INWIT potrebbe lasciare Piazza Affari undici anni dopo la quotazione. Ardian e Oak Holdings 1, i due maggiori azionisti della società italiana delle torri per telecomunicazioni, starebbero cercando presso le banche i finanziamenti necessari per acquistare le azioni detenute dagli investitori di minoranza.
L’obiettivo allo studio sarebbe un “take private”: acquisire le quote residue e arrivare al possibile delisting, ossia al ritiro del titolo dalla Borsa. Potrebbe partecipare all’operazione anche Mubadala, fondo sovrano di Abu Dhabi.
Al momento, però, non esistono un’offerta formalizzata, un prezzo né una decisione definitiva. INWIT ha dichiarato di non avere informazioni sull’operazione, mentre Ardian, KKR, Vodafone, Global Infrastructure Partners e Mubadala non hanno commentato. Il progetto è credibile e avrebbe già raggiunto la fase della ricerca dei finanziamenti, ma resta un’ipotesi.
Chi controlla INWIT e quanto manca per il delisting
Ardian controlla circa il 32% di INWIT, mentre Oak Holdings ne possiede approssimativamente il 39%. Nel secondo figurano Global Infrastructure Partners, entrata nell’orbita BlackRock, Vodafone e KKR. Insieme, i due azionisti arrivano, quindi, intorno al 71% del capitale.
| Elemento | Situazione attuale | Perché conta |
|---|---|---|
| Quota di Ardian | Circa 32% | È il primo promotore potenziale dell’operazione |
| Quota di Oak Holdings | Circa 39% | Riunisce GIP, Vodafone e KKR |
| Partecipazione complessiva | Circa 71% | Resta da acquistare una quota rilevante del capitale |
| Valore di mercato | Circa 6,3 miliardi di euro | Determina la dimensione finanziaria dell’operazione |
| Andamento in un anno | Circa -27% | Il ribasso può aver reso più conveniente l’acquisto |
| Possibile nuovo investitore | Mubadala | Potrebbe fornire capitale aggiuntivo |
Il controllo del 71% non determina automaticamente l’uscita dalla Borsa. Modalità, soglie e obblighi dipenderanno dalla struttura dell’operazione e dall’eventuale azione congiunta dei soci. Per acquistare le quote residue potrebbe essere necessaria un’Opa.
Cosa succede alle azioni INWIT in caso di Opa
Il primo effetto di un’offerta è generalmente il confronto tra il prezzo proposto e la quotazione precedente all’annuncio. Se l’offerente vuole convincere gli azionisti a vendere, tende a riconoscere un premio. Non è, comunque, possibile stimarne oggi l’entità: il prezzo dovrebbe riflettere valore dell’azienda, debito, prospettive industriali e rischi contrattuali.
Chi possiede azioni non sarebbe chiamato a decidere immediatamente. Dopo l’eventuale pubblicazione dell’offerta arriverebbero il documento con condizioni e obiettivi, il calendario delle adesioni e le valutazioni previste dalla disciplina di mercato.
| Possibile sviluppo | Conseguenza per l’azionista |
|---|---|
| Nessuna offerta formalizzata | Le azioni continuano a essere negoziate normalmente |
| Opa senza delisting | Si può aderire o mantenere il titolo, valutando condizioni e liquidità |
| Superamento del 90% | Può sorgere l’obbligo di acquistare le azioni residue se non viene ripristinato un flottante sufficiente |
| Raggiungimento di almeno il 95% | Possono attivarsi le procedure di acquisto delle residue partecipazioni |
| Delisting | Il titolo smette di essere negoziato sul mercato regolamentato |
Rifiutare inizialmente un’offerta non significa necessariamente poter restare azionisti senza limiti di tempo. Se vengono raggiunte determinate soglie, entrano in gioco il diritto degli investitori residui a vendere e, al 95%, il possibile “squeeze-out”, cioè il diritto dell’offerente di acquistare le azioni rimaste.
Il vero rischio per chi non aderisce, quando non scattano immediatamente queste procedure, è ritrovarsi con un titolo molto meno liquido. Diventa più difficile trovare un compratore e il prezzo può risultare maggiormente volatile.
Perché comprare INWIT dopo il calo in Borsa
Il ribasso non rappresenta necessariamente un giudizio negativo sul valore delle infrastrutture. INWIT gestisce circa 26mila torri, più di 850 coperture indoor e oltre 12mila unità tra ripetitori e piccole celle. È un’attività che genera ricavi attraverso contratti di lungo periodo e infrastrutture difficili da replicare.
Il prezzo è, però, sceso a causa di un problema concreto. TIM e Fastweb, i due principali clienti, hanno avviato procedure per interrompere o rinegoziare gli accordi di utilizzo delle torri. INWIT considera validi i contratti fino al 2038 e ha contestato le disdette.
La società ha, inoltre, chiuso il primo semestre con un indebitamento finanziario netto di circa 5,45 miliardi di euro e una leva pari a 5,7 volte l’Ebitda. I risultati ufficiali di INWIT al 30 giugno 2026 indicano un’attività in linea con la guidance, ma anche un rallentamento e una maggiore conflittualità con i clienti principali.
Il prezzo dell’offerta sarà il dato decisivo
Il possibile delisting può essere letto in due modi. Per i fondi, il calo della valutazione rappresenta l’occasione di controllare interamente un’infrastruttura strategica senza dover rispondere ogni trimestre alle aspettative del mercato. Per gli azionisti di minoranza, invece, tutto dipenderà dal prezzo riconosciuto.
Un premio elevato rispetto alle quotazioni precedenti renderebbe l’uscita più interessante. Un’offerta costruita sui valori depressi dal contenzioso potrebbe, invece, aprire una discussione sulla corretta valutazione della società.
Prima di assumere decisioni non basta, quindi, osservare il rialzo o il ribasso immediato del titolo. Bisognerà verificare l’esistenza dell’offerta, il corrispettivo, le condizioni di efficacia, le soglie richieste e l’esito della vertenza con TIM e Fastweb.
Per ora il mercato dispone di un progetto allo studio, non di un’Opa, ma la ricerca dei finanziamenti segna un passaggio importante: l’ipotesi di togliere INWIT dalla Borsa non riguarda più soltanto indiscrezioni generiche. Comincia ad avere soci, capitali potenziali e una possibile architettura finanziaria.