Giappone: banca centrale alza stime crescita e congela tassi allo 0,75%

Ottimismo sulla crescita, pressioni politiche e mercati in tensione accompagnano l’avvio della campagna elettorale

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QuiFinanza

Redazione

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Mentre il Giappone si avvia verso elezioni anticipate che promettono di ridisegnare gli equilibri politici, la Banca del Giappone sceglie una linea prudente. L’istituto centrale rilancia le previsioni di crescita e mantiene i tassi fermi, inviando un segnale di stabilità in un momento in cui l’economia mostra segnali contrastanti e i mercati restano in tensione. Sullo sfondo, la campagna elettorale si intreccia con le scelte di politica monetaria, alimentando un clima in cui ottimismo e incertezza convivono e si influenzano a vicenda.

L’istituto centrale, in un clima di crescente attenzione, rivede al rialzo le previsioni di crescita economica e mantiene il tasso di riferimento allo 0,75%, livello raggiunto solo dopo il rialzo di dicembre, il primo così significativo in trent’anni. La decisione arriva mentre la premier Sanae Takaichi spinge per politiche fiscali espansive e un approccio più morbido sui tassi.

Le nuove previsioni della BoJ

La banca centrale mostra un cauto ottimismo: la crescita prevista per il 2025-2026 sale allo 0,9%, mentre quella dell’anno successivo raggiunge l’1%. La Bank of Japan (BoJ) attribuisce questo miglioramento a un contesto globale in ripresa e a una dinamica interna sostenuta da salari in aumento, prezzi moderatamente in crescita e condizioni finanziarie ancora accomodanti. Nonostante ciò, il board non è compatto: Hajime Takata propone un rialzo dei tassi fino all’1%, avvertendo che i rischi inflazionistici pendono verso l’alto, mentre la maggioranza preferisce mantenere la rotta.

Inflazione: segnali misti ma persistenti

La BoJ prevede che l’inflazione scenderà sotto il target del 2% nella prima metà dell’anno, pur mantenendo una dinamica di fondo solida. I salari in crescita e i servizi che continuano a registrare aumenti superiori al 2% sostengono un’inflazione “sottostante” che, secondo gli analisti, dovrebbe mantenere vivo il percorso di normalizzazione monetaria. I dati di dicembre confermano questa lettura: inflazione complessiva al 2,1%, la più bassa dal marzo 2022 ma ancora sopra il target per il quarantacinquesimo mese consecutivo. La misura “core-core”, che esclude i prezzi di prodotti alimentari freschi ed energia, resta più alta, al 2,9%.

Mercati in tensione: yen debole e rendimenti in salita

Nonostante il ciclo di rialzi, i mercati obbligazionari giapponesi continuano a mostrare tensioni. I rendimenti toccano i massimi da decenni, alimentando timori fiscali e spingendo gli investitori verso l’estero. Il risultato è un yen indebolito, scivolato di oltre il 4% contro il dollaro dalla nomina di Takaichi, fino a sfiorare quota 159. Il ministro delle Finanze Satsuki Katayama interviene con toni severi, avvertendo contro movimenti “unilaterali” della valuta e promettendo un monitoraggio dei mercati con “massima urgenza”.

La pressione fiscale e il rischio debito

Il governo ha messo in campo un budget record da 783 miliardi di dollari per il prossimo anno, accompagnato da un pacchetto di stimoli da 135 miliardi destinato alle famiglie colpite dall’aumento dei prezzi. Questa espansione della spesa pubblica, però, alimenta dubbi sulla sostenibilità del debito e sulla pressione che potrebbe esercitare sui rendimenti, già in forte rialzo.

Il futuro della politica monetaria

Gli analisti guardano con attenzione al percorso della BoJ. Secondo Masahiko Loo di State Street, l’istituto potrebbe procedere con un solo rialzo dei tassi nel 2026 e un altro nel 2027, portando il tasso terminale all’1,25%. Ma se lo yen dovesse superare la soglia psicologica dei 160 contro il dollaro, lo scenario cambierebbe rapidamente, con la possibilità di due rialzi già quest’anno.

La mossa politica: voto anticipato

In un contesto già complesso, la politica aggiunge un ulteriore livello di incertezza. La premier Takaichi scioglie la Camera bassa e convoca elezioni anticipate per l’8 febbraio. Una scelta che potrebbe rafforzare il suo mandato o, al contrario, rimescolare le carte proprio mentre la BoJ tenta di guidare il Paese lungo un delicato percorso di normalizzazione economica.

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