urne, con b che cerca un altro mandato dopo quasi 16 anni al potere. Orbán, ricorda il broker, si è scontrato sempre più spesso con l’UE, assumendo una posizione filo-russa e bloccando il consenso sul sostegno all’Ucraina. Ciò ha “contribuito all’isolamento dell’Ungheria e al continuo congelamento dei fondi UE”.

I recenti sondaggi indicano un “crescente slancio per il partito di centro-destra Tisza”, che rappresenta la “sfida elettorale più combattuta” per Orbán in oltre un decennio.

Per Barclays è bche un nuovo governo rappresenti un “cambio di regime totale”, ma una vittoria di Tisza potrebbe comunque aumentare la “probabilità di un rapporto più pragmatico con l’UE”, riducendo il “ruolo dell’Ungheria come attore con potere di veto” e “facilitando potenzialmente la cooperazione sui finanziamenti all’Ucraina”.

Appuntamenti rilevanti della prossima settimana

La prossima settimana, tra i principali eventi monitorati dagli investitori che influenzeranno i mercati si segnalano l’inflazione dell’Eurozona di marzo, il PIL cinese del primo trimestre 2026 e, dagli Stati Uniti, la produzione industriale di marzo e i flussi netti totali TIC (Treasury International Capital) di febbraio.

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